• Tuo figlio continua a interromperti mentre parli al telefono? Scopri come insegnargli a non farlo

    Tuo figlio continua a interromperti mentre parli al telefono? Scopri come insegnargli a non farlo

    “Mia figlia continua a interrompermi quando sono al telefono. Non ne posso più. Le ho detto centinaia di volte che non deve farlo, ma continua imperterrita.

    Anche la sera, quando cerco di parlare con il mio compagno lei comincia a farci domande, parla ad alta voce, urla… fino allo sfinimento. Non ne parliamo quando incontro per strada un’amica… è un delirio. Magari è da un po’ che non la vedo e avrei piacere di chiacchierare con lei, ma ovviamente mia figlia comincia a lamentarsi, a tirarmi la maglia…insomma, non so più come fare. Mi sembra di trovarmi di fronte ad un vicolo cieco”.

    Se leggendo queste parole hai sentito risuonare qualcosa dentro di te, perché è quello che vivi quotidianamente anche tu, allora ho buone notizie.

    In questo articolo troverai indicazioni pratiche che fanno al caso tuo e ti aiuteranno a gestire efficacemente le interruzioni di tuo figlio.

    Prima, però, voglio che tu comprenda il motivo per cui tuo figlio continua a interromperti.

    Sai, è importante che tu capisca come “funziona” il tuo bambino, altrimenti sarà davvero complicato comprendere perché si comporta in questo modo.

    Non solo.

    Se non parti da questa comprensione, correrai il rischio di fare danni, anche se sei mossa/o dalle migliori intenzioni.

    Un pò come se ti tuffassi in mare senza aver imparato prima a nuotare. Metteresti in pericolo la tua vita.

    Ecco perché ho scritto questo articolo.

    Voglio aiutarti a capire cosa c’è dietro a questo comportamento apparentemente illogico e irragionevole, che mette in atto tuo figlio quando cerchi di conversare con qualcuno. E fornirti gli strumenti giusti per gestire in modo più efficace questa situazione.

    Intanto desidero cominciare rassicurandoti:

    tuo figlio non è maleducato e tu non sei un cattivo genitore.

    Si tratta di un problema molto comune nelle famiglie e non esagero se ti dico che, quasi ogni giorno, i genitori con cui lavoro me lo riportano come un aspetto spinoso della relazione con i loro figli.

    Perché tuo figlio continua a interromperti

    I bambini, fino a circa 6/7 anni, raramente sanno attendere il loro turno per parlare, soprattutto quando ad essere impegnati in questa attività sono i genitori.

    Perciò, se tuo figlio è ancora in età prescolare e non ti lascia parlare quando, per esempio, sei al telefono, devi sapere che non lo fa per provocarti o con l’intenzione di interromperti. Questo suo comportamento non è guidato da un pensiero cosciente e razionale, ma a fare da padrona è la sua fatica nel gestire gli impulsi.

    Come ho scritto in un precedente articolo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/le-2-cose-che-devi-assolutamente-sapere-se-hai-a-che-fare-con-un-figlio-oppositivo/ i bambini, per molto tempo, si esprimono in modo irrazionale perché non hanno imparato del tutto a regolare le emozioni.

    La loro corteccia prefrontale – responsabile di abilità importanti come la capacità di saper aspettare – impiega molto tempo prima di raggiungere il suo livello ottimale, ed è perciò immatura per contenere i loro impulsi.

    Ma c’è un altro elemento importante da non sottovalutare, che entra in gioco nel momento in cui tuo figlio ti vede occupata/o a conversare con qualcuno.

    Aspettare, – anche solo 2, 3, 5 minuti – significa sapersi proiettare nel futuro. Una capacità mentale complessa, legata alla maturazione del cervello e di cui i bambini al di sotto dei 7 anni sono sprovvisti. Il senso del tempo si sta ancora sviluppando e bisognerà attendere l’adolescenza perché questa abilità sia decisamente più matura.

    Ecco perché a tuo figlio risulta difficile ascoltarti quando gli dici “Solo un minuto e poi sono da te”.

    Se poi a questi aspetti si aggiungono la fame, la stanchezza, il sonno e la noia è inevitabile che tenda più facilmente a comportarsi male.

    Tuttavia, puoi sicuramente fare qualcosa per gettare le basi perché questa capacità cominci a svilupparsi e serviranno alcune strategie molto pratiche di cui ti parlerò tra un po’.

    Sai, a volte, i bambini interrompono mamma e papà per condividere qualcosa che ritengono interessante o rilevante. Ma non potendo fare affidamento su una memoria a breve termine che funzioni a pieno regime hanno “fretta” di raccontare le loro cose, prima di non essere più in grado di ricordare.

    Quindi la prossima volta che ti troverai ad essere interrotta/o da tuo figlio ricorda che lui non è in grado di ragionare in termini “La mamma, il papà, deve riagganciare il telefono prima di potermi ascoltare”

    ma il suo pensiero dominante, in linea con le sue risorse mentali di quel momento, sarà “Mamma, papà, guardami! Ascolta cosa ho di bello da dirti prima che me ne dimentichi!”

    Interrompere è anche il modo immaturo in cui un bambino chiede di essere notato. 

    Spesso dietro a questo comportamento c’è la ricerca di una ri-connessione.

    Ti faccio un esempio.

    Quando i nostri figli sono “costretti” a raggiungerci nel nostro mondo di adulti, ovvero devono adeguarsi alle nostre esigenze e ai nostri ritmi, perdono la connessione con noi, si dis-organizzano più facilmente e si comportano in modi che ai nostri occhi sembrano “maleducati”.

    Non lo fanno deliberatamente.

    Ci stanno solo comunicando che senza la nostra amorevole attenzione si sentono persi.

    Certo, avere a che fare con un bambino, soprattutto in età prescolare, che ti interrompe mentre stai chiacchierando con qualcuno può essere davvero esasperante. Non dimenticare, però, che tuo figlio non sta cercando di irritarti.

    E man mano che crescerà, potrai insegnarli modi più “educati” per allenarlo a esercitare la pazienza e saper attendere.

    Come posso gestire le interruzioni di mio figlio?

    Mostra a tuo figlio il comportamento appropriato

    Uno dei modi migliori per insegnare a tuo figlio a non interrompere è dare l’esempio.

    Quando stai conversando con qualcuno, soprattutto con il tuo partner, e ti accorgi che tendi a “parlare sopra”, fai uno sforzo per fermarti. Mostrati paziente e disponibile ad aspettare il tuo turno per parlare.

    I bambini sono estremamente attenti.

    E come ci ricorda Maria Montessori le loro menti “assorbono” in maniera indelebile tutto ciò che trovano nel loro ambiente, in particolare i nostri comportamenti.

    Tuo figlio osserva come tratti le persone per capire come deve gestire le relazioni.

    In altre parole, se interrompi spesso il tuo partner mentre parla, tuo figlio penserà che questo sia un modo accettabile di comunicare.

    Per lo stesso motivo, non interrompere tuo figlio mentre ti parla. Se dovesse accadere, fermati e non esitare a dirgli “Scusa, ti ho interrotto. Vai avanti”.

    E se dovesse essere necessario interromperlo?Per esempio, quando ti accorgi che sta parlando “troppo” perché non vuole andare a dormire.

    In questo caso, digli chiaramente che ci tieni ad ascoltare cosa ha da dirti, ma non puoi continuare a farlo in quel momento. “Mi piacerebbe davvero sentire il resto della tua storia, ma adesso è ora di andare a letto. Potrai finire di raccontarmela domani.”

    Concorda un segnale speciale

    Chiedi a tuo figlio di mettere la sua mano sul tuo braccio quando tu stai conversando con qualcuno e lui “deve” dirti qualcosa. Subito dopo puoi appoggiare la tua mano sulla sua per fargli sapere che lo vedi, hai capito che vuole parlarti, ma in quel momento non puoi ascoltarlo.

    Questa è una strategia potente.

    Maria Montessori ci ricorda che i bambini al di sotto dei 6/7 anni sono mente concreta. Diventa necessario, perciò, “materializzare” per loro i concetti astratti, tradurli in qualcosa di comprensibile per la loro mente.

    Proprio per questo di solito i bambini rispondono bene alla strategia che ti ho appena suggerito.

    Grazie a un semplice gesto capiscono che gli adulti non li stanno ignorando, non si sono dimenticati di loro, anche se in “tutt’altre faccende affaccendati”.

    E questo li rassicura.

    Oltre al fatto che si allenano a sviluppare la capacità di aspettare e ritardare la gratificazione.

    Si tratta di una modalità che puoi utilizzare anche se tuo figlio ha più di 7 anni (si, anche i bambini più grandi a volte tendono a interrompere!) e con cui puoi concordare due “segnali”.

    Uno per le attese brevi e uno per far sapere che ci vorrà un po’ più di tempo per poter parlare con te. In questo caso potrebbe organizzarsi per fare altro.

    Parola d’ordine: prevenire

    La regola d’oro, quando si hanno bambini piccoli, è quella di cercare di prevenire, il più possibile, le situazioni critiche in cui i nostri figli potrebbero faticare a gestire la loro emotività, lasciandosi andare a reazioni spropositate.

    E che costringerebbero noi adulti ad agire con durezza.

    Perciò, prima di telefonare a qualcuno, chiedi a tuo figlio di scegliere un’attività da svolgere mentre sarai impegnata/o al telefono. “Ti andrebbe di prenderti un libro e sederti vicino a me mentre sono al telefono? O preferisci stare sul tappeto e giocare con i lego?”.

    In questo modo sentirà di avere un certo controllo sulla situazione, il che gli renderà più facile tollerare il tempo che trascorrerà mentre tu dedichi attenzione a qualcun altro.

    Se ha più di 7 anni puoi spiegargli chiaramente che hai bisogno di stare al telefono con la tua amica, il tuo collega…e chiedergli: “Hai un paio di idee su cosa potresti fare mentre io sono al telefono senza aver bisogno di interrompermi?”.

    Usa il gioco

    Se vuoi aiutare tuo figlio ad acquisire, nel tempo, la capacità di aspettare può essere molto efficace utilizzare tutti quei giochi che prevedono la turnazione, per esempio, i giochi da tavolo e i giochi con le carte, durante i quali è necessario attendere il proprio turno per muovere le pedine, lanciare il dado, prendere o mettere sul tavolo una carta.

    Il gioco è il modo più semplice con cui puoi facilitare in tuo figlio l’apprendimento di importanti regole di convivenza, come il saper attendere.

    Non esiste occasione migliore per aiutarlo ad esercitare la pazienza e sopportare la frustrazione che deriva dal non poter avere o fare subito quello che desidera.

    Rimanda le tue conversazioni

    Se tuo figlio ti interrompe ripetutamente

    • quando la sera provi a conversare con il tuo partner
    • quando sei al telefono
    • quando ti fermi a salutare qualcuno per strada

    è evidente che non possiede ancora gli strumenti per comportarsi in modo adeguato in queste situazioni.

    Rimproverarlo non servirebbe a nulla, se non ad amplificare il suo malessere e a incrinare la vostra relazione.

    Ciò che è più opportuno fare è rimandare le tue conversazioni ad altri momenti, quando lui non è nei paraggi perchè impegnato a giocare o meglio ancora quando sta dormendo.

    Man mano che crescerà non si sentirà più così “minacciato” dal non avere tutte le tue attenzioni su di sé.

    Sappi che se tuo figlio sapesse comportarsi diversamente, lo farebbe!

    Non ti sta sfidando.

    È semplicemente un essere immaturo e irrazionale che non ha ancora imparato quale sia il comportamento corretto.

    E tu non sei un cattivo genitore se lui non si comporta bene.

    Tuo figlio non ti interrompe perchè ti sta manipolando

    Cosa succederebbe se invece di raffigurarti tuo figlio come un abile manipolatore che cerca di farti perdere la pazienza, pensassi a lui come a una persona illogica e inesperta, da poco atterrata in questo mondo, che cerca di capire come si fa a comportarsi in modo appropriato?

    E se dessi per scontato che il suo comportamento “scorretto” non è altro che la punta di un iceberg? Ovvero che “sotto” quel comportamento, apparentemente provocatorio e ostinato, ci siano emozioni intense che tuo figlio non è ancora in grado di gestire?

    Quello che voglio dirti è che se vuoi arrabbiarti di meno con tuo figlio, devi sforzarti di interpretare diversamente i suoi comportamenti “sbagliati”. E comprendere che fa del suo meglio con le risorse che ha in “quel” particolare momento.

    Per molto anni, durante l’infanzia, i bambini usano un “metro” diverso dal nostro per valutare cosa sia giusto o sbagliato.

    Il guaio è che spesso sovrastimiamo le loro capacità emotive.

    Provo a farti un esempio.

    È come se tuo figlio avesse tre anni e tu ti arrabbiassi perché non conosce le tabelline. Non ti verrebbe mai in mente di reagire in questo modo!

    È ancora troppo piccolo per afferrare un concetto così complesso. Sai che prima o poi, al momento giusto, le imparerà.

    E allora perché aspettarti che sappia controllare la sua emotività o essere rispettoso o che sia in grado di comportarsi “educatamente”, come quando ti interrompe mentre parli con qualcuno?

    Se non si comporta come “dovrebbe” il motivo è molto semplice: non ha ancora la maturità per farlo. Di conseguenza non ha senso sentirti frustrata/o e perdere la pazienza.

    “Facile a dirsi!”, penserai.

    E hai ragione.

    Essere genitori è un compito ricco di sfide.

    La più grande di queste consiste nel trasformare la nostra mentalità di adulti per guardare il mondo dalla prospettiva dei nostri figli, oltre che dalla nostra.

    Uno grande sforzo, ma necessario per non fraintendere i loro comportamenti e comportarci come i loro peggiori nemici: “E un maleducato! Me lo fa apposta! Mi provoca! Che brutte figure che mi fa fare. Penseranno che non so educarlo!”

