• COME GESTIRE LE CRISI DI TUO FIGLIO SENZA PERDERE LA PAZIENZA E SENZA URLARE: LA STRATEGIA DELLE 3 R

    COME GESTIRE LE CRISI DI TUO FIGLIO SENZA PERDERE LA PAZIENZA E SENZA URLARE: LA STRATEGIA DELLE 3 R

    Cercare di far ragionare tuo figlio, tua figlia quando è in crisi non funziona e addirittura non fa altro che renderlo/a più nervoso/a?

    In questo articolo scoprirai una strategia grazie alla quale potrai aiutarlo/a a gestire meglio la sua emotività e incoraggerà te a sentirti più preparato e sicuro come genitore.

    Pensa per un attimo a quando ti risponde in modo esagerato, solo perché gli/le hai chiesto se avesse da fare dei compiti. Oppure quando a una festa di compleanno insiste per avere un’altra fetta di torta, dopo averne mangiato già due, e al tuo “No!” comincia a piangere e urlare, sotto gli sguardi indiscreti e attoniti di tutti. E che dire delle scene epocali quando è ora di andare via dal parco!

    Momenti in cui ti rendi conto che le parole e la logica non sortiscono l’effetto che ti aspetteresti, anzi tuo figlio, tua figlia invece di calmarsi si intestardisce ancora di più, mentre tu ti senti una mamma, un papà, sfiduciata/o e inadeguata/o che non riesce a porre fine a questo circolo vizioso.

    Se questo è il tuo stato d’animo, voglio rincuorarti! 

    Sono tanti i genitori che si trovano in difficoltà nel gestire le crisi emotive dei propri figli.

    D’altronde le competenze genitoriali non sono innate, non sono comportamenti istintivi, vanno apprese ed allenate. 

    Perciò, se gli esempi che hai appena letto ti hanno fatto esclamare “Sembra proprio la mia situazione!”, allora sei nel posto giusto. 

    In questo articolo ti spiegherò come gestire le crisi emotive di tuo figlio, tua figlia, in un modo più efficace.

    Un cervello inferiore e un cervello superiore

    Comincia con l’immaginare che tuo figlio, tua figlia possieda un cervello inferiore e uno superiore.

    Non è esattamente così, ma si tratta di una semplificazione suggerita da chi studia lo sviluppo infantile che può aiutarti a comprendere meglio perché, in certe situazioni, è più facile che perda il controllo. 

    Ciascuno di questi due cervelli ha un compito preciso: quello inferiore controlla le funzioni vitali del corpo (la respirazione, la frequenza cardiaca, la regolazione dei cicli di sonno e veglia) ed è responsabile di emozioni forti e intense come la rabbia e la paura

    È proprio questa parte del cervello che fa perdere a tuo figlio, tua figlia il controllo, spingendolo/a ad agire istintivamente, irrazionalmente. 

    Il cervello superiore invece, quello più evoluto, gestisce abilità mentali complesse come la capacitá di decidere, di controllare il corpo, di prestare attenzione, di prevedere le conseguenze di determinate azioni, ecc…

    Alla nascita il cervello inferiore funziona perfettamente, mentre quello superiore ci impiegherà circa 25 anni per funzionare in modo ottimale!

    Ecco spiegato il motivo per cui tuo figlio, tua figlia – che sia piccolo/a o adolescente – spesso va in escandescenze per cose di poco conto e allora

    • risponde male
    • non è in grado di controllare la rabbia
    • non ha alcuna percezione del pericolo
    • si comporta in modo irragionevole.

    Per lo stesso motivo, tutti i tuoi tentativi di farlo/a ragionare, di fargli/le capire che sta sbagliando, sia con le buone che con le cattive, non funzioneranno.

    Anzi, non faranno altro che esasperarlo/a ancora di più. 

    Nel bel mezzo di una crisi tuo figlio, tua figlia non è in grado di accedere alla logica, al ragionamento, perché il suo cervello superiore, quello “pensante”, è offline, tenuto sotto scacco dal cervello inferiore, quello “istintivo”.

    Cosa fare allora?


    In questo articolo ti illustrerò la strategia delle 3 R, sviluppata dal neuroscienziato Bruce Perry, perché può aiutarti a migliorare significativamente il comportamento di tuo figlio, tua figlia.

