• Recuperare La Dimensione Spirituale Della Genitorialità

    Recuperare La Dimensione Spirituale Della Genitorialità

    Qualunque sia il periodo in cui cresciamo i nostri figli – anche questo così complesso che stiamo vivendo adesso! – il nostro compito di genitori è quello di aiutarli affinchè proseguano bene nel loro percorso di vita. Per riuscirci, mentre camminiamo al loro fianco, dobbiamo dare il meglio di noi.

    E sono i nostri stessi figli che ci offrono questa opportunità. Diventare persone migliori.

     

    “I bambini incarnano il lato migliore della vita. Vivono nel momento presente, sono parte del suo squisito fiorire. Sono pura potenzialità, incarnano vitalità, emergenza, rinnovamento e speranza. Sono puramente ciò che sono. E condividono con noi la loro natura vitale facendola rinascere anche in noi, se siamo attenti ad ascoltare il richiamo”.

    M. e J. Kabat – Zinn

     

    Essere genitori ci sfida proprio al centro della nostra persona, ci costringe a rivisitarci costantemente, a guardare profondamente dentro di noi. È un lavoro interiore costante, profondo e concentrato che può creare benefici a lunga durata, sia per noi che per i nostri stessi figli. Prenderci cura dei nostri bambini, occuparci della loro educazione ci trasforma e ci “altera” per l’eternità. Volenti o nolenti non saremo più le stesse persone che eravamo. Essere madri e padri cambia la nostra coscienza, ci aiuta a costruire un senso di noi più ampio, richiede un lavoro su di sé così potente da far emergere la parte più autentica di noi, la nostra anima. Solo il bambino “può rivelarci i segreti della vita dell’uomo spirituale. E perché si possa accogliere questa rivelazione, occorre che noi adulti non esistiamo, che siamo vuoti, perché in questo vuoto entri il bambino e ci riempia”. Maria Montessori

     Diventare genitori rappresenta un percorso spiritualmente formativo, uno dei più impegnativi che la vita comporta. È un viaggio che ci porta dentro noi stessi, all’esplorazione delle nostre più profonde necessità. 

     

    Cara mamma, caro papà, sei consapevole che la tua esperienza di genitorialità può diventare un’occasione di addestramento spirituale molto particolare? Che può metterti in relazione con il resto dell’universo in un modo totalmente diverso?

     

    “L’essere genitori può essere considerato una sorta di prolungato e talvolta arduo ritiro di meditazione che dura gran parte della nostra vita. E i nostri figli, dall’infanzia all’età adulta e oltre, possono essere visti come veri maestri che sempre ci porgono nuove sfide e ci forniscono incessanti occasioni per capire profondamente chi siamo e chi sono loro, in modo che possiamo meglio restare in contatto con ciò che è veramente importante e dar loro ciò di cui hanno più bisogno per crescere e fiorire”.

    M. e J. Kabat – Zinn

     

    A questo punto devo, però, avvisarti che la conoscenza di sé e la trasformazione non avvengono in automatico.

     

    Se vogliamo “spiccare il volo” e diventare il genitore che avremmo voluto avere da bambini, dobbiamo fare il vuoto dentro di noi, liberarci da tutto ciò che nel passato ci ha ferito e ha soffocato i nostri sentimenti, dalle prigioni mentali che in qualche modo ci siamo costruiti e assumere un approccio educativo che corrisponda all’anima dei nostri figli. E’ necessario chiederci in che modo siamo madri e padri di noi stessi, del nostro bambino interiore. È in questa misura che saremo in grado di essere di aiuto alla crescita dei nostri figli. E’ solo ritrovando la parte migliore di noi stessi che potremo permettere ai nostri figli di scoprire e sviluppare la loro.

     

    Il più grande dono che possiamo fare ai nostri figli è il nostro sé più autentico e questo comporta una crescita continua nella conoscenza di noi stessi e nella consapevolezza.

    Servono esercizio, pratica quotidiana, attenzione, concentrazione, disciplina.

     

    Di cosa stai facendo pratica quotidiana nella relazione con i tuoi figli, cara mamma, caro papà?

    Di ansia? Di rabbia? Di delusione? Di paura?

    Oppure di consapevolezza?

     

    Fai attenzione. Perché ciò che pratichiamo e ripetiamo di continuo diventa un abito mentale, un modello di vita e più lo pratichiamo più ne diventiamo esperti…e più difficile sarà liberarcene!

     

    Non rimandare a domani il cambiamento, la tua crescita personale. La relazione che vivi con i tuoi figli dipende dalla relazione che vivi con te stesso, da come ti rapporti con il padre e la madre che hai dentro di te.

     

    “Fino ad ora, noi ci siamo interessati quasi esclusivamente al mondo esterno (…). Ebbene, ora, dobbiamo voltarci di nuovo verso l’anima umana. Anche lei contiene dei tesori nascosti, delle energie sconosciute, dei segreti che attendono di rivelarsi. E, dall’anima umana, otterremo il più grande miracolo e il più urgente: quello di migliorare l’umanità”.

    Maria Montessori

     

     

    Se vuoi approfondire questo argomento e saperne di più su come diventare un genitore consapevole contattami direttamente scrivendo una mail a info@localhost

     

  • Stai Affilando L’Ascia?

    Stai Affilando L’Ascia?

    “C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono, il padrone simpatico, il lavoro semplice: abbattere gli alberi. Il capo reparto gli diede un’ascia, gli assegnò il pezzo di bosco e gli augurò buon lavoro. Alla sera aveva abbattuto 18 alberi.

    «Complimenti» gli disse il capo reparto. «Avanti così.»

    Il giorno dopo, esaltato dall’incoraggiamento del capo, si diede subito da fare nel tentativo di superare il risultato del giorno precedente. Fatica, impegno, entusiasmo. Ma, alla sera, gli alberi abbattuti erano solo 15. Strano!

    Preparò con cura la cena, andò a letto presto, convinto che la stanchezza gli avesse giocato un brutto scherzo. La terza sera erano 10. Nonostante la determinazione e l’impegno, ogni giorno gli alberi abbattuti diminuivano.

    Stanco, umiliato e avvilito, andò dal capo reparto con l’intenzione di licenziarsi. Non era il suo lavoro. Sparito l’entusiasmo, la fatica era diventata massima. «Scusi, ma…»

    Il capo reparto non lo lasciò proseguire: «Quando è stata l’ultima volta che ha affilato l’ascia?»”

     

    Ho deciso di condividere questo racconto di Jorge Bucay perché voglio farti riflettere su un aspetto molto importante del tuo essere genitore. Forse anche tu, cara mamma e caro papà che mi leggi, ti trovi in una situazione simile a quella del taglialegna della storia.  Continui a investire tante energie e tante conoscenze nella relazione con i tuoi figli, ma le cose non vanno come vorresti: non riesci a farti ascoltare; ce la metti tutta per cercare di non reagire in malo modo, ma la rabbia prende il sopravvento; sai che dovresti agire con più fermezza, ma lasci che i tuoi figli l’abbiano vinta su tutto…

     

    Intanto voglio tranquillizzarti! Succede anche a me. Ho familiarità con le fatiche del “mestiere”.

    Nonostante metta in campo le migliori strategie e conoscenze, a volte, i risultati che ottengo non sono in linea con i miei intenti iniziali. E’ proprio in quei momenti che mi domando se sto impiegando il mio tempo e le mie forze nella direzione sbagliata.

     Mi spiego.

    Succede che nonostante ci impegniamo nel tentativo di migliorarci – ci informiamo, leggiamo manuali che ci “svelano” i segreti per educare efficacemente i nostri figli, seguiamo tanti corsi per diventare genitori “impeccabili”, cerchiamo di applicare tutte le strategie “vincenti” che gli esperti ci suggeriscono per poter sopravvivere ai nostri figli – dimentichiamo che per essere genitori “sufficientemente buoni” occorre lavorare interiormente sulla propria efficacia, su quella parte profonda di noi stessi, l’unica che può influenzare in modo significativo i nostri risultati. Ecco perché, spesso, incorriamo in veri e propri fallimenti nella relazione con i nostri figli.

     

    Siamo come il boscaiolo del racconto: perdiamo di vista il “filo dell’ascia” per concentrarci sul numero di alberi da abbattere.

     

    Caro genitore, sappi che le tecniche e le strategie che trovi in giro non faranno di te un genitore migliore se prima non sarai pronto a metterti in discussione, a “riprogrammare” le tue credenze sull’educazione, a cambiare il tuo paradigma, ad uscire dai tuoi schemi mentali, a spostare il tuo “focus” dal “cosa fare” al “come farlo”.

    Come stai affilando la tua ascia?

    In che modo ti stai impegnando, giorno per giorno, per avvicinarti sempre di più alla migliore versione di te stesso?

    Stai lavorando sui “fondamentali” o pensi che per ottenere risultati nella relazione con i tuoi figli la cosa più importante sia “fare”, prodigarsi per cercare le strategie vincenti e mettere in atto quelle abilità tanto raccomandate dagli esperti?

    Non mi fraintendere.

    Non sto dicendo che tutto questo non vada bene, ma oltre gli sforzi esterni l’adulto educatore “deve compiere uno sforzo immane su se stesso, per potersi avvicinare al bambino, per comprenderne l’animo”. Maria Montessori

     

    Ecco cosa significa affilare l’ascia.

    “Il segreto dell’essere genitori non risiede tanto in ciò che un genitore fa, quanto in ciò che un genitore è per il proprio figlio”. Neufeld Gordon – Matè Gabor

     

    Proprio per questo ho creato la Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano, un progetto che contribuisce ogni anno, in maniera significativa, a trasformare profondamente e in positivo la relazione tra genitori e figli.

    La Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano è un laboratorio di formazione permanente per genitori con bambini da 0 a 11 anni dove le mamme e i papà che vi partecipano hanno l’opportunità di essere accompagnati con continuità nelle diverse fasi di crescita dei loro figli, attraverso percorsi specifici basati sulla riflessività e la consapevolezza, per essere aiutati a diventare il genitore che hanno sempre desiderato essere.

    Le iscrizioni rimarranno aperte ancora per qualche giorno.

    Clicca sul link per ricevere maggiori informazioni https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/scuola-genitori-secondo-approccio-montessoriano/

     


     

  • Quando La Mamma Dice No E Il Papà Dice Si. La Torre Di Babele Dell’Incoerenza Educativa

    Quando La Mamma Dice No E Il Papà Dice Si. La Torre Di Babele Dell’Incoerenza Educativa

    Nel primo libro della Bibbia, la Genesi, si narra che i discendenti di Noè si trasferirono nelle fertili pianure della Mesopotamia ed iniziarono la costruzione di una città e di una Torre che, secondo le loro intenzioni, sarebbe dovuta arrivare fino al cielo. Fino a quel momento “tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole”. Purtroppo l’arroganza e la presunzione di queste persone fu tale che Dio si adirò e li punì, confondendo il loro linguaggio. Parlando lingue diverse non furono più in grado di capirsi e di continuare la costruzione della torre, che rimase incompiuta.

     

    Al di là del suo significato biblico, la storia della Torre di Babele rappresenta un’ottima metafora che voglio utilizzare per farti comprendere quanto l’incoerenza educativa tra genitori, l’approcciarsi ai propri bambini con stili educativi che si contrappongono, parlando “lingue diverse”, rischia di non portare da nessuna parte, ma soprattutto getta nella confusione i nostri figli.

     

    Alzi la mano chi non si è mai trovato a discutere con il proprio partner – ahimè, spesso e volentieri davanti ai bambini – a causa di divergenze sull’educazione dei figli.

     

    La mamma non vuole assolutamente che si guardino i cartoni poco prima di andare a letto, ma il papà è più accondiscendente e lascia fare. Oppure, il papà esige che ci si alzi da tavola solo dopo aver mangiato tutto e la mamma, che invece è più morbida, lascerebbe la propria bambina alzarsi anche se non ha terminato di mangiare. E ancora…uno dei due genitori non ci pensa due volte a punire le disubbidienze, mentre l’altro tenderebbe ad essere più accogliente ed empatico, anche di fronte alle tempeste emotive dei propri figli.

    Si arriva, perciò, a dirsele di santa ragione: “Non mi ascolti mai! Te l’avevo detto che non voglio che vada a letto troppo tardi!”, “Sei troppo morbido!”, “Ma non ti rendi conto che l’educazione autoritaria è superata?”, “Sei tale e quale a tuo padre, non fai altro che predicare! Poveri figli!”, “Tu e la tua Montessori!”.