    Per evitare che ciò accada, dal 2016 grazie al mio progetto di Scuola Genitori aiuto le mamme e i papà a diventare i genitori di cui hanno bisogno i loro figli.

    • Se vuoi comprendere come funziona tuo figlio nelle varie fasi della sua crescita e sapere cosa fare nel momento in cui manifesta un comportamento “difficile”
    • se desideri passare dall’essere un genitore che perde la pazienza a uno che sa gestire con pacata fermezza i momenti di tensione con tuo figlio
    • se stai cercando il modo giusto per sviluppare la tua autorevolezza e diventare il genitore che ha sempre desiderato essere

    allora contattami e ti aiuterò a capire se la mia Scuola Genitori è la soluzione più adatta a te.

    Compila il form qui sotto e prenota 30 minuti di videocall gratuita con me

  • Perchè Non Devi Sculacciare Tuo Figlio, Anche Se Credi Di Farlo Per Il Suo Bene

    Perchè Non Devi Sculacciare Tuo Figlio, Anche Se Credi Di Farlo Per Il Suo Bene

    “Una sculacciata ogni tanto può essere educativa”.

    “Per una sculacciata non è mai morto nessuno!”.

    “Una volta può passare, se non ti ascoltano. E va bene anche la seconda. Ma se continuano a provocare e sfidare, una sberla dopo averli avvisati non fa male. Picchiare è legittimo solo come ultima soluzione”.

    “I figli cresciuti con qualche sculacciata da genitori autoritari non mancavano di rispetto a nessuno e soprattutto rispettavano le regole. Una sculacciata ogni tanto può essere educativa”.

    “La mia generazione è cresciuta benissimo, senza traumi, nonostante sberle e sculacciate”.

    “Una sculacciata può sempre scappare. Suvvia, se serve, non è la fine del mondo. L’importante è che non lasci segni evidenti. Altrimenti è violenza!”.

    Ecco, queste sono alcune delle frasi tipiche di chi, ancora oggi, sostiene il valore educativo delle punizioni fisiche. Uno schiaffo o una sculacciata leggera, per molti genitori, rappresentano un metodo di punizione efficace, che causa decisamente meno danni delle botte date con una cintura, una scarpa, un bastone…

    In realtà, anche se il tema delle punizioni fisiche rimane ancora controverso, complesso e da indagare più a fondo, le ricerche più recenti sul funzionamento del cervello ci confermano gli effetti negativi che le percosse – anche quelle più “leggere” come le sculacciate, i ceffoni, gli strattonamenti – hanno sulla salute globale dei bambini.

    Purtroppo, i numeri a nostra disposizione confermano quanto il ricorso a questo tipo di punizioni sia ancora ampiamente diffuso all’interno dell’ambiente familiare.

    In generale, sostiene una ricerca di Save the Children – realizzata da Ipsos, oltre un quarto dei genitori italiani ricorre con frequenza alle sberle e un quarto di madri e padri, in Italia, vede nel ceffone un gesto dalla valenza educativa.

    Cara mamma, caro papà, non voglio farti sentire in colpa se qualche volta ti è “scappato” uno scappellotto, ma neanche prenderti in giro, facendoti credere che la sberla non non debba essere presa sul serio quanto le percosse che provocano segni evidenti come lividi e lesioni.

    Sfortunatamente è questa la credenza: se un genitore picchia frequentemente e danneggia in modo evidente il proprio figlio, allora è da condannare. Al contrario, se il bambino non mostra segni evidenti, si tratta di comportamenti che possono essere tollerati.

    Niente di più sbagliato!

    La questione rilevante non riguarda quanto frequentemente o duramente viene picchiato un bambino, ma la convinzione che comunque un bambino possa essere picchiato, anche lievemente e addirittura “a fin di bene”!

    Non cambia proprio niente che le percosse vengano inflitte “con affetto” o meno perché il corpo, in quei momenti, non prende in considerazione l’intenzione, ma tiene conto della violenza del gesto.

    Frustrazione ed esasperazione dietro ai motivi che spingono mamma e papà a sculacciare

    Contrariamente a quanto comunemente si crede, le ricerche evidenziano come i genitori che ricorrono alle sculacciate o alla sberla, anche se non sistematicamente e credendo di farlo a fin di bene, agiscono spinti dalla frustrazione, dalla rabbia e dall’esasperazione, spesso dopo aver utilizzato altri approcci e non essere riusciti a farsi ascoltare dai propri figli.

    “In molte famiglie il ricorso all’aggressione fisica è abituale: non sapendo come aver la meglio su quel «soldo di cacio» che, nonostante le piccole dimensioni, ci irrita o ci spaventa, usiamo le mani”. G. H. Fresco

    Ecco che si arriva a picchiare per scaricare la propria tensione, comunicando ai bambini che mamma e papà non dispongono di nessun’altra strategia veramente efficace se non quella di infliggere dolore fisico. 

    Questo è un aspetto che nessun genitore dovrebbe per nessun motivo al mondo sottovalutare.

    Vogliamo passare il messaggio ai nostri figli che l’unico modo per risolvere i conflitti consiste nel causare sofferenza fisica soprattutto a chi è più debole, più piccolo e diverso?

    Gli studi, inoltre, evidenziano come questo comportamento punitivo provochi ferite nella mente e nel cuore di un bambino, spostando la sua attenzione dal comportamento e dalla necessità di modificarlo alla reazione del genitore: invece di riflettere sulle sue azioni, rimugina su quanto sia ingiusto e cattivo il genitore che lo ha picchiato.

    Punire fisicamente i bambini, oltre a minare in profondità la relazione,

    • accresce il loro stato di ansia
    • amplifica la rabbia
    • ha un impatto negativo sulla loro autostima
    • aumenta la probabilità che sviluppino comportamenti antisociali
    • e la propensione a mentire e a disubbidire.

    “Chi tenta di correggere il bambino con la forza e con il peso della propria autorità, si accorge ben presto di aver fallito nel suo intento: il bambino risponderà in modo forte, esplicito, perfino violento”. Maria Montessori

    Non solo.

    Le conseguenze negative si manifestano anche sullo sviluppo cognitivo.

    Uno studio del 2009 dell’Università del New Hampshire, afferma che i bambini sculacciati hanno un QI inferiore a quelli che non vengono picchiati. Minacciati e attaccati fisicamente, trascorrono più tempo a pensare con la parte più antica del cervello, quella istintiva, e meno con quella “pensante” e più saggia, la corteccia pre-frontale, cablata per la logica. Ottengono, pertanto, risultati più scarsi in termini di rendimento scolastico.

    Il paradosso biologico senza soluzione. Un motivo sottostimato per cui dovresti evitare assolutamente di sculacciare tuo figlio

    Un altro motivo su cui voglio soffermarmi e per cui cara mamma, caro papà, dovresti fare a meno di sculacciare il tuo bambino – anche se una volta ogni tanto – ha a che vedere con le ricadute che le sculacciate hanno sul piano fisiologico e cerebrale.

    Devi sapere che il cervello interpreta il dolore fisico come una minaccia, perciò, quando un genitore picchia il proprio figlio, quest’ultimo sperimenta ciò che i neuroscienziati definiscono un paradosso biologico senza soluzione.

    Mi spiego.

    Ogni bambino nasce con una predisposizione innata a ricercare la vicinanza degli adulti che si prendono cura di lui per sentirsi protetto, al riparo da qualsiasi pericolo e confortato, soprattutto nei momenti di inquietudine e paura. È così che si costruisce un legame di attaccamento.

    Nel momento in cui, però, queste stesse persone infliggono anche dolore e sofferenza, come nel caso delle punizioni fisiche, il cervello del bambino va incontro alla più totale confusione.

    Ecco nel dettaglio cosa succede:

    • un circuito cerebrale spinge il bambino verso il genitore che rappresenta per lui una “figura di attaccamento”, cioè, una persona di riferimento importante, in grado di rispondere adeguatamente ai suoi bisogni di rassicurazione e conforto nei momenti di difficoltà.
    • Ma un altro circuito gli “suggerisce” di fuggire lontano dal genitore che in quel momento gli procura dolore.

    Pertanto,

    quando il genitore è causa di sofferenza e angoscia, per il cervello del bambino non esiste via di scampo: ne viene sconvolto perché non è possibile avvicinarsi e allontanarsi in contemporanea dalla stessa persona. In casi estremi gli scienziati parlano di attaccamento disorganizzato.

    “In presenza di uno stato interiore di disorganizzazione e di ripetute esperienze interpersonali in cui si viene terrorizzati dalle esplosioni di rabbia del genitore, viene rilasciato il cosiddetto «ormone dello stress», il cortisolo, che a lungo andare può avere effetti negativi duraturi sullo sviluppo cerebrale, perché questo ormone, se prodotto in grandi quantità per lungo tempo, è nocivo per il cervello e ne compromette una crescita sana. Quindi, punizioni dure e severe possono di fatto indurre cambiamenti significativi nel cervello, per esempio la distruzione di connessioni fra le cellule nervose e persino la morte delle cellule stesse”. D. J. Siegel/ T. P. Bryson

    Sculacciare non è mai educativo nè efficace.

    Pensieri finali

    Cara mamma, caro papà, anche se pensi che sculacciare ogni tanto tuo figlio, “a fin di bene”, possa essere formativo, devo dirti che la mia esperienza di pedagogista mi ha aiutato a capire quanto la sculacciata non sia un metodo “educativo”, né innocuo né efficace.

    Non importa se si tratta di uno scappellotto o di percosse che lasciano segni evidenti.

    Le punizioni fisiche rappresentano sempre un modo rischioso per insegnare ai bambini a comportarsi bene.

    Una sculacciata, “leggera” o pesante che sia, da parte di figure di riferimento importanti come mamma e papà, veicola un messaggio molto potente secondo cui l’utilizzo della forza è accettabile per costringere gli altri a fare ciò che vogliamo. A partire dalle relazioni più intime fino ad arrivare a tutte le aree della sfera sociale: a scuola, con gli amici, al lavoro…  

    Sai,

    ci vuole molta più forza di quanto si possa immaginare a non cedere all’impulso di picchiare i bambini.

    È molto più facile dare una sculacciata quando “ce n’è bisogno”, mentre, è più impegnativo gestire la tensione e non perdere il controllo, ma piuttosto sforzarsi di capire cosa ci stia dietro quel comportamento sbagliato, qual è la causa…cercando di inquadrare le emozioni intense che sta esprimendo il nostro bambino e riconoscendole per quelle che sono veramente: una richiesta di aiuto e comprensione.

    Senza per questo credere di essere un genitore permissivo.  

    Sintonizzarsi emotivamente con un bambino arrabbiato, agitato e fuori controllo non significa lasciarsi tiranneggiare dai suoi desideri.

    Se tuo figlio colpisce con un pugno il fratellino perché bruscamente interrotto mentre si divertiva a ritagliare, potrai dirgli che comprendi la sua rabbia e che anche a te dà fastidio essere interrotta/o mentre sei concentrata/o in un’attività, ma con tono fermo e non punitivo potrai fargli sapere che le mani non si usano per infierire su chi ci infastidisce. Quando, poi, si sarà calmato e si troverà in uno stato mentale più ricettivo, ti soffermerai a parlare con lui di quanto è successo, mostrandogli modi diversi e più maturi di gestire le emozioni spiacevoli.

    Accetteresti che il direttore del tuo ufficio, al primo errore commesso o di fronte alla manifestazione di un’opinione diversa dalla sua, ti mollasse improvvisamente una sberla, invece di dialogare con te in modo costruttivo?

    Sono sicura che risponderai di no.

    E allora perché legittimare nei confronti dei bambini, che in quanto tali non possono difendersi né ribellarsi, un comportamento considerato inaccettabile verso gli adulti?

    Cara mamma, caro papà, i momenti di stanchezza, rabbia e frustrazione sono inevitabili quando si è genitori.

    Purtroppo, non c’è modo di evitarli.

    Ciò che invece puoi evitare, nelle situazioni ad alta intensità emotiva, è perdere il controllo, dicendo o facendo qualcosa di cui dopo potresti pentirti.

    Proprio per questo è fondamentale, nelle circostanze in cui rischi di essere più reattiva/o che ricettiva/o, astenerti dal toccare tuo figlio, perché la rabbia può “fuoriuscire” dalle mani e trasformarsi rapidamente in gesti violenti.

    Piuttosto, allontanati dalla situazione “critica” e cerca di calmarti.

    Fai dei respiri lenti e profondi.

    Se puoi, chiedi a qualcuno di cui ti fidi di occuparsi, in quel momento, di tuo figlio e allontanati, giusto il tempo di riprendere il controllo perso.

    Quello che voglio farti comprendere è che esistono alternative, più efficaci, alle sculacciate che richiedono, però, un grande lavoro su di sé.

    Crescere un figlio significa scendere nelle profondità di noi stessi e fare pulizia di tutti quei comportamenti rigidi e poco rispondenti ai bisogni dei bambini.

    Educare, come ci ricorda una grande scienziata dell’educazione, Maria Montessori, vuol dire “assumere un raffinato compito di comprensione interiore (…) E’ anche un un lavoro molto profondo, che si farà soprattutto con un grande rispetto dell’essere che vogliamo aiutare a formarsi”.

    Non ci si può basare unicamente su indicazioni tecniche.

    L’unica strada possibile in grado di migliorare la relazione con i nostri figli è quella di aprirci all’onestà interiore, osservarci, riconoscere i nostri limiti, imparando a diventare genitori migliori.

    Se vuoi saperne di più su come far emergere la parte migliore di te e volgere al positivo tutte le situazioni, anche quelle più sfidanti e dalle quali apparentemente ti sembra non ci siano vie di uscita, contattami compilando il form qui sotto

  • Il Ruolo Del Genitore Nei Disturbi D’ansia Dei Bambini 

    Il Ruolo Del Genitore Nei Disturbi D’ansia Dei Bambini 

    “Problemi di neurosviluppo e di salute mentale rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala” è quanto emerso dalla prima ricerca a carattere scientifico e su scala nazionale, diffusa dall’Istituto superiore di sanità, dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.