    La strategia delle 3 R

    Si tratta di un modello neurosequenziale che rispetta il modo in cui si sviluppa il cervello, cioè, dal basso verso l’alto e, proprio per questo, prevede che, nelle situazioni critiche, le parole e il ragionamento debbano essere utilizzati come ultimo step.

    È questa la procedura che devi seguire per fermare il comportamento scorretto di tuo figlio, tua figlia e aiutarlo/a calmarsi.

    Il più delle volte, invece, come genitori alimentiamo, involontariamente, il malessere dei nostri figli

    • facendo gli spiegoni “Guarda Giulia come ubbidisce alla sua mamma! Non fa i capricci come te quando è ora di andare via. Se continui così non ti porto più al parco!”
    • incalzando con le domande “Perché ti comporti in questo modo?”
    • rimproverando “Non ti permettere più di urlare!”
    • fornendo consigli “Cerca di calmarti!”

    Con l’unico risultato di sentirci profondamente frustrati perché i nostri figli si dis-regolano ancora di più.

    D’altronde abbiamo imparato, facendone esperienza sulla nostra stessa “pelle”, che i comportamenti “scorretti” vanno eliminati immediatamente, il più delle volte facendo ricorso a rimproveri e punizioni.

    Se anche tu stai utilizzando questo approccio, ma non vedi miglioramenti, sappi che la strategia delle 3 R ti permetterà di ridurre drasticamente le crisi emotive di tuo figlio, tua figlia e costruire con lui/lei una relazione più soddisfacente.

    Le 3 R che ti aiutano a gestire le crisi di tuo figlio, tua figlia

    Regolare

      Sapersi regolare significa avere la capacità di gestire i pensieri, le emozioni e i comportamenti nel momento in cui ci si sente sovraccarichi.

      Quando tuo figlio, tua figlia è dis-regolato, anche per qualcosa di apparentemente banale (non trova il suo gioco preferito e va su tutte le furie oppure se è più grande inveisce contro di te perché non gli/le permetti di rimanere fuori fino a tardi con gli amici), il primo passo da fare è aiutarlo/a a regolare le proprie emozioni.

      Come?

      Seguendo il modo in cui si sviluppa il cervello.

      Devi partire dal basso e cominciare a calmarne la parte inferiore, in modo che si senta abbastanza sicuro da poter accedere alle regioni superiori dove risiede la capacità di autocontrollarsi e prendere decisioni razionali.

      Quando un/una bambino/a o un/una ragazzo/a è arrabbiato, turbato, spaventato, in preda alla collera, ha scarso accesso alla logica, alla ragione. 

      È inutile parlare, spiegare, fare la paternale, minacciare. 

      Niente di tutto questo potrà farlo/a rientrare in sé. Servirà solo a buttare benzina sul fuoco! 

      Finché tuo figlio, tua figlia non è regolato/a, non riuscirà ad essere ragionevole, non ti ascolterà, sarà come sordo/a.

      In questi momenti la cosa più importante è aiutarlo/a a calmarsi.

      Attenzione!!! Non si tratta di non dare delle regole precise o di dargliela sempre vinta. 

      Ma prima di coinvolgere le regioni cerebrali emotive e razionali del suo cervello, devi rivolgerti alle aree più basse e reattive, ”smorzare” le sue reazioni istintive. 

      Devi riportare il suo corpo in equilibrio, dandogli/le il tempo di calmarsi. 

      Potrebbe bastare la tua presenza vicina e costante. 

      A volte, sedersi semplicemente vicino e lasciarlo/a piangere o urlare è il modo più efficace per aiutare tuo figlio, tua figlia a sentirsi al sicuro. Non serve necessariamente un contributo attivo da parte tua. Il solo sapere che sei lì con lui/lei, nel vivo della sua ondata emotiva, lo/la aiuta a sentirsi al sicuro e protetto/a.

      Se, però, dovesse allontanarti, assicurati che non rischi di farsi male ed eventualmente renditi disponibile per confortarlo/a quando si sarà calmato/a.

      Altre volte potresti avere bisogno di offrirgli/le degli strumenti che può usare al momento per ritrovare la calma.

      Per i più piccoli

      • avere oggetti antistress da manipolare o schiacciare
      • abbracciare un peluche
      • colorare

      possono fare miracoli. Anche il classico battere i piedi per terra o lanciare un urlo possono essere modi molto efficaci per far uscire dal loro corpo la rabbia e lo scontento.