     

    La verità è che le scelte educative possono trasformare il rapporto di coppia in una vera e proprio lotta di potere, con conseguenze nefaste sui bambini. E così, nello stesso modo in cui gli uomini della narrazione biblica, spinti dal loro ego, nel desiderio di costruire una torre che arrivi al cielo, provocano l’ira di Dio che confonde il loro linguaggio, i genitori che non riescono ad andare oltre il loro punto di vista e agiscono spinti dalla convinzione che il proprio “metodo” educativo sia migliore dell’altro, non fanno altro che causare confusione, incertezza e spaesamento nei loro figli…che si domandano: “Chi devo ascoltare? Mamma o papà?”, “Chi ha ragione tra di loro?”, “Di chi posso fidarmi?”, “Con papà riesco a fare sempre quello che voglio! E’ più divertente ascoltare lui!”. L’incoerenza dei messaggi che i nostri figli sperimentano li rende confusi e incerti perché non sanno se le loro aspettative verranno soddisfatte o disattese o se possono continuare a fidarsi di noi. E nella maggior parte dei casi, non faranno altro che cercare di adattarsi alle situazioni più “vantaggiose” per ottenere, di volta in volta, ciò che risponde meglio ai loro desideri.

     

    Cosa è possibile fare se ci troviamo in questa situazione?

     

    Innanzitutto voglio rassicurarti. Sono tanti i papà e le mamme che si trovano spesso in disaccordo sull’educazione dei figli.

    Ogni genitore, nella sua infanzia, ha fatto esperienza di uno stile educativo diverso, ha una storia di vita differente e porta con sé una sua idea di educazione. Tutto ciò che abbiamo vissuto da bambini è stato “assorbito” inconsapevolmente dalla nostra mente dove vi è rimasto in una sorta di archivio e da dove viene recuperato come “modello” da utilizzare nella relazione con i nostri figli.

    Di questo spesso non ne siamo consapevoli, pertanto, replichiamo quanto abbiamo sperimentato nella relazione con i nostri genitori.

    Perciò, il primo passo da fare è diventare consapevoli degli stili educativi che ci portiamo dentro, prendendo le distanze da ciò che può risultare dannoso nella relazione con i nostri figli e prelevando il buono e il bello dello stile genitoriale che abbiamo sperimentato.

    Un approccio educativo che funziona in “automatico”, guidato, cioè, da risposte più impulsive che ragionate, può causare tanta sofferenza ai nostri figli, farci perdere occasioni preziose di crescita e impedirci di diventare genitori competenti.

     

    Nel momento in cui facciamo chiarezza sulla “provenienza” delle nostre “preferenze” educative è fondamentale cercare di evitare di screditarci, tra genitori, davanti ai bambini. Questo comportamento che spesso nasconde un desiderio, più o meno cosciente, di conquistare le attenzioni e l’amore dei nostri figli a discapito del nostro partner, crea in loro malessere e nervosismo. Il messaggio che arriva è che un genitore vale meno dell’altro. Se la mamma dice che non si salta sul divano e il papà lo permette è come se quest’ultimo dicesse a suo figlio che l’opinione della mamma non ha valore. Nel tempo, se questi episodi si ripetono, il bambino riterrà opportuno non prendere in considerazione quanto dirà la mamma. Perciò, pur nella consapevolezza che qualche volta è davvero difficile sottrarsi a un litigio, non sottovalutiamo quanto può essere destabilizzante, sui bambini, la conflittualità e la disistima tra mamma e papà.

     

    Un aspetto molto importante su cui voglio, infine, spostare la tua attenzione riguarda la capacità degli adulti di ricercare e costruire una forte alleanza educativa.

    Mi spiego meglio.

    Per quanto all’interno della coppia genitoriale le idee sull’educazione dei figli siano profondamente diverse e agli antipodi è necessario “sedersi a tavolino”, parlare e confrontarsi sui diversi stili genitoriali sperimentati e cercare una mediazione, una linea comune che tenga conto, soprattutto, delle esigenze più profonde dei propri figli, del loro punto di vista. I nostri bambini hanno bisogno di sapere che non sono un trastullo per le nostre ambizioni sull’educazione. Non agiamo istintivamente, ma seguiamo la logica dei loro reali bisogni. Sia che si tratti di cose semplici o più complesse, ci sforziamo di parlare lo stesso linguaggio, perché abbiano chiaro cosa ci si aspetta da loro. Altrimenti avranno la percezione di poter contare su un solo genitore.

     

    Potremmo, perciò, chiederci reciprocamente:

    • Quali sono gli aspetti su cui ognuno di noi può soprassedere e quali, invece, quelli su cui non scendiamo a compromessi?
    • In quali situazioni ci riesce più facilmente andare incontro all’altro?
    • Quali sono le questioni su cui si manifestano maggiormente le nostre divergenze e quelle sulle quali siamo in accordo su come comportarci?

     

    La ricerca dell’accordo tra i genitori è fondamentale per costruire un nuovo modo di pensare all’educazione dei figli. Non sto dicendo che bisogni diventare identici, ma più capaci di fidarsi l’uno dell’altro, di riconoscere che il punto di vista del partner può essere di arricchimento per affinare l’osservazione dei propri figli, per riuscire a vederli da altre angolature e offrire risposte più adeguate ed equilibrate ai loro bisogni.

     

    Hai mai pensato che la diversità dell’altro genitore nell’approcciarsi ai figli può rappresentare un’opportunità per potenziare la tua sensibilità educativa e aiutarti a scoprire nuovi modi di manifestare l’affetto ai tuoi bambini?

     

    Forse, in questo periodo complicato, senti che i tuoi figli avrebbero bisogno di messaggi più coerenti da parte tua e dell’altro genitore. E invece, continuate a discutere, a criticarvi reciprocamente, accusandovi di non essere in grado di educare i figli come si deve! E tu temi che questa situazione faccia male, non solo al vostro rapporto di coppia, ma anche ai vostri bambini. Una vera Babele!

    Se sei alla ricerca di una soluzione a questo problema, che ti ribalti completamente la situazione sappi che il primo passo da compiere è la trasformazione della tua mentalità. Occorre essere disponibili al cambiamento, a “depurarsi” da tutti quei preconcetti di cui è impregnata la conoscenza che crediamo di avere su come vanno educati i bambini e che ci porta continuamente a ragionare, con il nostro partner, secondo la logica del “io ho ragione e tu hai torto”.

     

    Essere genitori richiede l’impegno a migliorarci giorno per giorno, per avvicinarci sempre di più alla migliore versione di noi stessi.

     

    Per questo motivo ho dato vita al progetto di Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano, un laboratorio di formazione permanente per genitori con bambini da 0 a 11 anni, una formazione di qualità, concreta, pratica, applicabile nell’immediato. In questi giorni sono aperte le iscrizioni ai nuovi percorsi.

    Clicca sul link per avere maggiori informazioni https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/scuola-genitori-secondo-approccio-montessoriano/


  • Cosa Significa Avere Fiducia Nei Bambini?

    Cosa Significa Avere Fiducia Nei Bambini?

    Non è mia intenzione entrare in merito al dibattito enorme che si è creato intorno alla dolorosa vicenda della bambina di 10 anni morta per aver partecipato a un gioco estremo sul noto social TikTok.

     

    Ma come pedagogista che da più di 20 anni incontra e aiuta i genitori a svolgere nel modo migliore il loro compito educativo, ritengo necessario e doveroso condividere una riflessione sul tema della fiducia nei bambini, a proposito del loro utilizzo della rete.

    Ripeto, non voglio dibattere su quanto stanno già facendo fior fiore di esperti, né tantomeno attribuire colpe ai genitori in questione, ma credo che questa triste vicenda ci imponga una seria riflessione su come stiamo educando i nostri figli e custodendo la loro infanzia.

     

    Avere fiducia nei bambini non significa lasciare che abbiano e facciano tutto ciò che chiedono e vogliono, senza vincoli nè regole.

     

    Se nella nostra relazione con i bambini il decidere da sé viene stabilito troppo presto, possediamo un’idea malsana del concetto di fiducia e libertà che con questo presupposto diventano angoscia, abbandono.

    Essere d’accordo con tutto ciò che chiedono, cedere a ogni loro richiesta che non sia l’espressione di un reale bisogno, significa evitare di educarli al senso di responsabilità, preparare la strada per la loro infelicità.

    Purtroppo ancora oggi non abbiamo chiaro quali siano le vere necessità dei bambini e andiamo facilmente in confusione quando si tratta di capire cosa assecondare o meno.

     

    Educare non significa accondiscendere, incorrendo nel rischio di viziare, cioè, indurre, il più delle volte inconsapevolmente, un bambino ad acquisire cattive abitudini. Chiediamoci se nel rispondere alle richieste dei nostri figli siamo spinti dalla necessità di trovare soluzioni accomodanti per noi adulti, ma diseducative per i nostri figli oppure se stiamo offrendo adeguate risposte ai loro veri bisogni.

    Come nel caso in cui lasciamo che utilizzino precocemente, abitualmente, in autonomia e solitudine cellulari, tablet, videogiochi e quant’altro.

    Numerosi studi scientifici, a livello internazionale, ci confermano quanto questo sia altamente rischioso. E dal punto di vista legale non sarebbe permesso ai bambini, al di sotto dei 13 anni, rimanere da soli su nessun social. Nessuno.

     

    Dobbiamo essere consapevoli che ogni esperienza va offerta ai nostri figli al momento giusto, deve essere, perciò, rispettosa della loro natura.

     

    L’amore da solo non basta. Non mi stancherò di ripeterlo!

    Esso deve essere impregnato della conoscenza di chi è il bambino e di cosa può essere appropriato per la sua crescita, che non va ostacolata.

     

    “Possiamo amare i nostri figli tanto teneramente da essere ciechi di fronte a ciò che è meglio per loro”. Maria Montessori

     

    Cellulari e tablet sono oggetti che non possono essere considerati l’alternativa migliore, in tantissimi casi l’unica, per divertirli, distrarli o farli rilassare.

    Certo, è innegabile: a causa del momento che stiamo vivendo molti bambini hanno poche occasioni di contatto reale con il mondo della scuola, con gli amici più cari, con i nonni e altri familiari.

    Ciononostante, è fondamentale che il tempo trascorso dai nostri figli “online” sia regolamentato, controllato dagli adulti e non prevalga sull’”offline”, per evitare le tristi conseguenze del loro “sovradosaggio”.

     

    Non illudiamoci. Non è assolutamente vero che siamo

    “all’alba di una nuova specie, quella dei nativi digitali. In realtà le neuroscienze ridimensionano questa affermazione. I bambini appena nati di oggi sono in realtà antichi, frutto di un’evoluzione lunghissima. Noi siamo nativi animali e i bambini di oggi hanno un cervello identico a quello dei loro progenitori di centomila anni fa”. Raniero Regni

     Facciamo, perciò, molta attenzione a dare il buon esempio, facendo buon uso dei dispositivi.

    Certo, cosa estremamente difficile quando le occasioni di aggregazione sono limitate come in questo periodo, o quando per necessità professionali dobbiamo lavorare per molte ore in smart working.

    Ma, se i nostri figli ci vedono continuamente connessi al pc, al tablet, al cellulare, sarà inevitabile che proveranno a fare lo stesso.

     Maria Montessori sostiene che quanto il bambino vede e sente accadere intorno, non solo penetra nella sua mente, ma la forma. Si incarna in lui.

    “Il bambino crea la propria «carne mentale», usando le cose che sono nel suo ambiente”.

    Un ambiente che ha il grande potere di aiutare la crescita, così come di deviarla e ostacolarla. Oggi, grazie alle neuroscienze, sappiamo che il cervello diventa quello di cui fa esperienza.

    I nostri figli ci guardano, ci osservano, assorbono dai nostri comportamenti molto di più che da ciò che insegniamo o proibiamo loro. Diamo il buon esempio, insegniamo loro a sviluppare al meglio un

    “metodo per dirigere bene la propria mente, che permetta di affrontare personalmente i problemi del vivere”. Edgar Morin

     

    E facciamo di tutto per esserci, per stargli vicino, con attenzione e consapevolezza, mentalmente ed emotivamente – magari insegnando loro come utilizzare i social! -, affinchè possano attingere il meglio da noi e trasformarlo in un beneficio personale che li renda individui forti, resilienti, felici e appagati.