    Insomma, che ci crediamo o meno, la pandemia è costata molto cara ai nostri figli.

    Lo aveva già evidenziato la ricerca covid-19 International Behavioral Science Working Group dell’Università di Harvard che ha visto per l’Italia la partecipazione dell’ospedale pediatrico Gaslini e dell’università degli Studi di Genova. Ne ho già scritto in un altro mio articolohttps://maccom-danielascandurra.rrulb.com/tuo-figlio-e-ansioso-7-attenzioni-educative-in-chiave-montessoriana/

    I dati sono davvero poco confortanti.

    Nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono:

    • Aumento dell’irritabilità
    • disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni)
    • paura del buio
    • regressioni nel comportamento
    • disturbi d’ansia (inquietudine, attacchi di panico – nodo alla gola, mancanza d’aria, vertigini -, ansia da separazione)  
    • pianti inconsolabili

    Dati che ci confermano quanto la pandemia abbia impattato notevolmente sul benessere mentale ed emotivo dei bambini, con ricadute significative che continuano ancora a farsi sentire tanto da confermare, sempre secondo questi recenti studi, il trend in aumento delle patologie neuropsichiatriche dell’età evolutiva.

    Ma c’è un elemento che mi colpisce in modo particolare e lo voglio condividere con te.

    IL RUOLO DEL GENITORE NEI DISTURBI D’ANSIA DEI BAMBINI 

    Queste stesse ricerche parlano di una correlazione statisticamente rilevante tra la presenza di ansia e il malessere dei genitori e lo sviluppo di comportamenti ansiosi dei bambini e dei ragazzi. In particolare, è stato riscontrato che all’aumentare dello stress dei genitori, a causa della situazione pandemica, si siano sviluppati maggiormente aspetti ansiosi nei figli.

    Si tratta di un dato estremamente significativo, a conferma della tesi squisitamente “montessoriana” che i bambini diventano “ingestibili” nel momento in cui non trovano un ambiente di vita che aiuti e sostenga il loro sviluppo e gli permetta di sentirsi rilassati ed emotivamente stabili. 

    Educare per Maria Montessori significa proprio eliminare quelle condizioni di  vita che fanno emergere caratteri di difesa, ansia, irrequietezza per offrire ai bambini un ambiente in cui poter esprimere il meglio di sè.

    Essere genitori, anche nelle migliori circostanze, è un compito davvero faticoso!

    E tentare di rimanere tranquilli di fronte a situazioni nuove e impreviste, come quella che abbiamo vissuto con la pandemia, è ed è stata un’impresa titanica per qualsiasi genitore.

    Ciononostante, anche nelle situazioni più difficili non dobbiamo dimenticare che gli adulti della relazione siamo noi e le nostre reazioni hanno il potere di modellare l’atteggiamento dei nostri figli.

    Cara mamma, caro papà, se di fronte a un evento che mette in allarme tuo figlio ti mostri eccessivamente ansiosa/o o manifesti una preoccupazione sproporzionata, il tuo bambino potrebbe interpretare la tua apprensione come conferma che il mondo è un luogo pieno di insidie e pericoli.

    È vero che il temperamento e gli eventi traumatici hanno il loro peso nel favorire l’ansia infantile, ma se vogliamo essere onesti con noi stessi dobbiamo ammettere che il più delle volte siamo noi genitori a incoraggiare uno stato ansioso nei nostri figli.

    “Spesso, i bambini ansiosi crescono in un clima di iperprotezione o di tensione: «Stai attento!», «Sei sicuro di star bene?». L’ansia è un’emozione contagiosa; può derivare anche dall’osservare un genitore che affronta la vita con troppa paura. I bambini imparano dai genitori a stare in allerta, ad avere un allarme iperattivo, a compiere valutazioni inclini a vedere il pericolo dappertutto e a trattenere il segnale di via libera”. L. J. Cohen

    LA COMPETENZA GENITORIALE COME FATTORE PROTETTIVO DELL’ANSIA NEI BAMBINI

    È la famiglia ad avere un ruolo determinante sul benessere emotivo dei bambini. Da diverse ricerche emerge che la competenza genitoriale svolge un ruolo cruciale nel gestire le reazioni emotive dei propri figli legate a situazioni ansiogene.

    Perciò, se ti trovi, per esempio, di fronte a un attacco di panico nel tuo bambino, evita di farti prendere dal panico a tua volta. Se tuo figlio ti percepisce spaventata/o, si creerà un circolo vizioso in cui la sua e la tua ansia si alimenteranno e rinforzeranno reciprocamente.

    Ma non serve neanche costringerlo ad affrontare le sue paure o a rilassarsi.

    Un genitore competente ascolta che cosa prova il proprio bambino, piuttosto che dirgli cosa dovrebbe fare e sentire.

    Ha un atteggiamento collaborativo, non di controllo.

    E’ molto più efficace un “Dai, proviamo insieme a fare dei bei respiri profondi per sentirci più rilassati” che “Cerca di calmarti adesso!”.

    Certo, non è facile!

    I genitori si preoccupano. Ma quelli che hanno bambini particolarmente ansiosi si preoccupano molto di più!

    Se sei fra questi, forse ti stai chiedendo come trovare la serenità e la tranquillità necessarie per essere il migliore genitore per i tuoi figli.

    Ecco tre suggerimenti:

    COLTIVA LA FIDUCIA

    Si, puoi davvero liberarti da ansie e preoccupazioni se ti fidi dello sviluppo di tuo figlio e della sua capacità di recuperare Quel bambino che si riceve con tanta emozione è un cumulo misterioso di energie. Non lo si deve guardare soltanto come un corpo fragile, si deve sentire invece la maestà del potere inconscio che riuscirà a trasformarlo in uomo”. Maria Montessori

    Non devi salvare tuo figlio dall’ansia!

    Devi, invece, permettergli di scoprire autonomamente che può farcela da solo.

    Rendilo, gradualmente, sempre più indipendente. Durante la giornata, per esempio, puoi affidargli delle commissioni da eseguire da solo o incoraggiarlo a fare dei piccoli tragitti senza di te.

    Tutto questo contribuirà a fargli percepire la propria autoefficacia e a sentirsi meno vulnerabile.

    Ricorda: tenere tuo figlio sotto una campana di vetro, cercare di evitargli le difficoltà, sostituirti sempre a lui ostacolerà la sua crescita e non gli permetterà di mettersi alla prova e sentirsi competente.

    Ma devi fidarti anche di te.

    Quando il tuo bambino è in ansia e ti sembra di non essere in grado di “fargliela sparire” puoi credere che il tuo ascolto e il conforto che offrirai basteranno per rassicurarlo “Puoi rimanere vicino a me tutto il tempo che vuoi. Poi, quando ti senti pronto ti unisci agli altri bambini”.

    Negare la realtà “E’ una sciocchezza! Non c’è niente di cui preoccuparsi” o proteggere il tuo bambino favorendo l’evitamento di ciò che gli fa paura “Non devi andarci per forza”, significherebbe abbandonarlo alle sue angosce.

    COLTIVA LA GIOIA

    Cara mamma, caro papà, se non ti occupi di te e della tua felicità, il malessere, l’ansia e la frustrazione che ne deriveranno saranno a carico dei tuoi figli.

    Qual è il vero scopo della tua vita?

    Hai un sogno?

    Lo stai realizzando?

    Trovi soddisfazione nel tuo lavoro?

    In che modo ti prendi cura del tuo rapporto di coppia?

    Vedi degli amici?

    Fai sport?

    Trovi il tempo per riposare?

    Se sei particolarmente stressata/o e infelice, come riuscirai a comprendere i bisogni di tuo figlio e rispondervi in modo adeguato?

    Per calmare i nostri figli e capire di che cosa hanno bisogno per ricevere conforto, dobbiamo essere prima noi stessi in grado di tranquillizzarci.

    Sappi che tuo figlio potrà stare bene nella misura in cui ritroverà in te una certa dose di felicità. Diversamente da quanto credi, sarà proprio questo a sollecitare la sua voglia di crescere.

    COLTIVA UNA MENTE COMPASSIONEVOLE

    Spesso, ai genitori ansiosi che si rivolgono a me, suggerisco di coltivare una mente compassionevole ovvero uno stato di accettazione incondizionata, di gentilezza e accudimento di se stessi.

    Eì ciò che permette loro di trattare con accettazione e amore i propri figli, i quali a loro volta svilupperanno la propria mente compassionevole.

    Nei prossimi giorni, prova ad allenarti anche tu.

    Quando senti che sta nascendo dentro di te qualche ansia ripensa a un ricordo speciale che sia in grado di calmarti. Costruisci un’immagine mentale di quell’esperienza e prova a fissarla. mettendo in gioco tutti i sensi: la vista, l’olfatto, il gusto, l’udito, il tatto.

    Prova per alcuni minuti, se riesci prima di affrontare la tua giornata.

    Affrontare le proprie ansie e preoccupazioni rappresenta l’aspetto più difficile dell’aiutare i bambini a gestire le loro.

    È proprio per aiutarti a sperimentare il contrario nella relazione con i tuoi figli che ho creato i percorsi di Scuola Genitori.

    Un’iniziativa prima e unica a livello nazionale nel suo genere e diversa da ogni cosa altro corso rivolto ai genitori, in quanto contiene un vero e proprio sistema genitoriale studiato, modellato e testato da me nel lavoro costante con le famiglie.

  • Le 2 Cose Che Devi Assolutamente Sapere Se Hai A Che Fare Con Un Figlio Oppositivo

    Le 2 Cose Che Devi Assolutamente Sapere Se Hai A Che Fare Con Un Figlio Oppositivo

    È prepotente

    Se rispondo di no a una sua richiesta si butta per terra disperato

    Pretende tutto e subito

    Passa repentinamente dal riso al pianto

    Quando gli dico di uscire mi risponde che vuole stare a casa a giocare, ma se dico “Ok, andremo domani al parco” comincia a piangere e urlare e lo fa per un’ora esatta

    Ogni decisione che prendo eccolo lì pronto a mettermi in discussione e a sfidarmi

    Le sue frasi tipo sono “Tu non mi comandi!” “Io non faccio come dici tu!”

    Non so più cosa fare. Sono molto preoccupata. Questa situazione, che si ripete quotidianamente, sta mettendo a dura prova i miei nervi. Io ci provo a mantenere la calma, me lo riprometto per le volte successive, ma poi non ce la faccio. Sono esausta! Sento di non avere gli strumenti per gestire questa cosa più grande di me.

    Cara mamma, caro papà, se ti ritrovi in quello che hai appena letto allora sappi che 99 su 100 hai a che fare con un bambino “oppositivo”.

    Prima di fornirti alcune indicazioni su come gestire i comportamenti oppositivi di tuo figlio voglio che tu sappia che non è una passeggiata avere a che fare con un bambino che continua a opporsi, a mettere in discussione qualsiasi cosa tu gli dica, che cerca intenzionalmente (almeno sembra!) di oltrepassare i limiti posti, poco collaborativo. Perciò è assolutamente normale perdere la pazienza o, come mi ha detto di recente una mamma, “sclerare” e fare e dire cose di cui poi ti penti.

    Molto probabilmente avrai provato in tanti modi a risolvere questa difficoltà, forse cercando tra le miriadi di soluzioni che offre il web, oppure leggendo libri che trattano l’argomento o chiedendo consigli a esperti o, ancora, applicando qualche strategia che ti ha suggerito un altro genitore.

    E forse, per un po’ di tempo le cose hanno anche funzionato.

    Ma ecco che a un certo punto, per un nonnulla, sono ripartite le scenate e tu ti sei ritrovata/o nuovamente nella situazione di partenza.

    ECCO 2 COSE CHE DEVI ASSOLUTAMENTE SAPERE SE HAI A CHE FARE CON UN BAMBINO OPPOSITIVO

    IMPARA A GUARDARE TUO FIGLIO CON OCCHI NUOVI

    Perché la situazione possa migliorare, devi imparare a vedere le cose in modo nuovo.

    Altrimenti assisterai, inevitabilmente, a un peggioramento.

    Maria Montessori, grande scienziata dell’educazione, ci invita a metterci nei panni dei nostri bambini, perché è solo in questo modo che possiamo dargli “quell’aiuto che gli è necessario”.

    Cara mamma, caro papà, finchè non guarderai tuo figlio con occhi diversi, nessuna informazione, nessun approccio, nessun suggerimento e nessuna strategia potranno apportare un vero cambiamento.

    Diversi studi confermano come uno stile genitoriale che sa ascoltare il punto di vista dei propri figli è associato a comportamenti positivi nei bambini.

    • Ti sei mai fermata/o per analizzare le situazioni specifiche in cui tuo figlio, con più probabilità, è particolarmente irritabile, poco collaborativo, provocatorio?
    • Hai mai osservato quali sono le condizioni che lo “attivano”, alimentando in questo modo la sua rabbia e i comportamenti aggressivi?

    Se ti limiti a giudicare il suo comportamento, a esprimere frettolosamente un giudizio, non riuscirai a comprendere veramente le sue fatiche, le motivazioni più profonde che lo spingono ad opporsi.

    I bambini che manifestano comportamenti oppositivi, il più delle volte, provano tristezza, angoscia, solitudine, rabbia, gelosia. Emozioni che vengono “camuffate” dalle reazioni “da duro”.

    Il tuo bambino è un essere “irrazionale” – e lo rimarrà per molto tempo! – che non ha ancora imparato a regolare le sue emozioni e il suo comportamento. Spetta a te il compito di insegnarli come fare.

    In che modo?

    Devi cercare di interpretare il suo comportamento mettendo in standby il tuo giudizio, rimanendo il più possibile sganciata/o dai tuoi schemi mentali, da tutti quei preconcetti sull’educazione che si sono radicati dentro di te e che condizionano pesantemente il tuo modo di guardarlo, portandoti a pensare che ti stia provocando o manipolando.