      Per i più grandi, possono risultare vincenti strategie come

      • ascoltare la musica preferita
      • leggere un libro
      • annusare un fazzoletto imbevuto di profumo di lavanda
      • rifugiarsi sotto una calda coperta.

      In ogni caso, prima di aiutare tuo figlio/tua figlia a regolare le sue emozioni, è importante assicurarti che tu, per primo, sia calmo/a e regolato/a in questi momenti. 

      Un genitore dis-regolato non può calmare efficacemente un bambino dis-regolato. 

      Un’espressione arrabbiata, un tono di voce alto o una postura minacciosa non faranno altro che amplificare il nervosismo e l’agitazione di tuo figlio, tua figlia, invece di tranquillizzarlo e contribuire a cambiare in positivo il suo comportamento.

      Se senti che stai per perdere le staffe, prova a fare qualche respiro profondo per calmarti. Potresti trovare utile allontanarti per un momento finché la tua rabbia va scemando. Anche concentrarti sul tuo respiro o ripetere a te stesso/a una frase calmante possono essere strategie efficaci. 

      Ricorda,

      la tua presenza calma aiuterà tuo figlio, tua figlia a calmarsi.

      Relazionare 

      Una volta che le grida e/o i pianti andranno riducendosi, prova a scendere al livello di tuo figlio, tua figlia. Nel senso più letterale possibile!

      Accovacciati, siediti su una sedia o siediti sul pavimento.

      Stai dove è lui/lei.

      Un gesto piccolo e apparentemente banale che ti permetterà di agganciarlo/a emotivamente e dimostrargli/le che vuoi stargli/le vicino e lo/la ami anche quando si comporta nel peggiore dei modi. Questo lo/la farà  sentire sicuro/a.

      Connettiti con lui/lei, guardandolo/a negli occhi. Si tratta di un gesto che stimola il rilascio di ossitocina  e comunica messaggi come, “Ti do tutta la mia attenzione” e “Sei importante per me”. 

      Se lo accetta, massaggiagli/le la schiena oppure abbraccialo/a. 

      Il tocco aiuta a calmare il sistema nervoso e predispone al rilassamento.

      Prova, poi, a imbastire un dialogo calmo e rilassante. Che tuo figlio, tua figlia, sia piccolo/a o adolescente non dimenticare di convalidare i suoi sentimenti in modo compassionevole ed empatico: ”È comprensibile che tu ti senta arrabbiato/a in questo momento, mi sentirei allo stesso modo se fossi al posto tuo”. Senza dilungarti con le parole. 

      Se necessario, fallo anche proponendo semplici giochi e attività che implicano l’identificazione delle emozioni, per esempio attraverso l’uso di “carte emozionali” che possono aiutarlo/a a nominare e gestire i propri sentimenti.

      Non fare troppe domande in questa fase, potresti riportare tuo figlio, tua figlia in uno stato di dis-regolazione.

      No, non avere timore, non lo/a stai premiando per essersi comportato/a male. Si tratta solo di un modo efficace per ricostruire una relazione serena. 

      Sappi, inoltre, che anche se potrà sembrarti più calmo/a, in questa fase gli ormoni delle stress sono ancora in circolo e il suo stato di eccitazione rimane elevato.

      Non è ancora il momento di cercare di farlo/a ragionare. 

      Potrebbe avvenire diverse ore o giorni dopo la crisi in quanto la vergogna, il senso di colpa e l’imbarazzo per il suo comportamento potrebbero prendere il sopravvento, perciò devi evitare di amplificare ulteriormente questi sentimenti.

      Ragionare 

      Una volta che tuo figlio, tua figlia è completamente calmo/a puoi accedere al suo cervello superiore per parlare di ciò che è accaduto, di cosa è andato storto, del perché e di come si sarebbe potuto fare diversamente. 

      “Cosa è successo?”, “Secondo te, cosa ti ha fatto perdere il controllo?”, “Cosa potresti fare diversamente la prossima volta?” “Quando sei arrabbiato/a, triste, impaurito/a, cosa potrebbe aiutarti a stare meglio?” sono alcune delle domande che puoi utilizzare in questi momenti.