    Non lasciamo che questi apparecchi ci assorbano così tanto tempo ed energie da ridurre drasticamente le opportunità di relazione con loro. L’essere sempre più connessi virtualmente – continuamente sollecitati da notifiche, email, messaggi -, ci aliena nella mente e nel corpo, proprio in un momento della nostra vita in cui ci è richiesto di essere profondamente presenti a noi stessi, per essere in grado di affrontare le sfide emotive che l’essere genitori richiede.

    Non è necessario che i nostri figli abbiano di tutto e di più. Avere fiducia nei nostri bambini significa essere consapevoli che ciò che conta davvero e di cui hanno più bisogno è che stiamo vicino a loro, che li amiamo, che li conosciamo profondamente, che prestiamo particolare attenzione alla loro individualità, che li facciamo sentire protetti, che siamo pienamente presenti.

     

    Purtroppo la società in cui viviamo non attribuisce sufficiente valore al ruolo del genitore. Dove sono le reti di sostegno, i modelli di comportamento, chi si prende cura delle mamme e dei papà sostenendoli al meglio nello svolgimento del loro compito e facendo comprendere loro quanto sia importante il loro contributo per la società intera?

     

    Consapevole di questo nel 2016 nasce da una mia intuizione il progetto di Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano.

    Un’iniziativa, PRIMA UNICA a livello nazionale. Uno spazio dentro il quale, attraverso gli insegnamenti montessoriani, le mamme e i papà hanno la possibilità di avere accesso a un altro modo di approcciarsi ai loro figli, per capire meglio come “funzionano” e trovare le risposte giuste alle loro necessità.

     Se vuoi maggiori informazioni  contattami scrivendo a info@localhost

     

     

  • Smettila Di Piangere! Come La Conoscenza Della Nostra Storia Può Aiutarci Ad Essere Genitori Consapevoli

    Smettila Di Piangere! Come La Conoscenza Della Nostra Storia Può Aiutarci Ad Essere Genitori Consapevoli

    Secondo recenti ricerche in campo neurobiologico il modo in cui noi genitori rispondiamo, più o meno adeguatamente, ai bisogni dei nostri bambini influisce in maniera decisiva sul loro sviluppo.

    La modalità con cui ci relazioniamo con loro rappresenta un elemento così potente da contribuire significativamente a modellare il loro sviluppo cerebrale.

    Dalla nostra capacità di accudirli, consolarli, proteggerli dai pericoli, così come dalla difficoltà a gestire le loro pressanti richieste e a reagire quindi con intolleranza, eccessiva preoccupazione o freddezza emotiva, i nostri figli svilupperanno legami di attaccamento che andranno a incidere sul loro sviluppo emotivo e sociale e sulle caratteristiche più pregnanti della loro personalità.

    Le difficoltà nell’interagire con i figli, sostengono queste ricerche, sono associate agli eventi e alle circostanze della nostra infanzia, più precisamente, alla relazione che abbiamo sperimentato con i nostri genitori o con altre figure di riferimento importanti.

    Ecco cosa succede:

    se abbiamo vissuto esperienze difficili con adulti particolarmente ansiosi o distaccati emotivamente, queste vengono “assorbite” inconsapevolmente, durante l’infanzia, dalla nostra mente dove vi rimangono in una sorta di archivio e recuperate come “modelli” da utilizzare, nella relazione con i nostri figli, nel momento in cui diventiamo genitori. Se non ci siamo impegnati a comprendere, analizzare e integrare queste esperienze irrisolte nell’idea che abbiamo di noi stessi, ci troveremo in difficoltà a sintonizzarci emotivamente con i nostri figli, ci sentiremo inadeguati nel comprendere le loro emozioni.

    Per esempio:

    se i nostri genitori ci lasciavano piangere senza consolarci, ma ci invitavano con insistenza a “smetterla di piangere” è molto probabile che di fronte al pianto inconsolabile dei nostri figli, invece di essere rassicuranti e fonte di calma, potremmo sentirci impazienti e avere voglia di scappare. Se da bambini abbiamo vissuto frequentemente questo tipo di esperienza è possibile che, nel momento in cui diventiamo genitori, tutte quelle situazioni in cui i nostri figli si metteranno a piangere provocheranno dentro di noi una serie di risposte emotive intense e intollerabili. Ma anche, con molta probabilità, un senso di impotenza legata al fatto che non ci sentiamo capaci e competenti nel calmare e consolare i nostri bambini.

    Certe situazioni come quella appena descritta possono farci stare molto male e gettarci nel panico perché ci fanno rivivere situazioni infantili lasciate nel “dimenticatoio”.

    Come se, nel palcoscenico della nostra vita subentrassero altre persone che non c’entrano con le “scene” che viviamo con i nostri figli. Si tratta di personaggi della stessa commedia, ma appartenenti ad una scena precedente. Per evitare che le ombre del passato si intromettano nel nostro presente con i nostri figli dobbiamo riuscire a tenerli un po’ più sullo sfondo del palco.

    Come?

    Solo una comprensione più profonda della nostra storia d’infanzia ci permette di prendere le giuste distanze da tutti quegli elementi che possono interferire nella relazione con i nostri bambini e farci uscire dalla ripetizione automatica dei comportamenti.

    Non si tratta di giudicare i nostri genitori o recriminare sui loro errori. Ciò che hanno fatto, l’hanno fatto con gli strumenti che avevano a disposizione.

    Ma è necessario essere consapevoli che siamo, comunque, la madre e il padre che abbiamo avuto ed è da loro che abbiamo imparato, inconsapevolmente, a fare i genitori.

    Tra noi adulti di oggi e i nostri figli si situa la nostra storia d’infanzia da cui non dobbiamo lasciarci condizionare e dalla quale prelevare tutto il buono e il bello dello stile genitoriale che abbiamo sperimentato, per entrare in risonanza emotiva con i reali bisogni dei nostri figli e costruire con loro relazioni efficaci e soddisfacenti.

    Certo, spesso potrebbe risultare particolarmente doloroso confrontarci con le limitazioni, le frustrazioni e le insicurezze generate dal nostro passato.  L’alternativa, però, è rimanerne prigionieri, soccombere alle convinzioni rigide e nocive che nutriamo sull’educazione e a quei crucci e quelle inquietudini che, se non osservate sotto il raggio di luce della consapevolezza, ci spingono a comportarci con i nostri figli in modo istintivo e incontrollato.

    Cercando di comprendere noi stessi e il nostro passato offriamo ai nostri figli la possibilità di costruire un sano senso di sé ed esprimere le loro emozioni liberamente e senza timori.

    “Il principio di limitare l’intervento dell’adulto, in modo da non bloccare lo sviluppo infantile e da non nuocere, è fondamentale nel nostro metodo educativo che promuove la necessità di sviluppare delicate attenzioni per ogni manifestazione del bambino. Dobbiamo acquisire un atteggiamento da osservatori prudenti e, in certo senso, umili. In pratica ciò significa nutrire un rispetto positivo verso le espressioni della crescita. Se non dessimo l’aiuto che esse richiedono, mancheremmo al nostro dovere educativo”. Maria Montessori

    Perciò, se quando diventiamo genitori ci accorgiamo di avere ancora conti in sospeso con la nostra storia d’infanzia, dobbiamo impegnarci al massimo per chiuderli. Altrimenti, gran parte delle energie mentali ed emozionali dei nostri figli saranno sottratte a ciò per cui sono finalizzate e, cioè, a crescere, a imparare a vivere.

    Una cosa è certa: da una generazione all’altra non si trasmette solo la vita, ma anche e soprattutto l’arte di vivere. E se in questa trasmissione si sono creati degli strappi dovuti alla nostra storia familiare i nostri figli, mettendo in crisi le modalità con cui affrontiamo la vita, ci offrono il più delle volte una grande occasione: riaggiustare il tiro.

    Per aiutarti a comprendere meglio la tua esperienza infantile affinchè tu non ripeta modelli di interazione non compatibili con la relazione d’amore che hai sempre immaginato e desiderato per i tuoi figli ho scritto un libro.

    Clicca sul link per saperne di più

    https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/libro-montessori-solo-moda-se-non-diventi-genitore-consapevole/
  • Quanto Sei Consapevole Delle Tue Reazioni Automatiche?

    Quanto Sei Consapevole Delle Tue Reazioni Automatiche?

    Nel momento in cui diventiamo madri e padri, è inevitabile riproporre i comportamenti dei nostri genitori.

    D’altronde, se ci pensiamo bene, è l’unica esperienza che abbiamo vissuto giorno per giorno sulla nostra pelle, e questo fa sì che si inneschi automaticamente.

    Elementi del nostro passato, della nostra storia d’infanzia, non del tutto elaborate, influenzano, senza che noi ce ne rendiamo conto, la relazione con i nostri figli. E così, quando per l’ennesima volta chiediamo loro di rimettere a posto la camera e ancora una volta non veniamo ascoltati, ci ritroviamo non solo a comportarci come i nostri genitori ma anche a ripetere esattamente le stesse parole cariche di minacce e ricattatorie che loro rivolgevano a noi: “Se non riordini subito andrai a letto senza cena!”, in qualche caso seguito da un sadico “Perché stai piangendo? Se vuoi ti faccio piangere per qualcosa di reale” oppure “Se non fai il bravo bambino farai piangere mamma e papà!”.

     

    Essere genitori è tra i compiti più impegnativi ed estenuanti che esistono al mondo.

    Ci tengo che questo pensiero sia chiaro per te che mi leggi.

    Non esistono madri e padri perfetti. Tutti i genitori commettono errori. Non è questo il vero problema, ma l’incapacità di riconoscere i propri sbagli e cercare di porvi rimedio.

     

    Diventare genitori non è solo un atto biologico.

    È un percorso di crescita personale che ci offre l’opportunità di liberarci “dai ceppi” del passato, dalle catene dell’esperienza limitata per poterci occupare della nostra umanità, della nostra fallibilità con bontà e compassione, il più consapevolmente possibile, rendendo profondamente autentiche le nostre esperienze emozionali e le relazioni con i nostri figli.

    Diversamente, il passato continuerà a ripresentarsi e a riprodursi nel nostro rapporto con loro e sarà inevitabile riproporre le stesse modalità di approccio che hanno infelicemente segnato la nostra infanzia.

     

    “Ho la sensazione che tutto stia nella cura, nella qualità dell’attenzione che io rivolgo a ogni singolo momento e nell’impegno che profondo per vivere e per essere un genitore il più possibile consapevole”.

    Jon Kabat-Zinn

     

    Potremmo paragonare questo percorso a un viaggio che ci conduce a trattare i figli diversamente, in un modo

    “meno diretto e più delicato, diverso da quanto siamo solitamente abituati a concepire nei confronti dei bambini”.

    Maria Montessori

     

    La consapevolezza permette ai genitori di giungere a una più profonda percezione di sé stessi e dei propri figli; fornisce loro gli strumenti per affrontare i momenti faticosi, sfidanti e le risposte automatiche che entrano facilmente in gioco nella relazione con i bambini e che rischiano di rovinare il benessere reciproco.

     

    Come diventare, allora, un genitore il più possibile consapevole?

    Lo scoprirai all’interno del mio nuovo libro, scritto per aiutarti ad avvicinarti ancora di più alla migliore versione di te stesso come genitore.

    A breve il libro, che è appena andato in stampa, sarà disponibile nelle librerie e online. Per non perdertelo ti consiglio di seguire il mio Blog e la mia pagina Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano.

     

    Se sei interessata/o a ricevere maggiori informazioni scrivi a: info@localhost

  • Che Conseguenze Avrà Sull’Emotività Dei Miei Figli Questa Quarantena? 3 Concetti Chiave Che Ogni Genitore Deve Conoscere Per Fronteggiare Il Dopo Emergenza

    Che Conseguenze Avrà Sull’Emotività Dei Miei Figli Questa Quarantena?   3 Concetti Chiave Che Ogni Genitore Deve Conoscere Per Fronteggiare Il Dopo Emergenza

    Si è trattato di una dura prova.

    Si, questa quarantena ci ha resi, in qualche modo, genitori allo sbaraglio.