    Sai, uno degli errori tipici che spesso commettono i genitori di bambini con comportamenti oppositivi (e non solo!), credendo di conoscere “fin troppo bene” i propri figli, è quello di arrivare frettolosamente alle conclusioni, anticipando possibili richieste o comportamenti.

    “Ho capito cosa vuoi dirmi, e non è assolutamente possibile. Non chiedermelo neanche!”

    “Guarda so benissimo cosa vuoi fare. Non ti permettere!”  

    Se è questa la tua esperienza allora dovresti allenarti ad ascoltare tuo figlio in modo meno condizionato, senza presupporre ciò che ti sta per dire o come si sta comportando.

    Devi vigilare su te stessa/o e sulle tue reazioni, misurare ogni tua forma di intervento verbale e non.

    Sta qui il segreto.

    Apprendere un nuovo modo di connetterti a te stessa/o stessi e al tuo bambino, che ti porti ad assumere l’atteggiamento più corretto nei confronti delle sue manifestazioni.

    La ricerca ci conferma che un’educazione troppo rigida che utilizza punizioni, impone regole, orientata prevalentemente a marcare il comportamento scorretto dei bambini non fa altro che rafforzare in loro un’immagine di sé come “prepotenti”, “cattivi”, “ribelli”, favorendo il comportamento oppositivo e attivando un circolo vizioso da cui potrebbe essere difficile uscirne.

    Mamma e papà danno delle regole – a volte poco chiare e perentorie -, il bambino non riesce a rispettarle e si sente “cattivo”, perciò, si comporta di conseguenza. A quel punto arriva la punizione del genitore e la ruota ricomincia a girare.

    Attenzione! Non ti sto dicendo che ascoltare tuo figlio significhi lasciargli fare tutto quello che vuole. Come genitori abbiamo la responsabilità di delineare confini chiari, fermi e amorevoli.

    Anche l’eccessiva libertà aumenta le probabilità che compaiano comportamenti oppositivi.

    “Chiedete a vostro figlio solo ciò che è in grado di darvi; ossia chiedete obbedienza nei modi in cui lui sarà felice di darla, e imparerà con facilità l’abitudine all’obbedienza perché l’avrà imparata in modo naturale”. Maria Montessori

     Certo, non è facile.

    Ma se vuoi essere un genitore migliore devi sforzarti di guardare il mondo non solo dalla tua prospettiva, ma anche da quella di tuo figlio.

    Altrimenti ti metterai al suo livello e reagirai come fossi un suo coetaneo.

    “Il compito più importante del genitore è imparare a intuire con il sentimento il senso che possono avere le cose per suo figlio, e comportarsi di conseguenza. Il modo migliore per riuscirci, per acquistare questo «feeling», consiste nel richiamare alla memoria che cosa aveva significato per noi, da bambini o da ragazzi, una situazione analoga, e pensare a come avremmo voluto, allora, che i nostri genitori gestissero quella situazione. In tal modo useremo creativamente le nostre stesse esperienze di vita”. Bruno Bettelheim

    SVILUPPA UNA STRATEGIA COMUNICATIVA PIU’ RAZIONALE E MENO IMPULSIVA

    Il modo in cui reagiamo ai comportamenti dei nostri figli risulta decisivo per il loro sviluppo e per la costruzione della loro personalità. Addirittura, ci spiegano oggi le Neuroscienze, contribuisce a plasmare in modo significativo – nel bene e nel male – la crescita cerebrale dei nostri bambini.

    Da qui la necessità di osservarci, ascoltare le nostre emozioni, diventare consapevoli delle aspettative che nutriamo verso i nostri figli e verso noi stessi, per comprendere quanto questi elementi potrebbero modificare la conoscenza che abbiamo dei nostri bambini.

    A questo proposito, una strategia che possiamo mettere in atto quando ci sentiamo provocati dai comportamenti eccessivi dei nostri figli e che ci viene suggerita da coloro che studiano come funziona il cervello è quella di rallentare, prendersi tempo, mettendo in discussione la percezione originaria.

    Provare a distaccarsi emotivamente permette di analizzare meglio la situazione ed evitare di agire impulsivamente.

    Perciò, quando senti che la frustrazione e la rabbia stanno per avere la meglio su di te, prova a rimanere in silenzio e aspetta che il turbinio di quelle emozioni si plachi. Se cominci a parlare, a fare commenti, a intervenire, correggendo e rimproverando, il tuo bambino percepirà il tuo stato d’animo e da lì alla “lotta di potere” il passo è breve.

    Se senti di non avere proprio il controllo sulle tue emozioni, allora, allontanati un po’ e ritorna da tuo figlio quando avrai ritrovato un po’ più di calma.

    Ricorda:

    • ogni volta che agisci impulsivamente con tuo figlio, urlando, strillando, punendo, gli stai insegnando a fare lo stesso e a lasciarsi dominare dalle emozioni quando si sente frustrato e arrabbiato.
    • Invece, ogni volta che gli risponderai con calma gli offrirai  un esempio positivo di come si fa a calmarsi quando ci si trova in una situazione frustrante.

    Mi rendo conto quanto la capacità di guardare i nostri figli con occhi nuovi riduca drasticamente il rischio di interpretare arbitrariamente le situazioni, travisandole. E quanto l’osservazione di noi stessi ci aiuti a controllarci, a vigilare sul nostro stile genitoriale in modo da sviluppare un’azione educativa efficace.

    Per questo motivo ho creato un percorso che ti aiuterà a diventare un genitore migliore e a trovare un modello educativo soddisfacente per te e rispondente ai veri bisogni dei tuoi figli.

    E ti fornirà tanti spunti pratici da applicare subito con i tuoi figli.

    Compila il modulo qui sotto per saperne di più sui prossimi corsi in partenza

  • Nonostante Le Tue Buone Intenzioni Ti Sembra Che Le Cose Non Vadano Per Il Verso Giusto Con Tuo Figlio?

    Nonostante Le Tue Buone Intenzioni Ti Sembra Che Le Cose Non Vadano Per Il Verso Giusto Con Tuo Figlio?

    Nel mese di Giugno la stampa mondiale ci ha regalato foto e filmati in cui il più piccolo dei figli di Kate Middleton- duchessa di Cambridge – in occasione delle celebrazioni per il Giubileo di Platino della regina Elisabetta, si rivolge alla mamma facendo smorfie, pernacchie, boccacce ed espressioni buffe. Ed ecco che il principino Louis di appena 4 anni, tra linguacce e gesti di insofferenza, riesce in un sol colpo a rubare la scena mondiale, diventando la star incontrastata di questa parata reale.

      Ovviamente, non è stato risparmiato nessun tipo di commento a mamma Kate.

    C’è chi l’ha criticata per aver portato il piccolo Louis a un evento troppo impegnativo e noioso per la sua età.

    Qualcuno ha avuto da dire che i genitori non hanno saputo educare il principino a comportarsi bene in una situazione che esigeva serietà.

    C’è chi, addirittura, ha ironizzato ritenendo la duchessa “ostaggio” del proprio figlio che con quel comportamento sembra aver “minacciato” di rovinare la vita alla sua mamma!

    No, non ti ho raccontato questa storia per fare gossip.

    Ma quanto accaduto mi ha riportato alla mente situazioni analoghe che mi vengono raccontate quotidianamente dalle mamme e dai papà che arrivano da me in consulenza o durante i percorsi di formazione da loro frequentati.

    Proprio l’altro giorno una mamma mi ha detto: “Sono esaurita, mio figlio mi sfianca. Non ascolta, non ubbidisce e sembra che spesso lo faccia apposta perché sa che mi arrabbio. Oggi quando era ora di andare via dal parco ha cominciato a buttarsi per terra, a urlare, a prendermi a calci…e a quel punto mi è montata la rabbia. L’ho preso di peso e l’ho trascinato con forza fino alla macchina. Il tutto sotto gli sguardi impietriti dei genitori presenti che sembravano dirmi che non so educare mio figlio! Arrivata a casa, ero sfinita, scoraggiata, mi sono sentita divorata dai sensi di colpa per non aver saputo gestire con calma la situazione e per aver trattato in quel modo il mio bambino.

    Eppure ho letto tanti libri per capire come gestire le situazioni esplosive con mio figlio, ma di fronte alle sue provocazioni non ho sempre la pazienza di aspettare che la “sfuriata” gli passi. Così, tutte le mie buone intenzioni sembrano svanire nel nulla”.

    Rispetto al passato, oggi i genitori sono molto informati su ciò che riguarda i loro figli, su quali sono le tappe che caratterizzano la crescita. Non perdono occasioni per saperne di più sulle motivazioni che stanno alla base dei comportamenti incomprensibili dei loro bambini e sono molto interessati al loro ruolo genitoriale.

    E’ fantastico!

    La conoscenza è potere, ne sono convinta.

    Soprattutto quando si tratta della relazione con i nostri figli, ci fornisce nuovi modi di vedere le situazioni e può aiutarci a nutrire aspettative più realistiche nei loro confronti.

    Ma c’è un’altra faccia della medaglia.

    Se ti limiti a saperne di più e a ricercare le strategie che possono renderti più performante, senza occuparti di conoscere te stesso/a, rischi soltanto di compromettere la relazione con i tuoi figli.

    Qualsiasi approccio educativo, anche il più innovativo, se non è integrato da un lavoro interiore e profondo da parte del genitore, è destinato a non funzionare e a far sentire una mamma e un papà sbagliati, frustrati e inadeguati.

    Il ruolo del genitore è caricato di un bagaglio emotivo che appartiene alla sua storia d’infanzia e che può impedirgli di pensare lucidamente, danneggiando la sua capacità di comprensione e di amore nei confronti dei suoi stessi figli.

    “Lo sta facendo apposta per rendermi la vita impossibile!”

    “Se fossi una brava mamma non si comporterebbe così!”

    Spesso i genitori cercano di gestire le tempeste emotive e i comportamenti “irragionevoli” dei propri bambini, ignorando il fatto che in realtà sono i loro vissuti, e non i comportamenti dei figli, a provocare loro frustrazione e irritazione.

    Incontro tante mamme e tanti papà che si trovano in questa situazione e, credimi, nella maggior parte dei casi, sono genitori particolarmente attenti alle questioni educative, aggiornati sulle più recenti scoperte nel campo dell’educazione e delle neuroscienze e sulle strategie educative più efficaci da applicare nel rapporto con i propri figli.

    Si tratta di un trend in crescita.

    Non dico che questo sia il tuo caso, ma se nella relazione con i tuoi figli, nonostante tutte le buone intenzioni, continui a perdere la pazienza, a urlare e ad avere la sensazione di non riuscire a prendere le giuste decisioni educative, significa che qualcosa non va.

    È proprio per questo che ho ideato la Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano.

    Nei miei corsi ti insegno a lavorare sui tuoi automatismi, ad acquisire maggiore consapevolezza di come funziona la tua mente, a “rieducarla”, a disimparare le “vecchie” modalità e impararne di nuove, più efficaci e compatibili con quanto desideri realizzare nel rapporto con i tuoi figli, a EDUCARE CON CONSAPEVOLEZZA attraverso l’applicazione dei principi montessoriani.

    Essere buoni educatori equivale a “uno studio di se stessi” (M. Montessori).

    Diventare un genitore consapevole non solo ti permetterà di “estrarre” ciò che è positivo, efficace e vantaggioso dal modo in cui tu stessa/o sei stata educata/o, ma anche di essere centrata/o sui tuoi figli, sui loro veri bisogni, senza perdere di vista i tuoi e arrivare allo stremo delle forze, esausta/o e sopraffatta/o.

    Scrivimi una mail per essere informata/o sulle classi in partenza – info@localhost

  • Mamma, occupati di te!

    Mamma, occupati di te!

    Avviene sempre più frequentemente.

    Tante mamme arrivano in consulenza raccontandomi di non farcela più.

    Mi dicono di sentirsi affaticate mentalmente ed emotivamente.

    A sera arrivano sfinite.

    Dopo una giornata di lavoro fuori casa, al loro rientro non fanno altro che trascorrere il resto del tempo a gestire i capricci dei loro bambini, i loro litigi con i fratelli, le opposizioni perché non ne vogliono sapere di smettere di giocare e andare a dormire avendo, però, lavato prima i denti…e in tutto questo cercare di controllarsi per non dire una parola in più o fare gesti inconsulti.

    “E’ tutto così difficile e complicato!” – mi ha detto l’altro giorno una mamma  – “Non avrei mai immaginato che fosse così faticoso crescere dei bambini! Io cerco di essere empatica, comprensiva, ma all’ennesimo urlo in faccia esplodo, urlo anch’io, gliene dico di tutti colori e qualche volta mi scappa anche la sculacciata. E non ottengo nessun risultato. Anzi. Mi sento una perdente, ma soprattutto una mamma tremendamente cattiva!”.

    Crescere un bambino è sicuramente un’esperienza in grado di donarci tanta gioia, emozioni indescrivibili. È un cambiamento di vita a dir poco esaltante.

    Ma è anche molto impegnativo e difficilmente si riescono a prevedere le fatiche che comporta allevare bambini.

    Purtroppo le false credenze sulla maternità sono dure a morire.

    Ed ecco che nel tentativo di corrispondere a un ideale di mamma brava e perfetta si vive questo ruolo continuamente proiettate sui bisogni dei figli, a discapito dei propri, costantemente preoccupate di ricordare cosa fare, cercando di non perdere il controllo sulla casa, sul lavoro, sulle attività da far svolgere ai bambini e sperimentando una grande fatica mentale che non si immaginava lontanamente potesse esistere e che purtroppo rischia di ritorcersi contro, in quanto lascia ampio spazio a vissuti di profonda inadeguatezza.

    Situazione questa in cui è di grande aiuto, per le mamme che frequentano i miei percorsi di Scuola Genitori, la dimensione del gruppo da cui sentirsi comprese, non giudicate, sostenute ad andare avanti attingendo le risorse dentro di sé, quelle reali su cui ciascun genitore può contare e non quelle ideali che, proprio perché distanti dalla realtà, portano inevitabilmente a sentirsi un fallimento.