      E non dimenticare di rassicurarlo/a dicendogli/le che il tuo amore nei suoi confronti è sempre lo stesso, ma è il suo comportamento che non va bene.

      E’ questo il momento più adatto per esplorare insieme a lui/lei modi alternativi e più efficaci per gestire la sua emotività.

      A volte può bastare una semplice chiacchierata, altre volte potrebbero essere utili alcune attività di cui può fare tesoro per utilizzarle in caso di necessità: a seconda dell’età puoi incoraggiarlo/a a

      • creare storie
      • leggere libri dove ritrovare situazioni simili che lo/la aiutino a capire come risolverle nella realtà
      • utilizzare bambole, pupazzi o persino disegnare personaggi per illustrare quanto è accaduto.

      Se tuo figlio, tua figlia si trova nella fase della preadolescenza o è adolescente potrebbe aiutarlo/a avere un diario in cui tenere traccia delle emozioni provate nei momenti di crisi.

      Mettere su carta ciò che sperimenta lo/la rende più consapevole di ciò che gli/le fa perdere il controllo. In questo senso, il diario rappresenta un eccellente strumento di regolazione emotiva attraverso cui tuo figlio, tua figlia può imparare a gestire efficacemente le proprie emozioni.


      Ricapitolando

      Quando tuo figlio, tua figlia (non importa che abbia 2 anni o 14!) si comporta in modo scorretto e inadeguato, va in escandescenze e sembra addirittura volerti provocare, la cosa più saggia che puoi fare è limitare al massimo le tue parole, le argomentazioni, i tentativi di convincerlo/a con la minaccia delle conseguenze a cui andrà incontro. 

      Ricorda, non funzionerà!  

      In quel momento il suo cervello ”pensante” è spento e il controllo delle emozioni ridotto al minimo. La regione cerebrale più attiva è quella istintiva. Ed è a quella che devi rivolgerti in primis, se vuoi che ti ascolti e diventi collaborativo/a. 

      Devi prima regolare, poi relazionarti e solo allora puoi ragionare.

      Lo so. Con molta probabilità tutto questo va contro ciò che fai normalmente. 

      Non è colpa tua. 

      Come genitore sei sottoposto quotidianamente a una forte pressione “mediatica” che ti suggerisce del continuo di intervenire con le parole, la logica e la ragione per porre fine ai comportamenti scorretti di tuo figlio, tua figlia.  

      Oggi, i consigli per genitori sono prevalentemente orientati sul cosa dire. Bisogna sempre verbalizzare!

      Se inizia a fare i capricci devi dire questo, se non riesce ad addormentarsi o non vuole mangiare, o non vuole fare i compiti, ecc., devi dire quest’altro“.

      Non mi fraintendere.

      Non dico che sia sbagliato,

      ma se vuoi che tuo figlio, tua figlia ti presti attenzione e ti ascolti, ti serve, non una singola strategia, ma un’intera cassetta degli attrezzi, senza la quale rischi di non ottenere quel meraviglioso risultato tanto sperato.

      E non una cassetta degli attrezzi qualunque! Quella giusta per te e per tuo figlio, tua figlia.

      Perchè non ne esiste una valida per tutti i genitori. Quello che funziona per alcuni non è detto che funzioni per altri.

      Se fosse così il mondo sarebbe pieno di bambini e ragazzi perfetti, ben educati, altruisti e premurosi. E saremmo tutti molto meno stressati! 

      Nel mio lavoro di consulenza mi occupo di questo ovvero di costruire un vero e proprio sistema di miglioramento genitoriale cucito su misura per te, per la tua situazione specifica, studiato in base al tuo punto di partenza e a quello che vuoi raggiungere. 

      Mi metto al tuo fianco, ti seguo nelle tue fatiche, curo ogni aspetto della tua relazione con i tuoi figli. Interagisco con te. 

      Non sei tu che devi adeguarti a ciò che ti propongo, ma sono io che adatto la mia proposta ai tuoi bisogni, alle tue necessità.

      Se è questo ciò che stai cercando, non devi far altro che provare. 

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    1. Come affrontare il Natale con un bambino, una bambina altamente sensibile. 6 strategie per mantenere la calma durante le feste

      Come affrontare il Natale con un bambino, una bambina altamente sensibile. 6 strategie per mantenere la calma durante le feste

      Manca proprio poco a Natale, quel periodo dell’anno che porta con sé tanta magia, fermento, eccitazione, per non parlare della gioia di addobbare l’albero, ascoltare musica a tema, trascorrere più tempo con le persone che si amano e con cui preparare dolci fatti in casa.