    Chi avrebbe mai pensato che ci saremmo trovati a fare i conti con una situazione del genere? Costretti a vivere chiusi in casa, 24 ore su 24 con i nostri figli, alle prese con un modo diverso, e per tanti nuovo, di gestire il nostro lavoro e nel contempo con la necessità di improvvisarci insegnanti dei nostri figli. Per non parlare del sovraccarico emotivo, nostro e dei nostri figli, che ci ha dato non poco da fare.

    Situazione che ha presentato una serie di variabili davvero infinite e proprio per questo anche tu, come tanti genitori, ti stai chiedendo che implicazioni avrà, quanto è accaduto, sulla salute mentale ed emozionale dei tuoi figli.

    Non ci sono risposte assolute a questo quesito, anche se le mie conoscenze pedagogiche sullo sviluppo dei bambini, la mia lunga esperienza di lavoro a contatto con le mamme e i papà e le conoscenze neuroscientifiche sullo sviluppo del cervello infantile mi confermano che le esperienze ripetute modificano l’architettura del cervello dei nostri figli. Maria Montessori riferendosi alla mente “assorbente” del bambino scrive che le esperienze

    “si incarnano in lui. Il bambino crea la propria «carne mentale», usando le cose che sono nel suo ambiente”.

    In tutto questo, una differenza sostanziale è rappresentata dalla capacità dell’adulto di agire con consapevolezza e intenzionalità affinchè, anche le esperienze più difficili, possano trasformarsi, per i propri figli, in opportunità di crescita.

    Non so come sia andato per te e per i tuoi figli questo periodo di quarantena. Ciò che in ogni caso mi sento di dirti è che, qualsiasi sia stata la tua esperienza,

    ci sono 3 CONCETTI CHIAVE che come genitore devi conoscere.

     

    • ESSERCI PER IL TUO BAMBINO

    L’ importante adesso è ESSERCI!

    Sia che tu abbia utilizzato questa situazione sfidante come opportunità per migliorare la tua relazione con i tuoi figli sia che, per svariati motivi, tu non abbia potuto giovarti di questa occasione, adesso è il momento di esserci con tutta la tua attenzione e con consapevolezza, mentalmente ed emotivamente, quando sei insieme al tuo bambino.

    Forse, questo isolamento ha prodotto effetti “indesiderati” sul tuo bambino; è perciò probabile che dopo mesi di clausura tu ti ritrova con un figlio più irritabile, più capriccioso, che continua a chiamarti durante la notte, che manifesta paure prima inesistenti, che non vuole più uscire di casa, che ha spesso sbalzi d’umore, intollerante alle regole, molto svogliato nel fare i compiti.  

    Non disperare!

    Persino in situazioni di grande difficoltà, la presenza affidabile anche di un solo adulto, nella vita dei bambini, può avere effetti straordinari sulla loro salute globale. 

    “La capacità dei genitori di esserci, quindi, favorisce nel bambino la formazione di vie neurali che promuovono lo sviluppo della consapevolezza della propria individualità, e di qualità come grinta, forza e resilienza”.

    D. J. Siegel/ T. P. Bryson

     

    Perciò, se non sai come affrontare questo post – emergenza, sappi che c’è una cosa importante che puoi fare, la migliore di tutte. E, cioè, esserci per il tuo bambino. Stargli vicino, fisicamente ed emotivamente, facendolo sentire:

    • Protetto – i bambini hanno bisogno di sapere che i loro genitori sono in grado di proteggerli fisicamente, ma anche emotivamente. In questo periodo, nella situazione di eccezionalità che stiamo ancora vivendo, forse ti sarà capitato più volte di perdere la pazienza e di dire qualche parola di troppo: “Non ti sopporto più!”, “Sei una frana!”, “Ad essere così svogliato non combinerai niente nella vita!”. Può succedere, soprattutto quando la pressione non ci dà tregua. L’importante, in tutte queste situazioni, è correre ai ripari, riparare il danno, anche chiedendo scusa. “Non è assolutamente necessario che noi appariamo perfetti agli occhi dei bambini; invece è necessario riconoscere i nostri difetti ed accettare pazientemente le loro giuste osservazioni. Riconoscendo questo principio, ci si potrà (…) scusare davanti ai bambini quando si è commesso qualcosa di ingiusto” (Maria Montessori). In questo modo, i nostri figli si sentiranno protetti dal nostro amore.   
    • Compreso – anche quando esprime emozioni poco piacevoli! In questo caso vivrà la sensazione che non scartiamo niente del suo “paesaggio interiore”. La nostra attenzione è concentrata su tutte le emozioni e i pensieri che abitano la sua interiorità. Maria Montessori ci ricorda che bisogna “imparare a capire il linguaggio dell’anima che si forma, come ogni altro linguaggio, se si vogliono conoscere le necessità dei piccoli essere e persuadersi della loro importanza per la vita che si sviluppa”. Forse il tuo bambino ti sembra esageratamente geloso della sorellina oppure ti senti impotente di fronte agli improvvisi e continui scatti d’ira della tua bambina e non sai più che strategie metter in campo. Sappi che la cosa migliore che puoi fare è cercare di essere consapevole che c’è qualcosa di più, oltre le apparenze, al di là delle tue supposizioni. I tuoi figli avvertiranno, in questo modo, che senti ciò che avviene dentro di loro, che cerchi di comprendere ciò che li fa soffrire, ciò che li turba. In fondo, quello di cui hanno veramente bisogno è che qualcuno stia in ascolto dei loro stati d’animo in modo affidabile, concentrandosi di meno su un apparente “cattivo” comportamento e dando più importanza all’emozione che vi sta dietro.                         
    • Confortato – I nostri bambini hanno bisogno di sapere, nel profondo del loro cuore, che noi ci siamo anche quando danno il peggio di sé. Così come hanno bisogno di credere che siamo in grado di farci carico della loro sofferenza, senza lasciarci prendere dall’ansia. È una lezione di vita importante quella che permette ai nostri figli di imparare che la vita è anche dolorosa. Ma questo sarà possibile nella misura in cui sperimenteranno la consapevolezza che nei momenti difficili non saranno mai soli. “E’ la vita! Si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre”. Silvia Vegetti Finzi

     

    • PER ESSERCI CON IL TUO BAMBINO DEVI ESSERCI PRIMA PER TE STESSA/O

    Quando, per svariati motivi, siamo sotto stress, la nostra capacità riflessiva rischia di essere compromessa. Tendiamo, perciò, a reagire con i nostri figli in maniera impulsiva, diventiamo più rigidi e intolleranti, non riusciamo a sintonizzarci con i loro stadi d’animo ed è facile, a questo punto, fraintendere i loro comportamenti, arrivando a una momentanea rottura della relazione.

    Per essere in grado di esserci con i nostri figli, soprattutto nella fase delicata di questo post-emergenza, dobbiamo innanzitutto saper esserci per noi. Continuo a ripeterlo: è nella misura in cui ci prendiamo cura di noi stessi che saremo in grado di occuparci dei nostri figli. È lo stesso concetto della maschera di ossigeno in aereo: solo dopo averla indossata possiamo aiutare chi ne ha bisogno. Diversamente, metteremo in pericolo  la nostra sopravvivenza e quella altrui. Perciò: se non ti prendi del tempo per curare la tua interiorità, come puoi occuparti del tuo bambino e fornirgli conforto e consolazione nel momento del bisogno? Se non lavori per costruirti un carattere forte in grado di fronteggiare le difficoltà, come potrai aiutare tua figlia a diventare resiliente?

    Se siamo stanchi, nervosi, tristi, in cattiva salute non potremo rispondere al meglio ai bisogni dei nostri figli.

    Il tempo passato da solo con te stessa/o è fondamentale per recuperare energia, vitalità, positività. Non sentirti in colpa se ogni tanto hai bisogno di staccare la spina; anzi, assicurati di poterti ritagliare tempo solo per te. Creati piccole sacche di tempo all’interno dei ritmi sostenuti che caratterizzano la tua quotidianità: sorseggia lentamente un caffè, parla con un amico, riscrivi qualche riga di un libro che ti ha colpito particolarmente, pratica la meditazione, padroneggia qualche tecnica di rilassamento, spegni il cellulare, ascolta buona musica, mangia sano.

    Prenderci cura della nostra salute fisica ed emotiva è la prima regola fondamentale ed imprescindibile per crescere e guidare efficacemente e correttamente i nostri figli.

     

    • LAVORA PER AUMENTARE IL LIVELLO DI CONSAPEVOLEZZA GENITORIALE

    Nella relazione con i nostri figli è importante essere consapevoli che le nostre emozioni, i nostri vissuti, le nostre aspettative determinano e guidano i nostri atteggiamenti e la nostra azione educativa. Ricordiamoci che essere genitori è innanzitutto un’esperienza interiore che mette in moto dinamiche profonde, di cui è necessario divenire consapevoli.

    Le proiezioni dei nostri figli, su di noi, sono massicce e immediate, i messaggi nascosti nei loro “incomprensibili” comportamenti potenti, i bisogni che esprimono totalizzanti.

    Che emozioni tutto questo innesca dentro di noi? E come queste emozioni, attraverso la loro intensità e la modalità con cui vengono espresse, facilitano o meno la relazione con i nostri bambini? Quante e quali emozioni suscitano in noi il disagio, le paure, le regressioni che i nostri bambini stanno manifestando in questo post-emergenza?

    La consapevolezza genitoriale non è un dato di fatto, né tantomeno una scelta lasciata alla “buona” volontà del genitore. Si tratta, invece, di una capacità raffinata di auto-osservazione, di una disponibilità a monitorare costantemente cosa si muove dentro di noi, per non rischiare che i nostri figli vengano investiti di contenuti ed emozioni che non gli appartengono, ma che invece rappresentano la nostra storia.

    Allora, di fronte alle fatiche che i nostri figli esprimono, proviamo a chiederci: “Cosa sta provando mia/o figlia/o? Che cosa sta esprimendo? E cosa succede dentro di me? E’ appropriata l’emozione che provo? Che cosa mi evoca?”

    E poi: “Come posso rispondere a questo suo bisogno? Che senso posso rimandare a questa sua esperienza emotiva?”

    Caro genitore, devi avere il coraggio di fare risuonare dentro di te l’eco di ciò che il tuo bambino sta vivendo in questo momento, senza che il suo vissuto calamiti le tue paure, le tue angosce più profonde, la tua rabbia, la tua sofferenza. Non devi soccombere con lui, ma offrirgli quella sicurezza necessaria per affrontare le sue fatiche.

    Ricorda:

    “Il primo passo per risolvere integralmente il problema dell’educazione, non deve dunque essere fatto verso il bambino, ma verso l’adulto educatore: occorre chiarire la sua coscienza, spogliarlo di molti preconcetti: infine cambiare i suoi atteggiamenti morali”.

    Maria Montessori

    Per scoprire da dove partire e quanto l’esercizio di consapevolezza può stravolgere la relazione con i tuoi figli scrivi a info@localhost

     

     

     

     

  • Caro Genitore, Ti Stai Facendo Le Giuste Domande? La Mia Riflessione a Proposito Di Bambini Dimenticati

    Caro Genitore, Ti Stai Facendo Le Giuste Domande? La Mia Riflessione a Proposito Di Bambini Dimenticati

    Da qualche giorno circolano in rete diversi articoli che riportano quanto i decreti relativi all’emergenza Coronavirus non abbiano preso in considerazione i bisogni dei bambini. Si parla di bambini segregati, dimenticati, scomparsi per decreto. Bambini a cui, per esempio, è stata negata la possibilità di uscire per fare una corsa sotto casa.

    Una situazione che continua a suscitare tanta preoccupazione, soprattutto, perché ci si chiede quali possano essere le conseguenze di questa quarantena.

    Ci si domanda anche, di fronte alla fatica che tanti di loro stanno sperimentando, perché non vedono più da tempo gli amici, i nonni, i compagni, le maestre, perché non hanno idea di quando si tornerà a scuola, cosa devono fare i genitori? Chi si occupa delle loro paure? Chi si occupa delle loro domande?

     

    Ora, senza voler sottovalutare le serie preoccupazioni di tante famiglie di fronte a questo decreto che ha realmente messo in isolamento i bambini e senza negare la responsabilità di chi emana decreti, non tenendo conto che i bisogni dei bambini dovrebbero essere considerati come questione sociale di primaria importanza, voglio spostare la tua attenzione su un aspetto rilevante che forse non hai preso in considerazione e su cui è importante che ti focalizzi.