    Che cosa aiuta una mamma a sentirsi una buona mamma, una mamma “accettabile” senza dover essere perfetta, rischiando di sentirsi costantemente impotente e inadeguata?

    IL POTERE DELLA CONNESSIONE

    La connessione è ciò che ci aiuta a stare meglio con noi stessi e con i nostri figli.

    Tutta la vita, in modo particolare quando diventiamo genitori, è caratterizzata dalla connessione: l’attesa, l’allattamento, lo svezzamento, i momenti in cui ci prendiamo cura dei nostri figli attraverso le coccole, quando giochiamo con loro, quando comunichiamo con le parole ma anche con lo sguardo, quando ascoltiamo i loro racconti.

    Tuttavia, anche la disconnessione fa parte della vita e della nostra relazione con i bambini.  

    Al termine della gravidanza la mamma si separa dal bambino.

    Un po’ di tempo dopo il piccolo lascia il seno per un cibo più solido.

    Poi man mano che cresce si allontana gattonando e successivamente camminando per andare alla scoperta del mondo.

    Ma avviene anche che noi ci separiamo dai nostri figli per riprendere il lavoro e loro da noi per andare all’asilo, a scuola.

    C’è anche una disconnessione più dolorosa, ed è quella che si verifica

    quando perdiamo la pazienza e urliamo contro di loro perché fanno esattamente l’opposto di quello che gli chiediamo,

    quando li minacciamo di punirli perché ci hanno mentito,

    quando ci arrabbiamo perché ci rispondono male o si picchiano tra di loro o infastidiscono la sorellina appena arrivata.

    Queste modalità aumentano la disconnessione, perché chiediamo troppo a noi stesse e di conseguenza ai nostri figli.

    Intrappolate nell’ideale della mamma perfetta e prigioniere di schemi rigidi che non fanno altro che complicarci la vita, invece di impegnarci a essere la mamma di cui i nostri bambini hanno davvero bisogno ci paragoniamo ad altri genitori e temendo di avere meno energie, di essere meno pazienti, meno creative ci denigriamo e svalutiamo.

    Nel tempo, prese dall’angoscia di sbagliare e di non offrire loro il meglio rischiamo di prestare attenzione solo agli aspetti che confermano le nostre paure, trascurando i veri bisogni sia nostri che dei nostri figli.

    Dobbiamo invece diventare esperte nel ricreare la connessione, nel ricaricarci emotivamente, altrimenti il nostro malessere rischia di ricadere pesantemente sui nostri figli e sull’ambiente familiare in generale.

    Come?

    La parola d’ordine è divertimento!

    Studi e ricerche segnalano che divertirsi è uno dei modi migliori per ritrovare se stessi.

    Molto spesso la disconnessione ha luogo quando ci prendiamo troppo sul serio e, focalizzate esclusivamente sul dare priorità ai nostri figli, non ci autorizziamo a dedicare del tempo a noi stesse e al nostro benessere psicofisico.

    “Eh si,” – mi dicono spesso le mamme che arrivano da me in consulenza o che partecipano ai miei corsi – “sarebbe bello riuscire a dedicarsi del tempo, ma le giornate volano e si arriva a sera stanche e sfinite. E poi, serve sicuramente un investimento economico significativo per pagarsi una vacanza o qualcuno che si occupi della casa o dei figli mentre si cerca di ricavarsi uno spazio tutto per sé”.

    In realtà, non servono grandi sforzi per staccare la spina e divertirsi. E soprattutto non sono necessari grandi eventi.

    Ascoltare un brano che ci piace in modo particolare,

    indugiare un po’ di più nel sorseggiare un caffè,

    parlare a lungo con un’amica,

    leggere un bel libro lentamente,

    dedicarsi a piccole frivolezze come fare un breve giro per negozi, anche senza fare acquisti.

    Cara mamma, non lasciarti ossessionare del “dovere”, dal “Devo farcela a tutti i costi!”.

    Qualche volta prova a sederti e riposare per due o tre minuti solamente e rivolgendoti a te stessa dì: “Mi siedo, rimango qui in presenza di me stessa e non faccio assolutamente niente!”.

    La vita può aspettare un attimo mentre non sei occupata con essa.

    E’ innegabile!

    Quando diventiamo genitori, soprattutto per i primi anni, il tempo a nostra disposizione si riduce notevolmente.

    Ciononostante dobbiamo continuare a coltivare, curare e difendere la nostra interiorità, a salvaguardare il nostro benessere mentale.

    Ne beneficeranno anche i nostri figli con cui avremo più piacere di interagire, non solo per soddisfare le loro necessità primarie.

    Solo una mamma in pace con se stessa è pronta per relazioni soddisfacenti e profonde.

    SII UNA BUONA MADRE PER TE STESSA!

    Ognuno di noi porta dentro di sé una madre e un padre.

    Sono i nostri genitori interiori.

    La nascita di un figlio riattiva, inevitabilmente, emozioni, pensieri, stati d’animo, credenze educative legati all’esperienza dell’essere stati figli.

    Come ho già scritto in un articolo precedente e come ci ricorda Maria Montessori con il suo concetto di mente assorbente, siamo frutto di un lungo “assorbimento”.

    Le esperienze vissute nel nostro primo ambiente, hanno contribuito a creare abitudini e convinzioni che fanno di noi i genitori che siamo adesso. Le informazioni che abbiamo ricevuto hanno dato forma alla nostra personalità. Sono penetrate nella nostra mente, nei nostri neuroni, diventando il modello genitoriale con cui affrontiamo la relazione con i nostri figli.

    Questo è anche quanto ci confermano, oggi, le neuroscienze.

    Prova, perciò, a osservare i tuoi genitori interiori e a percepire quanto le loro parole e i loro comportamenti risuonano ancora dentro di te, nel tuo cuore e nella tua mente.

    Con consapevolezza e senza giudizio lascia andare tutto ciò che senti non ti è utile e piuttosto sforzati di trasformarlo in amore incondizionato, protezione, presenza, supporto per te.

    Stai dalla tua parte, difenditi.

    Legittima la tua stanchezza,

    sii compassionevole verso i tuoi sbagli,

    non infierire contro te stessa contro la tua incapacità, a volte, di mantenere l’autocontrollo,

    sii più indulgente verso i tuoi limiti,

    accetta che possono esserci momenti in cui non lo sopporti proprio tuo figlio con i suoi comportamenti imbarazzanti, esagerati, irritanti, fastidiosi che feriscono profondamente la tua sensibilità,

    chiediti spesso se quello che stai facendo ti rende davvero felice o lo fai per compiacere gli altri,

    credi nelle tue potenzialità

    e soprattutto

    incoraggiati a lasciar perdere lo zelo della perfezione.

    “Non è assolutamente necessario che noi appariamo perfetti agli occhi dei bambini”. Maria Montessori

    Se senti di fare fatica a occuparti di te e del tuo benessere interiore allora contattami compilando il modulo qui sotto

  • Bravi Genitori o Buoni Genitori? Ti spiego la differenza

    Bravi Genitori o Buoni Genitori? Ti spiego la differenza

    È del tutto naturale idealizzarsi quando ci si accinge a mettere al mondo un figlio e immaginarsi nella nuova esperienza come un genitore sempre felice, appagato e soprattutto bravo!

    Il noto P. C. Racamier scriveva: “Se non ci fosse l’idealizzazione iniziale, il ruolo di genitori è così faticoso che nessuno metterebbe al mondo dei figli”.

    Nel progettare di avere dei bambini si parte sempre da un’ideale di sè che non lascia posto alla rabbia, alla frustrazione, all’irritazione, alla stanchezza. Si, ogni tanto potrebbe esserci qualche preoccupazione,

    ma un bravo genitore sa come tenere tutto sotto controllo!

    Molto presto però, dopo la nascita, ci si rende conto che gli imprevisti e le situazioni impegnative sono davvero tante e faticosamente gestibili.

    • Il bambino continua a svegliarsi, anche 5/6 volte per notte!
    • Piange frequentemente per un nonnulla e non si capisce il perché di questo strano comportamento
    • Appena è un po’ cresciuto, la mattina non ne vuole sapere di uscire di casa per andare all’asilo
    • Promette che non piangerà quando avremo spento la TV e invece ci si ritrova a urlare perché non vuole più alzarsi dal divano
    • Ogni giorno è una lotta perché non vuole fare i compiti

    Ecco che stati d’animo del tutto inaspettati prendono il posto della gioia e della felicità che tanto ci si aspettava “tutte emozioni che già normalmente sono abbastanza faticose da gestire, ma che possono diventare intollerabili se confrontate all’idealizzazione iniziale, soprattutto l’ostilità e l’aggressività, che sono un vero e proprio tabù sociale nei confronti dei bambini piccoli”. A. Marcoli

    Si fa presto, allora, a sentirsi un fallimento totale, sia come genitori che come persone, non all’altezza della situazione, schiacciati da un grande senso di colpa e senza più speranza che le cose possano migliorare.

    Che distanza abissale tra l’immaginario e la vita reale di un genitore!

    Cara mamma, caro papà, devi sapere che quel modello di bravo genitore di cui si è nutrita la tua immaginazione, così perfetto e in grado di avere il controllo su tutto è l’esatto opposto della vita che per definizione è imperfetta, piena di imprevisti e di situazioni che sfuggono a qualsiasi possibilità di previsione da parte di ogni essere umano.

    E il “luogo” per eccellenza dove quotidianamente apprendi questa grande lezione è la relazione con i tuoi figli.

    La vita di un genitore è piena di imprevisti e ogni mamma, ogni papà li affronta in maniera diversa, in base al proprio temperamento, alla propria storia d’infanzia, alle caratteristiche del proprio ambiente, alla rete di relazioni familiari e amicali e con gli strumenti che ha a disposizione in “quel” preciso momento.

    Il bravo genitore, quello perfetto, sempre calmo e sorridente, che non urla, non dice parolacce, non fa gesti inconsulti, ma si diverte sempre e tantissimo con i figli non esiste.

    Anche se sono tanti i manuali e i nuovi “influencer” dell’educazione che lo affermano.

    Si tratta solo di una trappola mentale che non permette di entrare in autentica sintonia con i bisogni reali dei propri figli e che nel tempo rischia di creare un potenziale fattore disfunzionale nella relazione con loro e nei bambini stessi.

    Ciò che conta davvero è impegnarsi per fare del proprio meglio per essere genitori sufficientemente buoni.

    Mi spiego.

    Ai bambini non giova vivere in un ambiente di perfezione stereotipata.

    Non sanno che farsene.

    Come ci ricorda D. W. Winnicott, i nostri figli hanno bisogno di avere intorno a sé “esseri umani, pur con le loro inevitabili inadeguatezze”. A questo proposito, il noto pediatra, utilizza l’espressione “sufficientemente buono” per indicare quel genitore “necessario” al bambino.

    E continua sostenendo che con i bambini dobbiamo essere noi stessi. “Se ci comportiamo così, i nostri figli riusciranno a conoscerci. Se, invece, recitiamo una parte verremo sicuramente scoperti non appena ci sorprenderanno senza il trucco”.

    Attenzione, però!

    Essere genitori “sufficientemente” buoni non significa cavarsela con pochi sforzi.

    Tutt’altro!

    La buona genitorialità

    Una buona genitorialità si costruisce attraverso un esercizio quotidiano di consapevolezza che ci aiuti a riflettere su ciò che stiamo facendo e come lo stiamo facendo.

    Perché è solo in questo modo che riusciamo a sintonizzarci con i veri bisogni dei nostri figli.

    Ti faccio un esempio: quando ti rendi conto che con il tuo tono di voce rischi di banalizzare o sminuire ciò che prova tuo figlio, oppure che con le tue parole lo stai ferendo “Ma sei un incapace!”…ecco in quei casi ti si si presenta una preziosa opportunità per fare una scelta importante.

    Infatti, puoi scegliere di lasciarti guidare dai tuoi automatismi – in fondo più comodi e familiari perché sei cresciuta/o così! – o puoi prenderti una pausa per cercare di capire più chiaramente cosa ci sta dietro a quella tua intensa reazione.

    Malgrado le abitudini emotive della tua mente fanno di tutto per condizionarti, puoi provare a cambiare sguardo e chiederti: “Che cosa sto facendo in questo momento?”, “Perché reagisco in maniera così esagerata a questa situazione?”, “Fino a che punto mi spingerò se continuo a mantenere questo stato d’animo?”, “Di cosa ha realmente necessità mio figlio, da parte mia, in questo momento?”, “Quali scelte ho?”.

    Non è importante cosa fai, ma “come sei” nella relazione con i tuoi figli.

    E’ questa la sostanziale differenza tra un bravo genitore, concentrato esclusivamente sul fare, sui risultati che raggiunge, sui successi che ottiene e un buon genitore più dedito, invece, ad essere quella mamma e quel papà “necessaria/o” per i suoi figli.

    Ed è proprio in questo modo che i genitori che partecipano ai miei corsi si allenano per rinforzare il “muscolo” della consapevolezza. Nel tempo lo sguardo su se stessi e sui loro bambini, gli atteggiamenti, la loro stessa vita cambiano profondamente e in maniera durevole. Si sentono più sereni, più sicuri e capaci di affrontare le sfide che crescere un figlio, inevitabilmente, comporta.

    PENSIERI FINALI…

    Essere buoni genitori può rappresentare un’opportunità per incarnare ciò che di migliore esiste dentro di sé ed esprimerlo nella relazione con propri figli e con il mondo intorno…a patto che si sia in possesso degli strumenti giusti!

    Perciò, se pensi che quello che stai facendo in questo momento ti sta rendendo un genitore migliore allora sono felice per te.

    Se invece vuoi diventare il genitore che hai sempre desiderato essere, i miei corsi possono essere per te l’inizio di un cambiamento straordinario che ti consentirà di mettere in gioco nel migliore dei modi le tue risorse, per aiutare i tuoi figli a coltivare il loro potenziale e crescere più sereni, sicuri di sé e realizzare pienamente se stessi.