      Tuttavia, se hai un figlio, una figlia altamente sensibile il Natale, da piacevole, potrebbe trasformarsi in una festa piuttosto stressante.

      • Un ambiente fisico reso più stimolante del solito dal bombardamento sensoriale di luci intense, rumori forti, spazi affollati
      • cambiamenti nella routine (soprattutto per quanto riguarda gli orari dei pasti e delle merende)
      • l’eccitazione dei regali
      • adulti che fanno pressione perchè si comporti “bene”

      sono tra i tanti fattori che potrebbero scatenare ansia, crisi di collera e comportamenti difficili.

      Proprio nel periodo dell’anno in cui ti aspetti che tuo figlio, tua figlia si diverta di più! Vuoi davvero che si goda le feste!


      E invece con molta probabilità ti ritrovi a chiederti: “Perché mio figlio, mia figlia non può essere come gli altri bambini e divertirsi, semplicemente?”, “Cosa c’è che non va in lui, in lei?”, “Perché gli altri genitori hanno figli che «dove li metti stanno», più calmi e ubbidienti, anche nelle situazioni più caotiche?”

      Per sentirti immediatamente in colpa a causa di questi pensieri.

      Per favore, non giudicarti, non rimproverarti.
      Sei umana/o. PUNTO!

      Non devi sentirti un cattivo genitore se tuo figlio, tua figlia non ama il caos, i ritmi sostenuti, i cambiamenti, non gli/le piace trovarsi con bambini e adulti che non conosce bene o che non vede da tanto tempo. Non lo fa per capriccio, è la sua natura. E’ fatto/a così!


      I bambini altamente sensibili, rispetto ai loro coetanei che non possiedono questo tratto temperamentale, percepiscono tutto molto profondamente, pertanto, manifestano una risposta emotiva e sensoriale più intensa agli stimoli e faticano ad accettare novità e cambiamenti nella loro routine. Inoltre, quando sono sopraffatti dalle richieste del loro ambiente, perdono la testa più facilmente. Oppure, si chiudono in se stessi.
      Ricordatelo ogniqualvolta ti trovi in questo tipo di situazioni.

      Certo, tutto questo può facilmente metterti sotto stress, soprattutto quando il paragone con i figli di amici e parenti ti sfiora il pensiero: loro non fanno storie per i regali o per i baci e gli abbracci richiesti dagli zii arrivati da lontano, rimangono seduti a tavola senza lamentarsi per tutto il pranzo di Natale, mangiando volentieri anche cibi nuovi mai assaggiati prima…insomma, veri angioletti in grado di rispettare tutte le regole del bon ton!

      Hai bisogno, perciò, di sapere come comportarti per rendere il periodo natalizio meno stressante e più gioioso per te e per lui, lei.

      In questo articolo condivido con te 6 strategie che ti saranno sicuramente utili:

      Riduci lo stress delle feste facendo sapere a tuo figlio, tua figlia cosa aspettarsi

      Aiuta tuo figlio, tua figlia ad affrontare al meglio le festività parlandone con lui/lei in anticipo.

      Sapere cosa aspettarsi riduce notevolmente l’ansia di un bambino altamente sensibile.

      Per esempio potresti dirgli/le:


      “Ecco cosa faremo il giorno di Natale”

      “Queste sono le persone che troveremo a casa di Claudio e Giovanna”. In questo caso se è ancora molto piccolo/a puoi mostrargli/le foto di chi incontrerà che non conosce o non vede da tempo.


      Tutto ciò lo/la aiuterà a immaginarsi degli scenari meno spaventosi e a “prepararsi” per quello che accadrà. Nel tempo, la sua capacità di affrontare le situazioni nuove migliorerà notevolmente, andando meno facilmente in sovraccarico.

      Cerca anche di evitare di fargli/le la predica su come dovrebbe comportarsi durante le riunioni familiari. Avvertimenti come “Se ti comporti male,…” hanno solo il potere di rendere ansioso/a tuo figlio/tua figlia. Percepirà le tue preoccupazioni e questo non farà altro che aumentare le probabilità che si comporti veramente male.