     

    Come ho scritto in altri articoli pubblicati su questo mio Blog, le recenti scoperte neuroscientifiche confermano come

    l’interazione precoce del bambino con gli altri, soprattutto i familiari, abbia una profonda influenza a livello neurale su ciò che diventerà, su ciò che sarà in grado di fare e su come reagirà al mondo circostante. Sono queste prime esperienze, insieme all’eredità genetica, a fornire la base per la formazione del cervello umano.

     

    Pesano “sui genitori due immense responsabilità: essi rappresentano, rispetto ai bambini (…), una potenza e insieme un’autorità senza confronti; e per di più, assunta questa posizione, essi hanno l’obbligo di essere continuamente in funzione di esempio”. (Maria Montessori)

     

    Ciò che i bambini vivono nei primi anni dell’infanzia determina la formazione della loro personalità. E’ in questo periodo della vita che si formano tutti gli schemi comportamentali, e

    l’atteggiamento dei genitori risulta essere un fattore determinante!

     

    Caro genitore,

    mai come adesso è il momento di cambiare qualcosa nel nostro modo di guardare ai nostri bambini, nel nostro modo di approcciarci a loro, di offrire le risposte giuste ai loro bisogni.

    Non aspettiamo sempre che sia l’esterno a venirci in aiuto!

    Assumiamoci le nostre responsabilità e cerchiamo di sistemare quello che c’è da sistemare, nel nostro modo di essere e fare i genitori.

    Un altro modo di essere genitori è possibile e questa situazione ce ne sta dando l’opportunità.

    L’emergenza non durerà per sempre.

     

    Nel frattempo

    • In che modo i tuoi figli stanno imparando da te ad affrontare l’imprevisto?
    • Che esempio stai dando loro, adesso che non puoi fare per un po’ di tempo tutto quello a cui di bello e piacevole eri abituato, fino a qualche giorno fa – andare al lavoro, incontrarti con gli amici, fare sport, andare in pizzeria, fare shopping?
    • Come stanno imparando da te a rinunciare, momentaneamente, a queste libertà? In che modo stai mostrando loro come trovare valide alternative?
    • Sei consapevole che stai offrendo ai tuoi figli l’opportunità di sperimentare l’importanza del tempo d’attesa? Quel tempo che intercorre tra la nascita del desiderio e il suo soddisfacimento e necessario allo sviluppo del pensiero. Ricorda che i bambini che riescono a tollerare i tempi d’attesa saranno in futuro dei ragazzi che supereranno le crisi adolescenziali meno faticosamente. I tempi d’attesa sono dei tempi speciali, grandi occasioni di crescita perché il bambino riempie quel tempo che si situa tra la nascita e la soddisfazione del desiderio con le sue aspettative, con i suoi stessi desideri, con la sua immaginazione.
    • In che modo, guardando te, i tuoi bambini stanno comprendendo che la tecnologia se usata bene e in maniera controllata può aiutarci a sentirci meno soli e a prenderci cura “a distanza” delle persone a cui vogliamo bene?
    • Come stai facendo capire loro che questa che stanno vivendo è un’opportunità per riapprezzare le piccole cose che costellano la vostra quotidianità, senza darle più per scontate? Avere una casa, un letto dove dormire, cibo in abbondanza?
    • In che modo, osservandoti, i tuoi figli stanno imparando a gestire e a superare le loro paure, le loro fatiche emotive? Ricorda che il tuo stato emotivo influisce inevitabilmente sui tuoi figli e sul loro comportamento. Se sono molto piccoli, inoltre, difficilmente riescono a “spiegarsi” razionalmente i tuoi stati d’animo. “Sentono” come ti senti ed entrano immediatamente in risonanza con le tue emozioni. Magari manifestando quello che percepiscono e che non sanno spiegarsi con comportamenti inappropriati, aggressivi, distruttivi.

     

    È la famiglia, il luogo primario di crescita e di sviluppo per i nostri bambini.

     

    La loro serenità è garantita dagli adulti “sufficientemente buoni” con cui si relazionano e tra questi mamma e papà hanno un peso decisivo. I genitori hanno un compito, ma soprattutto una responsabilità formativa di cui, a mio parere, devono riappropriarsi e questo tempo sospeso che stiamo sperimentando rappresenta, a questo proposito, un’occasione propizia.

    Questa è la mia riflessione che ho voluto condividere con te. Sono certa che non è esaustiva.

    Ma sono sicura che possa darti qualche idea.

     

     

    P.S. Se desideri approfondire quanto hai appena letto e richiedere una consulenza pedagogica (in questo periodo sono disponibile su Skype) contattami scrivendo a info@localhost

     

     

  • NON CE LA FACCIO PIU’! GENITORI E STRESS AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

    NON CE LA FACCIO PIU’! GENITORI E STRESS AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

    Ho letto con molto interesse un articolo pubblicato alcuni giorni fa, sul noto magazine Wired, che sollevava la questione relativi agli effetti che l’emerga Coronavirus avrà sulla salute emotiva dei nostri figli. Bambini, in tanti casi, costretti a vivere in spazi molto piccoli, magari con un solo genitore, assillati quotidianamente dai compiti da svolgere, senza la possibilità di godere di uno spazio esterno dove poter scaricare tutta l’energia compressa a causa di questa chiusura forzata in casa, in continuo conflitto con fratelli e sorelle.

     

    Bambini che hanno bisogno di aria, di socialità, di movimento, piccole vittime di questo “necessario” decreto!

    E ai genitori chi ci pensa?

    Quali sono gli effetti di questa emergenza sulla loro salute mentale?

     

    No, non fraintendermi. Non sto sottovalutando i bisogni dei bambini.

     

    Sono profondamente convinta che prima di poter rispondere adeguatamente alle loro necessità dobbiamo prenderci cura delle nostre. Questi due percorsi di vita, crescere i nostri figli e maturare noi stessi, sono inevitabilmente e profondamente annodati tra loro.

     

    Perciò, in una situazione stressante come quella che stiamo vivendo in questo momento, dobbiamo preoccuparci di ridurre il livello del nostro stress emotivo prima di poter aiutare i bambini a fare altrettanto.

    Siamo noi genitori a fungere, per molto tempo, da regolatori delle loro emozioni. Man mano che cresceranno, potremo fargli sperimentare la capacità di autoregolarsi.

    Per poter svolgere adeguatamente questo compito è necessario che ci prendiamo cura delle nostre emozioni, dei nostri stati d’animo, del nostro benessere mentale.

     

    Ma cos’è lo stress?

    Lo stress è un insieme di reazioni fisiche ed emotive che si verificano quando ci troviamo a fronteggiare una situazione che richiede un surplus delle nostre risorse. Proprio quello che sta accadendo in queste settimane a causa dell’emergenza Coronavirus.

    Nessuno di noi era preparato a una situazione del genere!

    Non è detto, comunque, che tutto lo stress che proviamo sia negativo.

    Anzi!

    Gli scienziati confermano che una certa dose di stress ci aiuta a non annoiarci e a non scivolare nella depressione. Per contro, una dose eccessiva provoca nervosismo, ansia e può perfino farci ammalare.

     

    Certo, ognuno di noi risponde in maniera differente alle situazioni stressanti.

    Ciò che è impegnativo per qualcuno, potrebbe non esserlo per un altro. Penso alle diverse reazioni di fronte al decreto che ci ha “costretti” a rinchiuderci tra le quattro mura di casa. C’è chi sembra non risentire minimamente di questo importante cambiamento, c’è chi invece si sente messo a dura prova nello sperimentare una convivenza e i ritmi rallentati di vita a cui non era abituato.

     

    In ogni caso, il messaggio che voglio farti arrivare è che esiste una soglia che non andrebbe superata.

    Ti spiego meglio.

    Ognuno di noi dispone di una quantità “perfetta” di stress, denominata “gamma ottimale”. Fino a quando rimaniamo all’interno di questa gamma la nostra salute mentale non ne risentirà, mentre se usciamo da questa gamma il livello del nostro rendimento, a livello di energie mentali ed emotive, diminuirà notevolmente.

    Il nostro compito, come genitori, è quello di saper riconoscere quando stiamo funzionando fuori da questa gamma ottimale, per adottare le strategie giuste che ci aiutino a rientrare, altrimenti ne risentirà la relazione con i nostri figli!

     

    Caro genitore, ti accorgi della tensione che monta dentro di te e che ti porta a reagire impulsivamente con i tuoi figli invece che con consapevolezza e intenzionalità?

    Sei cosciente di quali siano i fattori che ti fanno perdere il controllo?

     

    Pensa un attimo a quello che di solito ti fa oltrepassare la soglia e uscire dalla “gamma ottimale”: dover fare lo slalom tra mille impegni? Dover ogni mattina ricordare ai tuoi figli di sbrigarsi altrimenti arriverete in ritardo a scuola e al lavoro?

    E in questo momento di chiusura “forzata” a casa? Cosa ti stressa maggiormente? Cosa ti fa “saltare” i nervi?

    • Tuo figlio piange perché vorrebbe vedere i nonni, ma non potete andare a trovarli. Abitano in un’altra città!
    • Tua figlia vorrebbe correre e saltare, ma al parco non si può andare e a casa lo spazio non lo consente!
    • I compiti sono diventati una tortura quotidiana!  Continuano ad arrivare schede e tuo figlio non ne vuole sapere! E tu vai in ansia!

    Per non parlare della paura di quello che sta accadendo e di quello che potrà ancora accadere!

     

    Non siamo abituati a pensare alle cause del nostro nervosismo e delle nostre arrabbiature. Spesso e volentieri sappiamo solo che siamo stressati e così reagiamo impulsivamente. E in questi giorni è probabile che succeda proprio così. Forse ancora di più del solito.

     

    Stiamo vivendo un momento della nostra vita che ha del surreale e fatichiamo all’idea di non sapere ancora per quanto tutto questo si protrarrà e che conseguenze su tanti aspetti della nostra esistenza.

     

    Sappi, comunque, che questi giorni di pausa “forzata” ti stanno offrendo l’opportunità di intraprendere un importante viaggio dentro di te. Il viaggio della conoscenza del tuo intimo essere.

    Non permettere che questa situazione, seppur impegnativa e sfidante, abbia effetti distruttivi sulla tua persona, sui tuoi figli e sulla vostra relazione.

     

    Quando un genitore è particolarmente stressato/a, il suo pensiero non lascia spazio a “mezze misure”. Fa fatica ad adottare punti di vista diversi, rischiando per esempio di fraintendere il significato del comportamento dei propri figli e lasciandosi sopraffare dalle emozioni. Un genitore stressato reagisce con le regioni inferiori del cervello, quelle più “primitive”. È l’amigdala che sotto stress attiva reazioni “impulsive”, perciò, si tende a entrare in modalità di attacco o di lotta. In questi casi, la corteccia prefrontale, situata nella parte superiore del cervello, si trova indebolita ed è per questo motivo che è più facile interpretare in maniera scorretta le intenzioni dei propri bambini, reagire poco razionalmente ed essere meno in grado di valutare il proprio atteggiamento. Spesso le nostre reazioni assomigliano a quelle della mamma pinguino che troviamo in Urlo di mamma, di Jutta Bauer.

    Una piccola storia, molto bella e molto semplice, che illustra in maniera efficace l’impatto disastroso che hanno sui nostri figli l’aggressività e la rabbia (anche quando abbiamo tutti i “motivi” per esprimerci in questo modo – stanchezza, frustrazione per una giornata di lavoro andata storta, preoccupazioni economiche, le ansie da Coronavirus!).

     Mamma pinguino urla così forte con il suo piccolo, tanto da farlo letteralmente esplodere in mille pezzi: la testa, il corpo, le ali, il becco e persino il culetto, si disperdono volando in aria. Metafora straordinariamente efficace che spiega come si sentono i nostri bambini – frantumati, spezzati – quando urliamo con loro, lasciandoci travolgere dall’onda di emozioni forti.

     

    Cosa fare allora?

     

    Anche in situazioni come queste Montessori ha molto da dirci.

    Esattamente come un bambino, anche l’adulto, impegnato in un percorso di crescita e trasformazione, deve liberarsi da tutto ciò che ostacola la sua evoluzione. Maria Montessori definiva questo processo “normalizzazione”, una sorta di rinascita bio-psichica grazie a cui ogni bambino riesce a ritornare a uno stato di naturalezza originaria, liberandosi man mano dalla paura, dalla pigrizia, dalla timidezza, dall’aggressività, dal capriccio.