    Contattami per avere maggiori informazioni sui miei corsi per diventare un genitore migliore e consapevole. Compila e invia il modulo qui sotto con la tua richiesta

  • Buoni Propositi Per Il Nuovo Anno…In Stile Montessori

    Buoni Propositi Per Il Nuovo Anno…In Stile Montessori

    PER ESSERE OGNI GIORNO LA MIGLIORE VERSIONE DI TE STESSO COME GENITORE

     

    Il 2022 è alle porte e se sei un genitore, è molto probabile che nella lista degli obiettivi che ti proponi di raggiungere con il nuovo anno ci sia anche il proposito di diventare un genitore migliore.

    Da due anni a questa parte la pandemia ha fatto terra bruciata su tante delle nostre certezze, obbligandoci a cercare nuovi equilibri in molti aspetti della nostra vita. E quella della relazione con i figli risulta essere un’area di miglioramento particolarmente presa in considerazione. Come ho già scritto in un altro articolo – https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/la-pandemia-e-la-calma-perduta/ – se essere genitori non è mai stata una passeggiata, la pandemia non ha fatto altro che rendere ancora più complesso il lavoro educativo di mamma e papà. Ha spinto sull’acceleratore delle fatiche già esistenti.

    Quale momento migliore, allora, se non adesso, per definire alcuni punti di attenzione su cui concentrarti nei prossimi 12 mesi?

    Ne ho preparati 5 per te!

    SUGGERIMENTI PRATICI PER AFFRONTARE IL NUOVO ANNO

    LIBERATI DALLE CONVINZIONI LIMITANTI

    Chiediti quotidianamente cosa sei abituata/o a osservare nel tuo bambino. Se continui a focalizzarti solo sugli aspetti che ritieni faticosi o sulle sue mancanze, sappi che in questo modo non fai altro che “fissare” e “strutturare” questo tipo di realtà. Ti ritroverai, perciò, ad avere sempre quei problemi e a lamentarti continuamente di quelle difficoltà. Se sei convinta/o che tuo figlio sia solo un bambino ostinato, poco collaborativo, che non ascolta, che non si sa controllare, che sceglie intenzionalmente di comportarsi male, forse ti occorre una nuova chiave di lettura, che ti aiuti a mantenere il tuo focus solo su ciò che di positivo vuoi potenziare nel tuo bambino.

    Ricorda che le percezioni create al di fuori della consapevolezza generano, inevitabilmente malintesi, pregiudizi, incomprensioni.

    La buona notizia è che il nostro cervello è talmente plastico che possiamo “programmarlo” per vedere le cose diversamente. Bisogna solo allenarlo.

    “Che cosa cerchiamo realmente in un bambino? Quasi sempre siamo alla ricerca di errori e non solo di quelli che ha fatto, ma anche di quelli che potrebbe fare. L’unica cosa che possiamo fare veramente è cambiare il nostro atteggiamento nei riguardi del bambino, amarlo di un amore che crede nella sua personalità e nel fatto che egli è buono, un amore che non vede i suoi difetti, ma le sue virtù, che non lo reprime ma lo incoraggia e gli dà libertà”. Maria Montessori

    ACCETTA I TUOI FIGLI PER QUELLO CHE SONO E NON ATTRAVERSO IL FILTRO DELLE TUE ASPETTATIVE

    Quando diventiamo genitori è normale nutrire delle aspettative nei confronti dei nostri figli, su come dovrebbero comportarsi, di quali amici dovrebbero circondarsi, come dovrebbero vestirsi, quali studi dovrebbero intraprendere…

    Ma perché queste attese non siano di ostacolo alla loro crescita, dobbiamo stare attenti a non aggrapparci morbosamente ad esse. E’ necessario, perciò, ricordarci che sono solo pensieri, caricati di forti emozioni. E non sempre realistici e adeguati a chi sono veramente i nostri bambini.

    Essere capaci di lasciare perdere le aspettative che non aiutano i nostri figli a crescere bene e rischiano di distruggere la loro serenità è un atto di grande consapevolezza e amore nei loro confronti.  Fai attenzione e chiediti, giorno per giorno, se le attese che nutri verso i tuoi figli sono rivolte a colmare i tuoi vuoti o a compensare i tuoi desideri. Se è così, impegnati a prenderti cura di queste antiche ferite, senza delegarle ai tuoi bambini. “Chiedete a vostro figlio solo ciò che è in grado di darvi”. Maria Montessori

    SII UN BUON MODELLO PER I TUOI FIGLI

    Quali sono i tuoi comportamenti e automatismi quotidiani? Sono coerenti con gli atteggiamenti che desideri vedere nei tuoi figli? Se vuoi che si comportino bene, siano empatici, non urlino, siano fiduciosi, sereni allora non hai vie di scampo: devi esserlo tu stessa/o per prima/o!

    I bambini possiedono un meccanismo cerebrale che assorbe senza filtri e si struttura a partire da tutto ciò che vivono e percepiscono nell’ambiente in cui sono immersi. “Il bambino crea la propria carne mentale usando le cose che sono nel suo ambiente” (Maria Montessori).

    Come in uno specchio i figli ci restituiscono quotidianamente tutto ciò che gli abbiamo insegnato, il più delle volte senza accorgercene, semplicemente vivendo al loro fianco. Perciò, ricorda: i tuoi atteggiamenti e comportamenti preannunciano i loro, proprio per questo devono essere esemplari!

    EDUCA A LUNGO TERMINE

    Nella concezione di Maria Montessori, l’educazione non è solo un episodio della vita: essa dovrebbe cominciare con la nascita e durare così a lungo come la vita stessa. L’educazione è concepita da lei non soltanto come una «trasmissione di cultura», ma piuttosto come un aiuto alla vita in tutte le sue espressioni”. Mario Montessori 

    Siamo così abituati ad andare di fretta, a lottare contro il tempo che ci risulta molto difficile comprendere che la crescita dei nostri figli è caratterizzata dalla lentezza. Ci lasciamo, invece, ossessionare costantemente dal bisogno di raggiungere, i tempi brevi, risultati tangibili e concreti. Così, se i nostri bambini piangono ancora disperatamente quando andiamo a prenderli a casa dei loro amici o non hanno ancora imparato a riordinare la stanza dopo aver giocato, o fanno “orecchie da mercante” quando gli diciamo che la cena è pronta e devono raggiungerci a tavola, ci assale lo sconforto.

    Sappi che occorre tempo per lo sviluppo e che ci vogliono almeno 25 anni perché i nostri figli consolidino quelle abilità che permettono loro di gestire e controllare i propri impulsi e le proprie emozioni e di essere consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni. Sii paziente con il ritmo lento con cui si sviluppa il loro cervello.

    Se desideri che crescano sereni, responsabili e riescano bene in quello che fanno, devi sapere che non esistono scorciatoie. Così come per tutti gli eventi che caratterizzano il nostro vivere quotidiano. Anche per la realizzazione di una semplice ricetta è fondamentale attendere il tempo “necessario”.

    I grandi risultati si ottengono sempre grazie alla pazienza, alla costanza e soprattutto al duro lavoro.

    Forse, per un lungo tempo ti sembrerà di non vedere i frutti del tuo grande impegno, della tua devozione, della tua perseveranza. Non mollare!

    Come ci ricorda il grande P. C. Racamier “L’Io lavora nel tempo”. Il tuo Io di genitore, perche tu possa crescere e raggiungere la migliore versione di te stesso, e quello del tuo bambino che sta ancorando solide radici nel terreno che gli stai offrendo, per prepararsi all’adulto che sarà.

    PRENDITI CURA DI TE PERCHE’ GENITORI FELICI CRESCONO FIGLI FELICI

    Il più grande dono che possiamo fare ai nostri figli è il nostro sé più autentico e questo comporta una crescita continua nella conoscenza di noi stessi e nella consapevolezza.

    Chiediti costantemente che tipo di genitore sei con te stessa/o, con le tue fragilità, con i tuoi bisogni, con i tuoi desideri, con il tuo bambino interiore, perché è solo in questo modo che potrai comprendere quanto puoi essere di aiuto ai tuoi figli. Essere madri e padri cambia la nostra coscienza, ci aiuta a costruire un senso di noi più ampio, richiede un lavoro su di sé così potente da far emergere la parte più autentica di noi, la nostra anima.

    Ma per permettere che essa spicchi il volo è necessario fare il vuoto dentro di noi, liberarci da tutto ciò che nel passato ci ha ferito e ha soffocato i nostri sentimenti, dalle prigioni mentali che in qualche modo ci siamo costruiti, e assumere un approccio educativo che corrisponda all’anima dei nostri figli. E’ solo ritrovando la parte migliore di noi stessi che potremo permettere ai nostri figli di scoprire e sviluppare la loro.

    “Fino ad ora, noi ci siamo interessati quasi esclusivamente al mondo esterno (…). Ebbene, ora, dobbiamo voltarci di nuovo verso l’anima umana. Anche lei contiene dei tesori nascosti, delle energie sconosciute, dei segreti che attendono di rivelarsi. E, dall’anima umana, otterremo il più grande miracolo e il più urgente: quello di migliorare l’umanità”. Maria Montessori

    In questo nuovo anno che ti aspetta ricordati spesso di concederti tempo per te: leggi un libro, leggilo lentamente parola per parola, soffermati a guardare dalla finestra la gente che passa, metti via il cellulare per qualche ora, parla a lungo con un amico, molla la presa, allenta il controllo e lascia, ogni tanto, che le ore e i minuti scorrano via, senza meta. Prendi te stessa/o davvero sul serio!

    E PER FINIRE RICORDA CHE…

    non esistono formule magiche per essere “bravi” genitori, sempre comprensivi, pazienti, calmi. È molto difficile mantenere questi atteggiamenti quando il comportamento dei nostri figli ci provoca emozioni forti e intense.

    Oggi la scienza conferma che il cervello del bambino è addirittura programmato per funzionare meglio quando la relazione con i propri genitori non è sempre in sintonia. Esiste una “regola dei terzi” che gli studiosi associano a un tipo di attaccamento più sicuro e addirittura a una maggiore resilienza nei bambini. Questa “regola” prevede che la relazione tra genitori e figli attraversi cicli regolari di accordo, disaccordo e riparazione. Una relazione che rischia di venire compromessa quando le mamme e i papà sono troppo spesso non in sintonia con i propri figli o addirittura troppo spesso in sintonia con loro.

    Quindi…il segreto per essere un buon genitore, un genitore “quasi” perfetto, risiede nello sforzo di comprenderci meglio, di fare chiarezza su noi stessi, per guadagnare più consapevolezza nella relazione con i nostri figli.

    Non dobbiamo avere timore: le imperfezioni fanno parte del nostro essere genitori e i nostri figli cresceranno bene anche guardando ai nostri difetti e alle nostre mancanze!

    Contattami se hai bisogno di approfondire qualche aspetto di questo articolo – info@localhost

  • Essere Genitori Oggi. Pillola Rossa o Pillola Blu?

    Essere Genitori Oggi. Pillola Rossa o Pillola Blu?
    Essere genitori ci pone quotidianamente di fronte a delle scelte:

    • ​alzo la voce, perché penso che in questo modo lo capirà una volta per tutte o mi sforzo di mantenere la calma, anche se non è facile, perché so che nel tempo questo atteggiamento risulterà più efficace? 
    • Lo minaccio dicendogli che non gli farò più vedere il suo cartone preferito in tv – anche se so che in questo caso mi ubbidirà solo perché ha paura di perdere un privilegio -, oppure provo a raggiungere un accordo che sia sostenibile per mio figlio e che lo aiuti a non pretendere gratificazioni immediate e a tollerare le contrarietà? – “So che vuoi che giochi con te, ma adesso devo inviare una mail di lavoro. Dopo faremo un gioco insieme”

     

    Nel film di fantascienza Matrix, il protagonista Neo si trova a un certo punto di fronte alla difficile scelta di scegliere se prendere la pillola rossa o la pillola blu. La pillola rossa gli svelerebbe la realtà come veramente è, con tutte le inevitabili sfide che questa comporta. La pillola blu è invece quella dell’apparente tranquillità o della rassegnazione. Se Neo sceglierà di prendere questa, potrebbe vivere “tranquillamente”, nella perpetua illusione che tutto va bene così.

     

    Queste le parole che il misterioso Morpheus rivolge all’eletto Neo: È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più”.

     

     
    E’ lo stesso crocevia di fronte al quale ci si trova quando si diventa genitore:
    • ​crescere ed educare i propri figli nello stesso e identico modo in cui siamo stati cresciuti ed educati noi – “si è sempre fatto così!” 
    • oppure scegliere di cambiare le cose, percorrendo la strada della consapevolezza che consente di diventare persone e genitori migliori.

     

     

    Come vuoi che i tuoi figli crescano?

     

    Ti preoccupa pensare a come diventeranno tra un po’ di anni?

    Crescere un figlio non è un processo semplice. Non lo è mai stato.
    ​In modo particolare da due anni a questa parte.

     

    Sono profondamente convinta che questa emergenza sanitaria ci abbia messo davvero alle strette, facendo leva su tutta la nostra fragilità educativa. Ma offrendoci, allo stesso tempo, l’opportunità di migliorarci e diventare genitori più consapevoli La Pandemia e La Calma Perduta

     

     
    Cara mamma, caro papà, oggi come non mai, puoi scegliere tra queste due possibilità:

     

    1.  da un lato la pillola blu che apparentemente rappresenta la scelta più facile. “Domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai”. Getti la spugna e con il pilota automatico perennemente inserito, sull’onda dell’emotività, continui con il tuo modo abituale di reagire ai comportamenti scorretti dei tuoi figli: urlando, imponendo, minacciando castighi, promettendo premi, facendo semplicemente quello che facevano i tuoi genitori con te oppure l’esatto contrario, e accontentandoti solo di obiettivi a breve termine. I tuoi figli devono smettere di comportarsi male e fare immediatamente quello che vuoi tu.
    1. ​​​​Dall’altro lato la pillola rossa, quella della consapevolezza! Consapevolezza del fatto che crescere un figlio è impegnativo, a tratti molto faticoso, soprattutto perché richiede di fare pulizia dentro se stessi. Un percorso altamente sfidante, ma profondamente liberatorio perché ti connette con la tua anima, con la parte migliore di te. E rappresenta l’unico modo per “scoprire” l’infanzia e vedere chi è veramente tua/o figlia/o. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”.  

     

    ​Se scegli di “rinunciare” momentaneamente a ciò che ti risulta più comodo – “così hanno fatto con me! Non mi sembra di essere cresciuto male!” -, a favore di ciò che è necessario fare per rispondere adeguatamente ai reali bisogni dei tuoi figli, affinchè diventino adulti sani, sensibili e responsabili, questa modalità di approccio alla relazione, intenzionale e consapevole, ti permetterà di raccogliere molto di più di quanto hai seminato. Non solo avrai aiutato i tuoi figli ad acquisire abilità importanti per il loro benessere presente e futuro (gestire sentimenti di rabbia, controllare i propri impulsi, rendersi conto delle conseguenze che possono avere le proprie azioni, essere in grado di rispettare gli altri), ma avrai impattato su tutta la tua famiglia e anche sulle generazioni future, perché i tuoi figli dopo essere cresciuti nell’ amore incondizionato, nel rispetto, nell’ascolto autentico educheranno a loro volta i propri figli con questo stesso approccio improntato alla collaborazione e al sostegno incondizionato.


    Cara mamma, caro papà, cosa scegli oggi? La pillola rossa o la pillola blu?  


    Sappi che essere genitori inconsapevoli rischia di farci perdere occasioni preziose di crescita, non ci permette di diventare genitori migliori.
    Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più”.


    Se vuoi che questo non accada, se desideri gestire con competenza ed efficacia la relazione con i tuoi figli, allora la mia SCUOLA GENITORI è ciò che fa per te.
     
    Un’occasione preziosa di approfondimento e di crescita come persona, come genitore, in grado di fornirti, attraverso gli insegnamenti montessoriani, spunti pratici e concreti, strumenti per lavorare sulla tua consapevolezza genitoriale e alzare l’asticella nella relazione con i tuoi figli.
     

     A differenza di altre proposte formative rivolte ai genitori che rimangono iniziative isolate o eventi occasionali, la Scuola Genitori da me ideata e diretta, grazie alla sua struttura in più livelli, si caratterizza come un percorso di affiancamento e supporto permanente per genitori con bambini da 0 a 11 anni. Le mamme e i papà che vi partecipano, infatti, hanno l’opportunità di essere accompagnati con continuità nelle diverse fasi di crescita dei loro figli, attraverso percorsi specifici basati sulla riflessività e la consapevolezza, per essere aiutati ad affrontare le situazioni faticose in modo diverso e stabilire relazioni sicure, empatiche ed efficaci con i propri bambini.

     
    A breve, in Ottobre, riparte la 7° edizione.

     

    In presenza e online.
     
    I posti saranno limitati.
     

    Non perdere questa opportunità di miglioramento genitoriale!

     

     
    Per maggiori informazioni clicca qui https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/scuola-genitori-secondo-approccio-montessoriano/
  • La Pandemia e La Calma Perduta

    La Pandemia e La Calma Perduta

    Da quando è in corso la pandemia, sembra che essere genitori stia diventando più difficile che mai!

    E’ quanto emerge da una ricerca condotta nell’ambito del progetto europeo Depcip (Digitised education of parents forchildren protection) e che ha coinvolto, durante il lockdown,  circa 1000 genitori provenienti da diversi Paesi, tra cui L’Italia. In questo duro periodo, tanti di loro (circa il 70% degli intervistati!) hanno dichiarato di aver sperimentato emozioni estremamente contrastanti, oscillando tra ansia e serenità, preoccupazione e momenti decisamente favorevoli.

    Nonostante da questa ricerca emergano molti stati d’animo positivi, come la serenità, la speranza e la gioia di poter dedicare più tempo ai figli, “grazie” al periodo di emergenza Covid, il 29% dei genitori intervistati dichiara di fare ricorso, spesso e volentieri, alle punizioni fisiche come metodo educativo, l’84% afferma di alzare la voce e circa l’80% di utilizzare le maniere forti per limitare l’accesso dei figli al telefonino, la tv, i videogiochi. A tutto questo si aggiungono le difficoltà nella gestione delle attività scolastiche a casa, la fatica nel farsi ascoltare dai figli e il non riuscire a ritagliarsi uno spazio per sé, per ricaricarsi.

    Situazioni che hanno portato le mamme e i papà a perdere con facilità la calma!

    Insomma, se essere genitori non è mai stata una passeggiata, la pandemia non ha fatto altro che rendere ancora più complesso il lavoro educativo di mamma e papà che, a causa di questa emergenza sanitaria, si sentono più vulnerabili, più disorientati, più stressati.

     

    Certo, ne sono profondamente convinta, la pandemia non ha fatto altro che evidenziare quanto era già fragile prima.

    Ha spinto sull’acceleratore delle fatiche già esistenti.

     

    Nello stesso modo in cui la tempesta di vento e pioggia Vaia del 2018, che si è abbattuta su Trentino, Veneto e Lombardia, ha sradicato prevalentemente abeti rossi, una tipologia di alberi che ha radici molto superficiali. E che alla prima vera difficoltà, sono “saltati” come niente!

    E alberi come gli abeti bianchi, i faggi, gli aceri, che hanno radici che vanno più in profondità e per questo motivo hanno resistito senza subire lo sradicamento, sotto la potente forza del vento si sono spezzati, rimanendo inutilizzabili come legname da opera.

     

    Quella della tempesta di Vaia, oltre ad essere stato un evento dalle drammatiche conseguenze, è una metafora che ho scelto di utilizzare per farti comprendere come questa emergenza sanitaria ha impattato duramente sulle famiglie, amplificando notevolmente lo stress genitoriale. In particolare tra le madri e i padri già affaticati prima dell’emergenza, ma anche laddove la relazione tra genitori e figli non era particolarmente problematica.

    Ne ricevo continua conferma dalle molteplici famiglie che in questo periodo mi rivolgono le loro richieste di aiuto, chiedendomi consulenza.

     

    Non scrivo queste cose per scoraggiarti, ma voglio portare la tua attenzione su un aspetto imprescindibile della relazione tra genitori e figli e che da più di 20 anni sostengo nel mio lavoro come pedagogista: è di fondamentale importanza prendersi cura della propria crescita come genitore per occuparsi al meglio di quella dei figli, affinchè crescano forti e sicuri di sè, nonostante le “tempeste” a cui inevitabilmente andranno incontro nella loro vita.

     

    Devi sapere che la competenza genitoriale rappresenta un fattore protettivo importante nella relazione con i figli e gioca un ruolo fondamentale nel regolare le lor reazioni emotive legate a momenti stressanti e faticosi.

     

    Cosa stai facendo per sviluppare quelle competenze necessarie che ti permettono di vivere al meglio la relazione con i tuoi figli?

    In che modo stai allenando quelle capacità che ti aiutano ad affrontare le sfide quotidiane di fronte alle quali ti mettono i tuoi figli?

     

    Essere genitori può essere un’esperienza ricco di soddisfazioni e molto gratificante…se sai come fare.

     

    Ricorda: il futuro si costruisce nel presente.

    Maria Montessori lo sosteneva ancora un centinaio di anni fa. “Per costruire il futuro è necessario vigliare sul presente. Quanto più verranno curati i bisogni di un periodo, tanto maggiore successo avrà il periodo successivo”.

     

    Non ci sono alternative!

     

    “L’ambiente della prima infanzia ha influenza determinante sulle esperienze successive, sul modo di affrontare e sentire la vita” scriveva Grazia Honegger. E ancora “negli anni a venire sarà tempo sprecato quello dedicato ai moralismi, ai rimproveri o addirittura a lodare i nostri figli se fin dalla nascita hanno assorbito in maniera indelebile le mancanze e i “vizi” del nostro comportamento. Quando sarà adulto, il bambino “crederà di aver dimenticato, ma (…) torneranno brandelli di quanto «allora» vedeva e del «come» sentiva, senza precisa consapevolezza”.

     

    Perciò, se sei convinta/o che quello che stai facendo ora ti soddisfa pienamente, sono davvero felice per te!

    Se invece ritieni che hai bisogno di migliorarti, di appropriarti degli “utensili” giusti per sviluppare una relazione positiva con i tuoi figli, fondata sulla calma, sulla fiducia, sulla capacità di educare con fermezza, senza durezza per rispondere adeguatamente ai loro bisogni reali e fare in modo che crescano emotivamente sereni, la mia SCUOLA GENITORI può aiutarti a diventare la madre, il padre che desideri essere.

     

    A differenza di altre proposte formative rivolte ai genitori che rimangono iniziative isolate o eventi occasionali, la Scuola Genitori da me ideata e diretta, grazie alla sua struttura in più livelli, si caratterizza come un percorso di affiancamento e supporto permanente per genitori con bambini da 0 a 11 anni. Le mamme e i papà che vi partecipano, infatti, hanno l’opportunità di essere accompagnati con continuità nelle diverse fasi di crescita dei loro figli, attraverso percorsi specifici basati sulla riflessività e la consapevolezza, per essere aiutati ad affrontare le situazioni faticose in modo diverso e stabilire relazioni sicure, empatiche ed efficaci con i propri bambini.

     

    A breve, in Ottobre, riparte la 7° edizione.

    In presenza e online.

    I posti saranno limitati.

     


    Non perdere questa opportunità di miglioramento genitoriale!

     

    Per maggiori informazioni clicca qui https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/scuola-genitori-secondo-approccio-montessoriano/

  • Smetti Di Essere Una Brava Mamma!

    Smetti Di Essere Una Brava Mamma!

    Se stai vivendo il tuo ruolo materno con un’aspettativa molto alta verso te stessa (per intenderci, quella della mamma perfetta!), sappi che questa situazione rischia di ritorcersi inevitabilmente contro di te, facendoti sperimentare prima o poi un inevitabile vissuto di fallimento.

     

    “Daniela, non mi sento mai all’altezza della situazione. Quando mia figlia non si comporta bene, urla, piange disperatamente, oppure non vuole mollarmi un attimo o diventa aggressiva con le sue compagne, io mi sento travolta e schiacciata dal senso di colpa di non essere in grado di crescerla bene”.

    E’ quello che mi ha raccontato l’altro giorno in consulenza una mamma. E non è l’unica!

     

    Se senti che queste parole risuonano dentro di te, allora leggi con attenzione cosa ho da dirti.

     

    Devi smettere di voler essere una supermamma perché questo modello a cui tendi è scollegato dalla realtà della vita. È solo una trappola che ti tiene prigioniera di regole e schemi che non fanno altro che complicarti la vita e renderti infelice.

    Non è vero che una mamma deve essere sempre sorridente, empatica, non urlare mai, né tantomeno lasciarsi scappare, talvolta, una parolaccia.

    Perciò, impara ad essere più flessibili con te stessa e a non dare troppo peso alle aspettative, soprattutto quando cominciano a diventare eccessive.

    Come nel caso in cui alimenti la convinzione che una mamma nutra solo sentimenti positivi nei confronti dei figli. In realtà, si tratta di uno stereotipo culturale particolarmente dannoso che costringe le madri ad anteporre ogni esigenza e richiesta dei figli a se stesse. Obbligandole all’infelicità.

    Sapevi che una certa dose di ambivalenza dei sentimenti fa assolutamente parte di tutte le relazioni, soprattutto di quella particolarmente viscerale che esiste tra le mamme e i loro figli? “Esiste dunque una «normale» ambivalenza, una coesistenza «necessaria» direi, di odio e amore, di accoglimento profondo e di rifiuto, di sentimenti contraddittori (…) nell’intimissimo rapporto tra ogni madre e ogni figlio”. F. Barale

     

    La relazione tra genitori e figli è quella in cui un essere umano fa e dà in assoluto il massimo che può per un altro essere umano.

    Pensa a quanto tempo – giorno e notte -, quante attenzioni hai dedicato e continui a dedicare ai tuoi bambini, per prendertene cura. Il ruolo materno, soprattutto quando i nostri figli sono molto piccoli, è estremamente impegnativo e totalizzante e porta con sé un carico di preoccupazioni e sollecitudine inimmaginabile nel momento in cui diventiamo genitori.

    Non si tratta, quindi, di essere brave mamme.

    Ma mamme serene, consapevoli dei propri bisogni e desideri, delle proprie fragilità e delle proprie risorse, in grado di accettare che a volte saremo in adorazione assoluta dei nostri figli (il più delle volte!), altre profondamente ostili nei loro confronti (“Lo lancerei dalla finestra!”) e ricordando che “non è assolutamente necessario che noi appariamo perfetti agli occhi dei bambini”. Maria Montessori

    Come ho scritto nel mio libro “Montessori è solo una moda se non diventi un genitore consapevole”https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/libro-montessori-solo-moda-se-non-diventi-genitore-consapevole/ una relazione solida non è una relazione perfetta “ una relazione affettuosa ed emotivamente reattiva tutto il tempo, né è una relazione in cui il genitore comprende sempre il figlio. Una solida relazione è semplicemente una relazione che sia mediamente affettuosa e sensibile e basata sulla comprensione in modo affidabile oltre che una relazione in cui, se un genitore ha difficoltà almeno cerca di fare del proprio meglio”. R. Pally

     

    Una mamma che fa i suoi piccoli o grandi errori e che è consapevole dei limiti e delle carenze della propria umanità è sicuramente più serena, ma soprattutto più tollerante verso le“imperfezioni” del proprio bambino e gli alti e bassi del suo percorso di crescita. Come ci ricorda il noto psicologo infantile Donald W. Winnicott, per crescere ed educare bene i nostri figli basta essere madri “sufficientemente buone”, intendendo con “sufficientemente” che il rapporto madre – bambino ha tali possibilità di recupero che una mamma non deve essere perfetta!