    Nello stesso modo è necessario che il genitore si “normalizzi”, che intraprenda un lavoro di bonifica, di risanamento del terreno malsano e paludoso in cui si ritrovano quei pensieri, quegli atteggiamenti, quegli stati d’animo che mettono in serio pericolo la relazione con i suoi figli e non gli permettono di porsi in ascolto autentico dei loro bisogni.

     

    Come?

    Prendendosi cura di sè.

     

    Ecco, qui di seguito, 4 suggerimenti utili che possono aiutarti a gestire meglio lo stress.

    PRIMO. In questi giorni prova a ritagliarti un po’ di tempo, ogni giorno, per compiere delle azioni che ti aiuteranno un po’ alla volta a non perdere il controllo, anche nei momenti più stressanti. E a trarne beneficio nella relazione con i tuoi figli.                                                                     

    Per esempio, puoi cominciare cercando di prestare molta attenzione alle sensazioni che provi quando il tuo bambino comincia a strillare perché non ce la fa più a rimanere chiuso in casa e vorrebbe uscire per rivedere i suoi amici.

    Cosa senti?

    Senti che le tue mascelle si serrano sempre di più? E che dire dei muscoli delle spalle che senti sempre più tese? Oppure ti si chiude lo stomaco?

     Cerca dopo di identificare l’emozione che provi.

    Ti senti arrabbiata/o? Frustrata/o? Infelice? Triste? Disgustata/o?

    C’è un esercizio molto semplice che ti suggerisco di ripetere quotidianamente, magari ogni sera prima di addormentarti, quando ti senti un po’ più rilassata/o.

    Appoggia la tua mano sul petto, chiudi gli occhi e lascia andare ogni preoccupazione. Concentra la tua attenzione solo su questo momento e cerca di intercettare il senso di tranquillità e di libertà dallo stress che ti riempie il cuore e la mente.

     Ripetilo ogni sera.

     Quando senti che si stanno “saltando” i nervi prova ad appoggiare la tua mano sul petto e fai un respiro profondo. Sarai sorpresa/o nell’accorgerti che questo semplice gesto ti aiuterà a calmarti e a riprendere il controllo delle tue emozioni. Con il tempo si creerà un’associazione tra questo gesto e il senso di calma. Questo ti permetterà, ogni volta che ne avrai bisogno, di attivare uno stato mentale rilassato che aiuta il tuo sistema nervoso a calmarsi attraverso quel gesto.

     

    SECONDO. Concentra la tua attenzione su quello che emerge dalla tua infanzia, quando tuo figlio ti fa perdere le staffe. Sappi che il comportamento di tuo figlio risveglia in te emozioni e stati d’animo del passato, che hai sperimentato in situazioni simili. Riconosci queste emozioni, onorale, non respingerle. Hanno qualcosa da dirti, su di te e sul modo in cui reagisci con i tuoi figli. Cerca di decifrare il loro messaggio. “Non ti informano si cosa vedi, ma su come guardi” Sclavi

     

    E adesso arriva la parte più importante e impegnativa.

    TERZO. Se i “residui” della tua infanzia sono molto dolorosi, sii la madre, il padre di te stessa/o. Prova a reagire e comportarti come avresti voluto che facessero i tuoi genitori, quando eri bambina/o. Questo è il momento per cercare di essere per i tuoi figli il genitore che avresti voluto per te!

     

    Forse potrebbe non risultarti semplice immaginare tua madre o tuo padre, sempre così ansiosi, per una volta calmi e controllati nelle loro reazioni. Se ne hai bisogno prova allora a “inventarti” un genitore immaginario. L’importante è che tu abbia dentro di te l’immagine di un genitore attento!

     

    Infine, il QUARTO suggerimento. Lavora sul tuo dialogo interno.

    Forse non credi abbastanza in te. Se non riesci a controllare le tue reazioni ti senti travolgere dalla disperazione? Pensi che gli altri genitori siamo migliori di te nel gestire rabbia, stress e nervosismo?

     Esercitati a dialogare con te stessa/a.

    Ricorda a te stessa/o che è solo un mito da sfatare pensare che esista il genitore perfetto!

    Tutti i genitori commettono errori, si arrabbiano e perdono il controllo.

    In fondo, scrive Bruno Bettelheim, per crescere ed educare bene i nostri figli “(…) non bisogna cercare di essere dei genitori perfetti (…). La perfezione non è alla portata del normale essere umano (…). È invece alla portata di tutti essere genitori passabili”. L’importante è “che gli errori che commettiamo nell’educarli (errori il più delle volte dovuti semplicemente all’intensità del nostro coinvolgimento emotivo) siano più che compensati dalle molte occasioni in cui ci comportiamo in modo giusto con loro”. Imparando, per esempio, a chiedere scusa. Come mamma pinguino di Urlo di mamma che trova la cura al suo disastro nella capacità materna di recuperare i pezzi del proprio piccolo per ricucirli, facendo “un passo indietro” e chiedendo scusa: “Scusa se ho urlato così forte”. Mamma pinguino ci insegna che a un errore si può porre rimedio!

     

    “Non è assolutamente necessario che noi appariamo perfetti agli occhi dei bambini; invece è necessario riconoscere i nostri difetti ed accettare pazientemente le loro giuste osservazioni. Riconoscendo questo principio, ci si potrà (…) scusare davanti ai bambini quando si è commesso qualcosa di ingiusto”. M. Montessori

     

    I bambini non hanno bisogno di una reattività perfettamente corretta. Anzi, ciò non gioverebbe loro. Ci sono evidenze scientifiche che indicano che i genitori e i propri figli sono sincronizzati emotivamente circa un terzo delle volte, non lo sono un terzo delle volte e ritornano in sincronia circa un terzo delle volte!

    A te il conteggio di quanto basti essere emotivamente in sincronia con i tuoi figli!

     

    Se lo desideri, posso accompagnarti in questo percorso di miglioramento del tuo essere genitore.

    Come?

    Contattami scrivendo a info@localhost oppure chiamando al 3475760095

     

     

     

  • ADESSO E’ IL MOMENTO DI AVERE FIDUCIA!

    ADESSO E’ IL MOMENTO DI AVERE FIDUCIA!

    Non bastavano le paure che caratterizzano la nostra quotidianità da quando siamo diventati genitori.

    Adesso ci si mette anche il Coronavirus!

    I dati sono sempre più allarmanti, soprattutto in questi ultimi giorni in cui si sta registrando il picco dei contagi. A questo si aggiungono le restrizioni dell’ultimo decreto per cui ci è vietato di uscire di casa se non per lavoro, ragioni di salute o situazioni di necessità.

    E se tutto questo si protraesse di più di quanto previsto?

    Ce la faremmo a reggere questa situazione che ci sta costringendo a reinventare nuove strategie di sopravvivenza, nuovi equilibri, nuovi modi di vivere e affrontare la quotidianità e di entrare in relazione con i nostri figli?

    In ogni caso, tra qualche giorno, a dispetto di tutte le attività da fare in casa che siamo riusciti ad organizzare, con molta probabilità i nostri figli cominceranno a esprimere la frustrazione di non poter uscire, giocare all’aperto, vedere i propri amici, ricominciare ad andare a scuola, riprendere le attività sportive!

    Proprio ieri Alice, mia figlia, mi ha detto: “Mamma, non sto bene, ho bisogno di vedere i miei amici!”

    Ho dovuto respirare profondamente prima di accogliere questo suo stato d’animo e offrirle una risposta appropriata.

    Anch’io a tratti faccio fatica nel vedermi rinchiusa tra le quattro mura di casa, abituata fino all’altro ieri a spostarmi di qua e di là, a incontrare amici, colleghi, i genitori con cui lavoro, tutto all’insegna di ritmi alquanto sostenuti di cui spesso mi lamentavo e dei quali ho addirittura nostalgia!

    Insomma, più i giorni passano e più ci si sente sopraffatti dall’incertezza, dall’inquietudine, dalla paura, quella nostra e quella dei nostri figli!

    Come fare a rimanere tranquilli?

    Cara mamma, caro papà, sappi che la paura, anche se vissuta come negativa, è in realtà un’emozione fondamentale per la nostra sopravvivenza e per la nostra difesa. Ci segnala uno stato di allarme, di emergenza, pertanto ci aiuta a metterci al riparo da situazioni pericolose, preparando la nostra mente e il nostro corpo a reagire in modo adeguato. È la paura di fare un incidente che ci mette nelle condizioni di non superare i limiti di velocità mentre siamo al volante della nostra macchina, anche se sappiamo che arriveremo in ritardo a un appuntamento importante.

    Se però, non la governiamo, questa forte emozione può – ahimè – metterci i bastoni tra le ruote.

    Cosa fare, allora, quando ne siamo sopraffatti?

    Intanto è importante averne consapevolezza, prendere coscienza di quanto si prova.

    “Essere consapevoli (…), coltivando la ricchezza della nostra esperienza del qui ed ora, esercita benefici scientificamente riconosciuti sulla nostra fisiologia, sulle nostre funzioni mentali e sulle nostre relazioni interpersonali. Essere pienamente presenti nella nostra consapevolezza apre le nostre vite a nuove possibilità di benessere”.

    D. J. Siegel

    Fino a che non riconosceremo di avere paura, non la potremo controllare.

    E i nostri figli, estremamente attenti a ciò che ci preoccupa, percepiranno questo nostro stato d’animo. E lo assorbiranno:

    “I bambini assomigliano alle spugne. Assorbono tutto: il nervosismo, le cattive idee, le paure degli altri. Sembrano dimenticare, ma poi rispunta tutto dentro la cartella, o sotto le lenzuola, oppure davanti a un libro”.

    B. Alemagna

    Come tutte le emozioni, anche la paura è contagiosa!

    Spesso un bambino pauroso è un bambino che vive vicino a un genitore che affronta la viva con molta apprensione.

    Si, ne sono consapevole.

    Siamo genitori e i genitori si preoccupano. Dal momento in cui il figlio lo mettono al mondo. E in questo periodo abbiamo seri motivi per essere apprensivi.

    Anche a me capita di pensare ogni tanto in termini di pericolo, difficoltà, paura di cosa accadrà domani, ma poi correggo il mio pensiero.

    È in questo delicato momento che dobbiamo essere ancora più attenti, monitorare senza sosta il nostro stato d’animo, i pensieri, per non fare impazzire il nostro sistema d’allarme emozionale.

    ADESSO E’ IL MOMENTO DI AVERE FIDUCIA!

    Ricordiamoci che per aiutare i bambini a sperimentare la fiducia dobbiamo essere noi, per primi, in grado di coltivarla.

    Se siamo stanchi, stressati, impauriti, non possiamo rispondere adeguatamente ai bisogni dei nostri figli. Non avremo abbastanza energia, non avremo pazienza, controlleremo a fatica le nostre emozioni, saremo più suscettibili e faremo più fatica ad aiutarli nel momento in cui saranno loro ad aver paura.

    “Siamo gli elementi più importanti dell’ambiente del bambino. siamo noi, con la nostra presenza, la nostra disponibilità e la nostra intelligenza, a poter aiutare (…) i nostri bambini (…). La prima regola fondamentale e imprescindibile è quindi prenderci cura di noi stessi. Bisogna esserne coscienti, è il miglior servizio che possiamo rendere ai nostri bambini”.

    C. Alvarez

    Cosa possiamo fare concretamente per ritrovare la fiducia?

    Accettare che stiamo provando paura è fondamentale.

    A niente serve, respingere, combattere, rifiutare questo stato d’animo. Possiamo, invece, ringraziarlo perché ci permette di entrare in risonanza con il nostro bambino interiore, ascoltarlo e dare attenzione a quelle emozioni non accolte durante l’infanzia.

    Ricordarsi e riappropriarsi di come abbiamo vissuto certe situazioni da bambini, ci consente di non proiettare sui figli le nostre paure. Questo è un aspetto che assume grande importanza nella relazione con i nostri bambini. Se non abbiamo imparato a elaborare in maniera adeguata le nostre emozioni, come la paura, non riusciremo a sopportarle nel comportamento dei nostri figli. Sono proprio i nostri “residui d’infanzia”, come ci ricorda Silvia Vegetti Finzi, ad offrirci l’opportunità di entrare in sintonia con loro. Se nel nostro passato vi sono state carenze, ferite, delusioni, queste esperienze possono essere recuperate e, attraverso una maggior consapevolezza di quello che può rendere felici noi e i nostri bambini, essere trasformate positivamente.