     

    La verità è che non esistono formule magiche per essere “brave” mamme, sempre comprensive, pazienti, calme. È molto difficile mantenere questi atteggiamenti, perché il comportamento dei nostri figli ci provoca spesso emozioni forti e intense.

     

    Perciò, anche se a volte riuscirai a non lasciarti coinvolgere eccessivamente, ci saranno sempre momenti in cui non lo sopporterai proprio il tuo bambino con i suoi comportamenti imbarazzanti, collerici, fastidiosi, che feriscono profondamente la tua sensibilità. Ma va bene così. Non può essere diversamente.

    Il tuo bambino non ha bisogno di una mamma perfetta (fortunatamente!), ma semplicemente di te, della sua mamma e di nessun’ altra mamma al mondo, con le sue insicurezze e i suoi punti di forza.

     

    Come fare, allora, per uscire dagli schemi rigidi e insidiosi che ti tengono in trappola e aumentano il senso di inadeguatezza, facendoti sentire una mamma sbagliata?

     

    Riconoscere e accettare l’ambivalenza dei sentimenti nei confronti dei nostri figli non è semplice. Soprattutto se si è sole e poco supportate. Una situazione, questa, che ci fa vivere con enorme fatica e frustrazione l’esperienza della maternità. Abbiamo bisogno, invece, di sentirci accolte, ascoltate, comprese, nutrite nella mente e nell’anima per poterci prendere adeguatamente cura dei nostri figli. Il gruppo, il confronto con altre mamme è di fondamentale supporto. Con l’aiuto degli altri cambia il modo di guardare a noi stesse e alla relazione con i nostri figli. E sono soprattutto gli aspetti positivi che si notano. E quando riusciamo a vedere il buono dentro noi stesse e i nostri bambini, tutto diventa più tollerabile.

     

    Proprio per questo, nel 2016 ho creato la Scuola Genitori secondo l’approccio montessoriano, uno spazio in cui incontrarsi con altre mamme e trovare la modalità giusta per sé, per vivere la propria esperienza di maternità.

     

    A breve, in Ottobre, riparte la 7° edizione.

    In presenza e online.

    I posti saranno limitati.

     

    Per maggiori informazioni clicca qui https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/scuola-genitori-secondo-approccio-montessoriano/

     

    Ti aspetto!

  • Educare Con Calma E’ Possibile

    Educare Con Calma E’ Possibile

     

    “Ma perché sei cosi lenta? Dammi il pigiama che faccio io!”, “Su sbrigati che facciamo tardi a scuola!”, “Ti ho detto di smetterla! Ancora un po’ e le prendi!”, “Veloce, veloce, altrimenti il supermercato chiuderà!”

     

    Quante volte, durante il giorno, la relazione con i nostri figli è contrassegnata dalla fretta, dall’impazienza, dalla rabbia. Vorremmo rivolgerci a loro in modo più rilassato e calmo e invece ci ritroviamo in uno stato perenne di ansia e di stress che ci porta a urlare, a irritarci facilmente. Del resto

    • il tempo non basta mai
    • siamo fagocitati dagli impegni di lavoro
    • il nostro partner non condivide le nostre idee sull’educazione dei figli
    • il mondo esterno ci stressa chiedendoci con insistenza di essere sempre “sul pezzo”, bravi, perfetti ed efficienti genitori

    Ma soprattutto… i bambini di oggi non sono come quelli delle generazioni precedenti, è molto più difficile gestirli!

     

    Questo è quello di cui siamo convinti, o forse è quello che continuiamo a raccontarci, tanto da arrivare a credere che sia la normalità.

     

    E se ti dicessi che educare con calma è possibile e può diventare addirittura uno stile di vita?

     

    Come?

     

    Per cominciare, devi sapere che per diventare una persona serena è necessario creare dentro di sè l’esperienza della calma. Si, hai letto bene. Creare.

     

    Mi spiego.

     

    Se nella relazione con i tuoi figli, il nervosismo, l’impazienza, l’irritabilità continuano ad avere sempre la meglio su di te è chiaro che è lo schema abitudinario della reattività che prende il sopravvento.

    Sapevi che il cervello funziona per automatismi? Ciò di cui facciamo ripetuta esperienza diventa il nostro comportamento abituale.

    Ti faccio un esempio.

    Andiamo a prendere la nostra bambina a casa di un’amica dove ha trascorso l’intero pomeriggio e, come le volte precedenti, quando ci vede scoppia in lacrime, gridando a squarciagola che non vuole andare via. Puntualmente, la nostra reazione è di stizza: la rimproveriamo dicendole che non è mai contenta di niente e che se continua a urlare non la porteremo più dalla sua amica.

    Per l’ennesima volta abbiamo perso la pazienza e reagito come non avremmo voluto!

    Di fatto si è creato un automatismo che ci spinge a reagire, in quella determinata situazione, sempre nello stesso modo.

     

    Per diventare il genitore calmo che desideri tanto essere devi, perciò, “rieducarti” mentalmente. Disimparare le “vecchie” modalità e impararne di nuove, più efficaci e compatibili con quanto desideri realizzare nel rapporto con i tuoi figli.

    Non si nasce intolleranti o irritabili.

    Lo si diventa.

    Siamo frutto di un lungo “assorbimento”. L’ambiente in cui abbiamo vissuto, ma anche le esperienze che continuiamo a vivere contribuiscono a creare abitudini e convinzioni che fanno di noi le persone che siamo adesso. Montessori ce lo insegna! Siamo stati “mente assorbente”. Le informazioni che abbiamo ricevuto hanno strutturato la nostra psiche, la nostra personalità. Sono penetrate nella nostra mente, nei nostri neuroni, diventando il modello con cui affrontiamo la vita di ogni giorno.

    Questo è quanto ci confermano, oggi, le neuroscienze, soprattutto quell’ambito di ricerche che studia l’impatto che ha la nostra storia di vita sulla relazione con i figli.

    Studi recenti in campo neurobiologico sostengono che le difficoltà nell’interagire con i figli sono, il più delle volte, associate agli eventi e alle circostanze della nostra infanzia, più precisamente, alla relazione che abbiamo sperimentato con i nostri genitori o con altre figure di riferimento importanti. Se abbiamo vissuto esperienze difficili con adulti particolarmente ansiosi, nervosi, impazienti o distaccati emotivamente, queste vengono “assorbite” inconsapevolmente, durante l’infanzia, dalla nostra mente dove vi rimangono in una sorta di archivio e recuperate come “modelli” da utilizzare, nella relazione con i nostri figli.

     

    Un “automatismo”, non del tutto innocente, perché se riproponiamo lo stesso stile genitoriale, poco responsivo, con molta probabilità ci troveremo in difficoltà a sintonizzarci emotivamente con i nostri figli, faticheremo a comprendere le loro ragioni e tenderemo a entrare in modalità di attacco o di lotta.

     

    Ma c’è una bella notizia!

     

    Le stesse neuroscienze ci dicono che se lo vogliamo, possiamo cambiare le cose, lavorando sui nostri automatismi. Il nostro cervello, grazie alla sua plasticità, possiede la capacità di modificarsi nella misura in cui vive nuove e ripetute esperienze.

     

    E’ possibile, perciò, costruire dentro di noi uno stato mentale di calma!

     

    Prima di spiegarti, come, devo però avvisarti che per raggiungere questo obiettivo non basta l’intenzione.

    E non basta apprendere delle tecniche, per quanto possano essere efficaci.

    Se mi segui da tempo sai che lo ripeto come un “mantra” . Come ci ricorda Maria Montessori che anche in questo caso ha molto da dirci, si  tratta di una “trasformazione profonda della propria interiorità”. Un processo che la scienziata definiva “normalizzazione”.  L’ho già scritto in un mio precedente articolo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/non-ce-la-faccio-piu-genitori-e-stress-ai-tempi-del-coronavirus/.  Una sorta di rinascita bio-psichica grazie a cui ogni bambino riesce a ritornare a uno stato di naturalezza originaria, liberandosi man mano dalla paura, dalla pigrizia, dalla timidezza, dall’aggressività, dal capriccio. Ecco, nello stesso modo è necessario che il genitore si “normalizzi”, che intraprenda un lavoro di bonifica, di risanamento del terreno malsano e paludoso in cui si ritrovano quei pensieri, quegli atteggiamenti, quegli stati d’animo che mettono in serio pericolo la relazione con i suoi figli e non gli permettono di porsi in ascolto autentico dei loro bisogni”.

     

    Per questo ho creato un progetto di Scuola Genitori che, a differenza di altre proposte simili, si caratterizza come un percorso di crescita personale in grado di aiutare le mamme e i papà, attraverso gli insegnamenti montessoriani, a diventare i genitori che desiderano essere.

     

    Si, l’approccio Montessori, le cui intuizioni vengono oggi confermate strepitosamente dalle neuroscienze, rappresenta uno strumento potente di cambiamento e la notizia straordinaria è che non funziona solo per l’infanzia, ma è possibile applicarlo in qualsiasi fase della nostra vita, con risultati impensabili.

    Anche in questo caso.

    Montessori può aiutarti a diventare il genitore calmo che desideri essere.

    Grazie alla sua attenta osservazione, la Dottoressa scopre che i bambini, nel momento in cui riescono a concentrarsi, si trasformano, si quietano. Le difficoltà relative ai loro comportamenti spariscono. La loro attenzione migliora notevolmente e addirittura la personalità cambia, il loro cervello si esercita alla calma e diventano più abili a cavarsela nella vita di tutti i giorni. Mostrano risorse inimmaginabili e sono felici.

     

    Anche per noi adulti funziona così. La nostra mente può essere la nostra migliore amica, ma trasformarsi nel peggiore nemico se non sappiamo sfruttare le sue enormi potenzialità.

    Essere genitori oggi è particolarmente difficile. Viviamo tempi in cui la nostra capacità di attenzione e concentrazione è messa a dura prova anche dai ritmi frenetici a cui siamo sottoposti quotidianamente, costretti col pensiero a viaggiare sempre più velocemente, per tenere sotto controllo più elementi, senza riuscire a focalizzarci su nessuno di essi, costantemente in ansia ed estremamente stanchi.

    Proprio per questo è fondamentale allenarci, per lavorare sulla calma mentale. Se la nostra mente è calma, siamo meno stressati, più lucidi, in grado ascoltarci e ascoltare meglio i nostri figli e decisamente più creativi ed efficaci nel risolvere i problemi.

     

    Da dove cominciare?

     

    Concludo offrendoti un paio di suggerimenti.

     

    1. Cerca di ritagliarti un po’ di tempo, ogni giorno, per compiere delle azioni che ti aiutino a immergerti in te stessa/o e nel momento presente, e un po’ alla volta a non perdere il controllo.

    Concentrati sulle sensazioni connesse al tuo respiro.

    Inizialmente anche solo per una sola inspirazione ed espirazione.

    Rimani in contatto con le emozioni e gli stati d’animo di quel momento, piacevoli o meno e accoglili senza giudizio. Prova a osservarli con distacco, fino a quando gradualmente si allontaneranno. Non preoccuparti se non ci riesci subito. Potrebbe volerci un po’ di tempo e di ripetizione. E forse, all’inizio potrebbe sembrarti un’esperienza che non ti appartiene, una forzatura. Sappi che è normale. Si tratta della resistenza che oppone la mente di fronte alla paura di guardarsi più in profondità.

    Questa, “apparentemente” semplice esperienza, se ripetuta nel tempo, ti permetterà di essere meno impulsiva/o, di concentrarti meglio e sperimentare la calma. Più imparerai a concentrarti, meno l’ansia e lo stress albergheranno dentro di te.

    Ripeti quotidianamente questo esercizio.

    Per ottenere risultati bisogna ripetere certe azioni. Solo così ne diventiamo padroni. Nella ripetizione si creano nuove reti neurali. Usando le parole di Maria Montessori “le informazioni penetrano nella mente, la formano, diventano carne mentale”. La ripetizione genera successo, confermano oggi le neuroscienze.

    Adesso immagina che ricadute potrà avere tutto questo sulla relazione con i tuoi figli!

    Se sei più calma/o li ascolterai con più pazienza e concentrazione quando ti parleranno e, invece di irritarti di fronte a un comportamento irragionevole, potresti ritrovarti a essere meno reattiva/o, a comprendere le loro fatiche e a cercare insieme una possibile soluzione.

     

    2. Lavora sul tuo dialogo interno. Forse non credi abbastanza in te stessa/o.  Pensi che gli altri genitori siamo migliori di te nel gestire rabbia, stress e nervosismo?

    Esercitati a dialogare con te stessa/o. Rifletti su “come ti parli” su “cosa ti dici del continuo” e prova a cambiare le domande che ti fai solitamente. Le parole che usi fanno la differenza su come ti senti, ti percepisci e sul tuo umore in generale. Invece di chiederti “Perché non riesco a farmi ubbidire?”, “Perché reagisco sempre in modo così nervoso?”, “Perché mio figlio non mi ascolta?”, prova a domandarti “Cosa posso fare per diventare un genitore più calmo?”, “Come posso parlare alla mia bambina in modo che mi ascolti?”, “Cosa posso fare per migliorarmi e diventare la mamma, il papà che desidero essere?”.  Ricordati che è solo un mito da sfatare pensare che esista il genitore perfetto. Tutte le mamme e i papà commettono errori, si arrabbiano e perdono il controllo. Ma se impariamo a dialogare con noi stessi, a connetterci costantemente con la nostra parte più intima e profonda, saremo in grado di sostenere la crescita dei nostri figli e sviluppare una genitorialità resiliente.

    **************************************************************************************

     

    Vuoi approfondire questo argomento per relazionarti con più calma con i tuoi figli? Sei interessata/o a saperne di più sul mio progetto di Scuola Genitori?

    Contattami qui: info@localhost

     

    *************************************************************************************