    B. Bettelheim ci ricorda che

    “tra le esperienze più preziose, anche se meno considerate, che la condizione di genitori ci offre è la possibilità di analizzare, rivivere e risolvere nel contesto del rapporto con i figli i problemi della nostra infanzia”.

    Cara mamma, caro papà, come stai investendo questo tempo “in più” che ti è stato “regalato”, in questi giorni di virus e quarantene?

    “Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!”, esclamò Frodo.
    “Anch’io”, annuì Gandalf, “come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.”

    J.R. R. Tolkien, Il Signore degli anelli

     Non lasciarti scappare questa opportunità! Vivila fino in fondo. Ricorda che è un tempo prezioso durante il quale hai la possibilità di lavorare su di te come genitore, di aumentare la conoscenza di te stesso e imparare a reagire in modo più consapevole nei confronti dei tuoi figli.

    Sapevi che il cervello è un abitudinario?

    Se lasci spazio alla paura, il tuo cervello continuerà a fare ciò a cui si è abituato. E lo farà molto volentieri. Continuerà a cercare gli ormoni dello stress, anche se ti fanno stare male. Mentre se lo abitui a coltivare emozioni belle, che ti fanno stare bene, il tuo cervello continuerà a cercare gli ormoni del benessere. In qualunque momento della nostra vita possiamo scegliere di stare bene o stare male. Perciò, se ci alleniamo a focalizzare la nostra attenzione su ciò che ci rilassa invece che su ciò che ci spaventa ci rafforziamo mentalmente ed emotivamente.

    Voglio concludere offrendoti alcuni suggerimenti pratici per abbassare il livello di paura che stai sperimentando in questo delicato momento delicato:

    • Lavora sul respiro. Prova a respirare lentamente e profondamente. Rallentare il respiro contribuisce a ridurre lo stato d’ansia, a cambiare i pensieri
    • Ripensa a un ricordo che riesce a calmarti
    • Ripensa a una situazione in cui hai provato tanta paura e a come sei riuscita/o ad affrontarla con serenità e fiducia
    • Ripensa a una situazione in cui il tuo bambino era in preda alla paura e sei riuscita/ in maniera efficace a rassicurarlo
    • Concentrati sulle cose positive che realizzerai quando questo momento impegnativo sarà passato
    • Crea un “diario della fiducia”, un diario in cui puoi annotare pensieri, incollare immagini ritagliate, disegnare, scrivere storie. Metterci dentro tutto ciò che può essere utile per “dialogare” con la tua paura e trasformarla in fiducia. Puoi crearne uno solo per te e uno da realizzare insieme ai tuoi bambini
    • Ridi! Ricerca intenzionalmente tutte quelle situazioni che scatenano gioia, ilarità, divertimento: un film comico, un’attività giocosa scalmanata, “pericolosa” (il gioco della lotta!) con i tuoi figli. Ridere rappresenta un esercizio di rilassamento molto efficace in quanto allontana le tensioni del diaframma. Perciò, una buona dose di risate allontana nervosismo, paure e pianti.                                                        “La gioia il ricostituente più energico e il più sicuro della vita vegetativa”.                                                                                                         M. Montessori

    P.S. Se desideri approfondire quanto hai appena letto e richiedere una consulenza pedagogica (in questo periodo sono disponibile su Skype) contattami scrivendo a info@localhost

  • CARA MAMMA, CARO PAPA’, ANDRA’ TUTTO BENE!

    CARA MAMMA, CARO PAPA’, ANDRA’ TUTTO BENE!

    Nel giro di qualche giorno, la Vita che va dove vuole, ci ha catapultato in uno scenario del tutto nuovo, dentro il quale ci sentiamo spaesati, impauriti, in preda a un turbinio di emozioni.

    Ci stiamo confrontando con un grande cambiamento, con la perdita di tante delle nostre certezze – salute, lavoro, relazioni, la routine quotidiana – e perciò, anche della nostra serenità mentale e con la necessità di trovare un nuovo equilibrio, più adatto a questo delicato momento.

    “Camminavamo tranquilli, per una strada nota e familiare ed ecco che all’improvviso, quasi a tradimento, senza che noi ce ne accorgessimo, ciò che ci circondava svanisce e il paesaggio cambia completamente. Tutto è mutato e noi non ci ritroviamo più”.

    Alba Marcoli

     

    Cara mamma, caro papà, andrà tutto bene!

     

    Se quello che a un primo sguardo può sembrarti un tunnel di cui non intravedi la luce in fondo, ti ricordo che anche gli stessi tunnel hanno in genere un inizio e una fine.

    Sappi che le situazioni sfidanti, quando arrivano, rappresentano un’opportunità in più.

    I bambini ci fanno da maestri in questo.

    Pensa a quando sono ancora piccoli e stanno imparando a stare in piedi e a camminare da soli. Inciampano e cadono più volte. È proprio in quell’andare incerto, in quel cercare, per tentativi ed errori, un nuovo equilibrio che i nostri bambini si mettono definitivamente in piedi.

    Cara mamma e caro papà, siate fiduciosi. Questo stato di emergenza ci “costringe” a cercare nuovi equilibri. Ed è in questa ricerca che scoprirete nuove risorse e forze interiori che ci sono sempre state dentro di voi, ma di cui non ne avevate conoscenza.

    A questo proposito voglio condividere con voi questa storiella orientale riportata dal noto psicoanalista Aldo Carotenuto in uno dei suoi libri perché vi può essere utile:

     

    “Ci sono due topini che cadono nel latte. Uno di loro è depresso, sfiduciato, ha una visione pessimistica della vita. L’altro, invece, è battagliero, pieno di gioia, di energia, non si ferma neanche di fronte agli ostacoli più grandi. Il primo topino è così depresso e scoraggiato quando si accorge di essere caduto nel latte che dice: «Bene, ho finito di vivere!», si lascia andare e annega. L’altro pieno di risorse, di forze, si mette a nuotare, nuotare, nuotare…

    Continuando a nuotare riesce a trasformare il latte in caglio e poi in formaggio. Lui, perciò, riesce ad uscire e a salvarsi.”

     

    Decidi ogni giorno, e in questi giorni ancora di più, di connotare positivamente la tua vita!

    La capacità di prendere le cose con serenità richiede una decisione. Qualsiasi cosa accada puoi decidere tu come stare.

    E ricorda! Nella relazione con i tuoi figli sei chiamato a dare il meglio di te.

    I bambini imparano dall’ambiente a cui sono esposti, dagli adulti che li circondano.

    Maria Montessori ci ricorda che i nostri figli sono dotati di un tipo di mente che lavora attraverso un funzionamento psichico molto diverso da quella dell’adulto: accoglie tutto in sé, non usa filtri, assorbe in modo acritico.

    Nel bene e nel male!

    Assorbono in maniera indelebile i “vizi” e le “virtù” del nostro comportamento.

    Da noi imparano a esprimere in maniera adeguata o meno le emozioni, a tollerare o meno le frustrazioni, ad accettare e affrontare le situazioni sfidanti della vita o a far finta che non esistano, a volere tutto subito o ad aspettare, a lasciarsi andare o a mettercela tutta per trovare una soluzione!

    Il modo in cui da grandi affronteranno la vita sarà in gran parte il risultato di questo assorbimento. Quando sarà adulto, il bambino

    “crederà di aver dimenticato, ma (…) torneranno brandelli di quanto «allora» vedeva e del «come» sentiva, senza precisa consapevolezza. L’ambiente della prima infanzia ha influenza determinante sulle esperienze successive, sul modo di affrontare e sentire la vita”

    G. Honegger Fresco

     

    Cara mamma, caro papà, andrà tutto bene!

    E questa situazione può offrirti sicuramente l’opportunità di essere un genitore migliore.

    Lo so, viviamo giorni di grande incertezza. Hai ragione ad essere preoccupata/o, la situazione che stiamo vivendo è davvero impegnativa.

    Perciò, è giusto avere quella sana preoccupazione che ci garantisce di stare il più possibile in salute, ma nello stesso tempo voglio dirti che questo è il momento in cui lasciarsi andare allo sconforto non è permesso!

    Quando questa situazione di emergenza sarà rientrata dovremmo fare i conti con il modo in cui avremo scelto di vivere questo momento così delicato. Decidi, perciò, di uscire da questo momento sfidante più ricca/o interiormente e con un senso della vita piacevolmente diverso.

    È vero che certe cose non possiamo cambiarle, ma possiamo modificare il modo in cui le affrontiamo.

    In questi giorni particolari, lavora su ste stessa/o per aumentare valore alla relazione con i tuoi figli.

    Il mio invito da pedagogista e da mamma è di fare tesoro di questo tempo dilatato e di cui con molta probabilità avevi perso traccia, per guardare con occhi nuovi il tuo bambino.

    Non come qualcuno da intrattenere con le molteplici attività (sicuramente utili e interessanti) suggerite senza sosta sui social in questi giorni, ma, come ci suggerisce Mari Montessori, con un grande atteggiamento di fiducia nelle sue potenzialità, ancora tutte da scoprire, nella stessa maniera in cui Aladino scopre, accidentalmente, un tesoro nascosto nella profondità della terra:

    “Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse messa da parte una buona semenza di grano, e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda, per seminarvi liberamente. Ma non fu così. Appena mossi le zolle di quella terra io vidi oro invece di grano, le zolle nascondevano un prezioso tesoro. Io non ero il contadino che avevo creduto di essere: io ero piuttosto come lo sciocco Aladino che aveva tra le mani senza saperlo una chiave capace di aprire i tesori nascosti”.

    Maria Montessori

     

    Cara mamma, caro papà, andrà tutto bene!

    Anche i momenti sfidanti, come tutte le cose della vita, hanno un principio, un’evoluzione e una fine, anche se quello che ci sembra di vivere è la paura che non passino più.

    Il segreto sta nel riuscire a guardare questi momenti impegnativi da un punto di vista diverso, più ampio; in questo modo qualsiasi preoccupazione cambia prospettiva e troveremo la forza per superare ogni cosa. E ciò che si supera diventa un patrimonio mentale, emotivo, psichico grandissimo perché ci aiuta a fidarci di più di noi stessi e delle nostre risorse.

     

    Se desideri approfondire quanto hai appena letto e richiedere una consulenza pedagogica contattami scrivendo a info@localhost

     

     

     

     

  • ECCO 3 LEZIONI CHE I GENITORI POSSONO IMPARARE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS!

    ECCO 3 LEZIONI CHE I GENITORI POSSONO IMPARARE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS!

    In queste settimane mi sono domandata cosa ci stia insegnando questa vicenda del coronavirus su noi stessi, anche sul nostro modo di essere genitori e ho trovato delle corrispondenze significative con alcuni temi educativi che voglio condividere con te, in questo mio articolo.

    Ecco qui di seguito tre lezioni che i genitori  possono imparare ai tempi del coronavirus.

    • MANTENERE LA CALMA!

    È indubbio!

    Viviamo giorni in cui è più facile lasciarsi prendere dallo sconforto, dall’ansia, dal panico. Le notizie che circolano in rete, che ascoltiamo alla TV, che leggiamo sui quotidiani sono sempre più allarmanti, tanto da indurci a reazioni spropositate – l’assalto a supermercati e farmacie per fare scorta di cibo, mascherine e disinfettanti, la caccia agli untori, i tristi episodi di razzismo a cui abbiamo assistito nelle settimane scorse, sono solo alcuni esempi.

    Insomma, azioni incontrollate dettate dalla paura che a nulla valgono per arginare il contagio del virus, se non a nutrire uno stato di tensione e allerta costante che rischia di fare andare in tilt il nostro sistema immunitario!

    Il panico fa da padrone!

    D’altronde, come si può rimanere tranquilli quando ci si sente impreparati di fronte a situazioni nuove e impreviste come quella che stiamo vivendo oggi?

    Eppure diversi studi in ambito neuroscientifico ci dicono che, più della malattia in sé, è la paura a mettere in pericolo la capacità del nostro organismo di difendersi. Addirittura, a lungo andare il cortisolo, l’ormone dello stress che rilascia il nostro corpo quando abbiamo paura, ci rende più soggetti alle malattie!

    È chiaro che il modo in cui reagiamo fa la differenza!

    Qualcosa di simile avviene nella relazione con i nostri bambini ogniqualvolta ci troviamo a fronteggiare i loro comportamenti sfidanti e disarmanti che non ci saremmo mai aspettati:

    “Fino all’altro giorno si vestiva da sola, ma da quando ha iniziato a frequentare la scuola materna non ne vuole più sapere. Ogni mattina è una tragedia!” – “E’ sempre stato molto educato, ma da qualche tempo ha cominciato a dire parolacce. E lo fa soprattutto quando abbiamo ospiti in casa!” – “Non ce la faccio più! Mio figlio urla, piange per un nonnulla e se lo riprendo mi ride in faccia!”.

    Ci sentiamo “minacciati” e messi in discussione come “buoni genitori” ed ecco che ci lasciamo prendere dall’emotività, reagiamo d’impulso, ci arrabbiamo, urliamo, dispensiamo punizioni, la nostra amigdala si “accende” e infiamma ancora di più quella dei nostri figli. È guerra aperta

    “un conflitto reale e terribile: una guerra senza tregua, che accoglie l’uomo alla nascita e lo accompagna durante tutto lo sviluppo. È il conflitto tra adulto e bambino”.

    M. Montessori

    Se utilizziamo tutte le nostre energie “impulsive” per contrapporci ai nostri figli, questo non fa bene né a noi né a loro. Anzi, creiamo distanza affettiva, allontaniamo i nostri figli da noi e questo non ci aiuta di sicuro a diventare genitori migliori.

    Ma allora, cosa dobbiamo fare?

    Nel bel mezzo di queste situazioni frustranti dobbiamo evitare di agire impulsivamente!

    Lo so, non è facile.

    Dobbiamo fermarci, anche solo per un attimo, fare un bel respiro e, controllando il nostro stato d’animo fare in modo di mantenere la calma.

    In fin dei conti siamo noi gli adulti della relazione e, nel mezzo delle tempeste emotive che punteggiano la quotidianità con i nostri bambini, dobbiamo saper padroneggiare i nostri scatti di collera, le nostre rabbie, le nostre ansie, altrimenti mettiamo in serio pericolo la relazione.

    Facciamo vedere ai nostri figli come si gestiscono e regolano le emozioni forti. In seguito sarà più facile per loro fare altrettanto!

    • FOCALIZZARSI SUGLI ASPETTI POSITIVI!

    Leggevo proprio l’altro ieri che sono in aumento le guarigioni da Coronavirus, di circa il 72%. Il maggiore aumento registrato negli ultimi giorni!

    Nonostante questi dati positivi, l’attenzione della maggior parte della gente è concentrata sui casi di contagio e di decesso.

    Ciò su cui voglio portare la tua attenzione è la tendenza che abbiamo a focalizzarci più sul nostro stato d’animo, sulle nostre credenze e convinzioni che sui dati oggettivi.

    Ti spiego meglio!

    Secondo interessanti studi di neuropsicologia, la nostra mente è “catturata” maggiormente da pensieri negativi, mentre tende a tralasciare quelli positivi. Sembra addirittura che gli stimoli negativi mettano il cervello nelle condizioni di lavorare più facilmente e velocemente.

    Sai che conseguenze ha tutto questo?

    Più ci soffermeremo sugli aspetti negativi di una situazione, più il nostro cervello si abituerà a vedere solo il negativo e, peggio ancora, questa modalità di pensiero “contagerà” emozioni e sentimenti a tal punto che, anche se ciò di cui ci preoccupiamo non è reale, l’amigdala e il talamo non riusciranno più a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è!

    Ma c’è una bella notizia al riguardo.

    Il nostro cervello è talmente plastico che possiamo “programmarlo” per vedere le cose diversamente, in positivo. Bisogna solo allenarlo.

    Cosa sei abituata/o a vedere nel tuo bambino?

    Sei convinta/o che tuo figlio sia solo un bambino capriccioso, disubbidiente, prepotente, che non si sa controllare, che non sa stare fermo, che sa solo “impuntarsi”, che non ascolta, che il suo carattere sia “difettoso”, che sceglie deliberatamente di comportarsi male?

    Forse ti occorre una nuova chiave di lettura che ti aiuti a vedere il tuo bambino con occhi diversi. Se continui a focalizzarti solo su quegli aspetti che ritieni problematici ti avviso che stai facendo di tutto per “fissare” e “strutturare” di più quelle difficoltà. Prova invece a cercare solo ciò che c’è di positivo nel tuo bambino.

    “Bisogna credere a tutto il bene che sta nascosto nel bambino e prepararsi a riconoscerlo con cura ed amore; solo così saremo in grado di saperlo giustamente apprezzare”

    M. Montessori

    Nella nostra relazione con i figli dobbiamo dotarci di quello che Maria Montessori definiva un “microscopio spirituale”, uno sguardo particolarmente raffinato e attento che ci permette di riconoscere il bambino per chi veramente è.

    Questo significa lavorare molto su noi stessi, “spogliarci” dai preconcetti di cui è impregnata la conoscenza che crediamo di avere del bambino, una conoscenza molto spesso inquinata dall’impazienza, che non ci permette, per esempio, di rispettare i suoi tempi e ci induce a sostituirci a lui – “Faccio io”, “Ti aiuto io”, dalla frettolosità “Dai sbrigati!”, “Sei la più lenta!”, “Ma quanto ci impieghi!”, dai nostri modelli interni – che tipo di genitori abbiamo avuto? Forse ci stiamo comportando esattamente come loro? Quali figli siamo stati? – dal “pregiudizio” secondo cui siamo noi adulti a plasmare il bambino, a renderlo a nostra immagine e somiglianza.

    Forse tua figlia di 6 anni ti sta facendo disperare. Da un po’ di tempo va in crisi tutte le mattine, prima di andare a scuola. È una continua lamentela e tu non riesci a spostare l’attenzione da questo comportamento “irritante”. Pensi che sia solo una bambina capricciosa e che la mattina faccia tutte queste storie perchè la sera non va a dormire presto (queste sono le tue convinzioni su cui continui a rimuginare!). Se provassi a osservare la situazione da un’angolazione differente – la tua bambina ha solo 6 anni e la sua capacità cerebrale di gestire le emozioni è ancora immatura, non c’è niente di sbagliato in lei! – potresti cercare di aiutarla a superare questo momento di crisi, rassicurandola e dicendole che ti accorgi che c’è qualcosa che non va e che sicuramente si troverà una soluzione. Potresti anche chiederle cosa la mette in difficoltà e cosa pensa che potresti fare per aiutarla a risolvere il problema. Ti accorgeresti che, nel momento in cui smetti di essere ossessionata/o da ciò che non funziona in lei,  figlia riesce a ritrovare fiducia e serenità.

    “Che cosa cerchiamo realmente in un bambino? Quasi sempre siamo alla ricerca di errori e non solo di quelli che ha fatto, ma anche di quelli che potrebbe fare. L’unica cosa che possiamo fare veramente è cambiare il nostro atteggiamento nei riguardi del bambino, amarlo di un amore che crede nella sua personalità e nel fatto che egli è buono, un amore che non vede i suoi difetti, ma le sue virtù, che non lo reprime ma lo incoraggia e gli dà libertà”. Maria Montessori

    Si tratta di prendere sul serio il bambino, di riconoscere la sua dignità, assumere un atteggiamento da osservatori prudenti e rispettosi di tutte le sue espressioni di crescita. In questo modo si sentirà accolto con amore e rivelerà, perciò, tutto il positivo che ha dentro di sé.

    Montessori ci sfida a guardare il bambino con occhi diversi, con uno sguardo nuovo, per renderci conto che è lui il nostro Maestro e farci insegnare da lui stesso come poterlo aiutare.

    Quale idea hai di tuo figlio?

    Sappi che da questa scaturiscono una serie di comportamenti educativi molto diversi, che avranno delle ricadute non indifferenti sulla vostra relazione.

    • QUESTIONE DI STILE… DI VITA!

    Ciò che risulta più efficace, in assoluto, nella prevenzione delle malattie e nella difesa dagli attacchi che arrivano dai virus è avere uno stile di vita corretto! Parola di autorevoli virologi! A poco o nulla servono i rimedi d’emergenza. Non bisogna aspettare di stare male per intervenire, è necessario impostare un corretto stile di vita quando si ancora sta bene. Non basta lavarsi le mani con l’Amuchina per tenere a bada i virus! Serve molto, molto di più. Dobbiamo nutrire il nostro organismo di cose buone, riposarci, fare esercizio fisico, evitare situazioni di stress prolungato, mangiare sano. Certo, potenzialmente siamo tutti a rischio, chiunque di noi potrebbe essere contagiato, ma se avremo lavorato per mantenere forte il sistema immunitario il nostro organismo sarà in grado di fronteggiare al meglio le possibili infezioni causate da virus e batteri.

    La stessa cosa succede nella relazione con i nostri figli.

    Perché le cose funzionino abbiamo bisogno di un piano d’azione a lungo termine.

    Leggi con attenzione le prossime righe perché voglio condividere con te un concetto spesso sottovalutato, ma fondamentale per chiunque è genitore.

    Per ottenere risultati efficaci e duraturi con i tuoi figli, quello che conta non sono le prestazioni miracolose quanto, piuttosto, cosa metti tu nella tua relazione con i tuoi bambini.

    Sappi che il modo in cui svolgi il tuo ruolo genitoriale influenza in maniera determinante la mente, il cuore, l’anima e la coscienza dei tuoi figli.

    Essere genitori, perciò, richiede di vivere la relazione con loro, ogni giorno, con consapevolezza.

    È una chiamata.

    Una disciplina “spirituale” e se vuoi davvero “padroneggiarla”, per raggiungere obiettivi soddisfacenti come genitore e fare le giuste scelte educative, devi affinare la tua sensibilità, accrescere le tue competenze, ma soprattutto devi agire con intenzionalità, prendere decisioni meditate, devi esaminarti costantemente per dare il meglio di te stesso, continuando a ritestare ogni singolo aspetto della relazione, per poi tornare sui tuoi passi e ricominciare da capo.

    Tutto questo richiede tempo.

    Essere genitori non si improvvisa!

    Un compito così importante non può essere lasciato alla buona volontà. Altrimenti il rischio di fallimento è altissimo!

    “Padre e madre sanno benissimo che i loro figli possono diventare buoni o cattivi per opera loro. Ma con tutto ciò né padre né madre sono preparati a questo difficile compito. Per conseguenza, questo compito grave di responsabilità è lasciato spesso, ed in modo tutto arbitrario, al caso o alla buona volontà”.

    Maria Montessori

    Per entrare efficacemente in relazione con il bambino e prendersi cura di lui adeguatamente, bisogna prima mettersi in relazione con se stessi, cercando le opportunità migliori per imparare.

    Serve allora confrontarsi con altre prospettive, incontrarsi con altri genitori che abbiano lo stesso desiderio di cambiamento, rimanendo “immerso” il più possibile all’interno di un ambiente fertile e favorevole all’applicazione concreta di ciò che si impara.

    Nasce da questa consapevolezza il mio progetto di Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano.

    Un’iniziativa, PRIMA e UNICA a livello nazionale nel suo genere, in quanto si differenzia da altre proposte simili per il taglio montessoriano che ho voluto dare a questo percorso.

    Si tratta infatti, di un progetto rivolto a uno specifico target di genitori: ossia a coloro che desiderano trovare, alla luce del Modello montessoriano, il modo giusto e più efficace per entrare in RELAZIONE con i propri figli e fare le giuste scelte educative.

    Un luogo “fisico” e non virtuale, dove incontrarsi con altre mamme, con altri papà, dove i genitori hanno la possibilità di imparare ad osservare con attenzione i loro bambini e dove trovare indicazioni valide, chiare ed affidabili dal punto di vista scientifico, in grado di aiutare, nel tempo, ad affrontare con successo le difficoltà che inevitabilmente si incontrano nel percorso di crescita dei propri figli.

    Se desideri “sentire” la voce dei genitori che in questi anni hanno partecipato ai miei percorsi trovi le loro testimonianze al link https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/testimonianze/.

    Se sei interessata/o ad avere informazioni su questo progetto o desideri richiedere una consulenza pedagogica contattami nei nei seguenti modi:

    Telefono Cellulare: 347 5760095

    Email: info@localhost