      Piuttosto spiegagli/le che gli zii sono emozionati di rivederlo/a e vorrebbero che raccontasse loro qualcosa di sé. Non “costringerlo/a” ad abbracciarli al loro arrivo, proponigli/le invece di sostituire l’abbraccio con un “batti cinque” o tutt’al più con un bel sorriso.

      Se hai un/una bambino/a molto sensibile, è importante che tu sia consapevole che le riunioni di famiglia possono essere estenuanti per lui/lei, al punto da rendergli/le difficile esprimersi con calma e in modo appropriato.
      Prova a dirgli/le: “Quando ci sono tante persone in casa è normale che ci sia tanto rumore. Se senti che ti dà molto fastidio, fammelo sapere. Possiamo prenderci una pausa insieme”

      oppure “Se in qualsiasi momento ti senti molto stanco/a o nervoso/a, fammelo sapere. Sono qui per assicurarmi che tu stia bene.”

      Informa in anticipo i tuoi familiari sulle specifiche esigenze di tuo figlio, tua figlia

      I bambini non sono gli unici che devono essere preparati su cosa aspettarsi a Natale.

      Anche per i tuoi familiari è importante sapere in anticipo, per esempio, che tuo figlio, tua figlia potrebbe non voler abbracciare e baciare nessuno: “So che ci rimani male quando Giada si rifiuta di abbracciarti. Dispiace anche a me. Ma sai, ha bisogno di tempo per adattarsi a nuove situazioni. Le piace guardare e osservare prima di sentirsi a suo agio e buttarsi. Non si tratta di te; è solo il suo modo di fare. Abbiamo capito che darle tempo fa funzionare meglio le cose. Sappi comunque che ti vuole bene.”

      Ovviamente, non è facile. A volte i parenti faticano a comprendere, ma se sei chiara/o sin dall’inizio almeno non avranno “brutte sorprese” proprio a Natale…ed eviterai che si offendano.

      Mantieni le routine essenziali

      Una delle più grandi sfide per tutti i bambini, ma ancora di più per gli altamente sensibili, durante le feste, è la perdita della routine quotidiana.

      • Orari
      • attività
      • a volte anche l’ambiente, se si parte per un bel viaggio

      Tutto e diverso!

      Sopraffatti da questi cambiamenti, si sentono meno sicuri e protetti e questo li rende facilmente più irritabili e ansiosi.

      Cosa fare?

      Assicurati che le routine principali, per esempio quelle legate al momento dei pasti e al sonno, siano rispettate il più possibile.

      Sappi che il sonno è importantissimo per il/la tuo/a bambino/a altamente sensibile che deve dormire a sufficienza se vuoi che il giorno dopo “funzioni” al meglio e sia più propenso/a ad accettare eventuali cambiamenti di programma.

      Inoltre, cerca di parlare ogni mattina con lui/lei di cosa farete durante la giornata. Anche se non avete particolari programmi in agenda. Serve solo ad aiutarlo/a a gestire al meglio le sue aspettative su come andranno le cose in quello specifico giorno.
      “Oggi è una bella giornata, ho pensato che potremmo andare a fare una bella passeggiata. Poi, al rientro, pranziamo e nel pomeriggio potremmo guardarci un bel film!”.

      Evita che pranzi e cene diventino terreno di scontro con il tuo bambino altamente sensibile

      Come gli adulti, anche i bambini hanno le loro preferenze quando si tratta di cibo. Sanno cosa gli piace e cosa no. E come noi non vorremmo essere costretti a mangiare qualcosa che non gradiamo, anche loro non reagiscono bene quando vengono forzati a mangiare determinati cibi, in modo particolare se hanno sensibilità sensoriali.

      Mangiare è un’esperienza sensoriale molto più intensa di quello che immagini.

      • L’aspetto estetico del cibo
      • l’odore
      • la consistenza
      • il sapore

      sono elementi determinanti per un bambino altamente sensibile che potrebbe trovarsi in difficoltà al momento del pasto, soprattutto se ciò che gli viene offerto è un alimento mai provato prima.

      Assicurati, pertanto, che durante i banchetti natalizi tuo figlio, tua figlia abbia a disposizione alcuni dei suoi cibi preferiti, nel caso in cui non gli piaccia ciò che viene preparato in queste occasioni.

      Non aspettarti che improvvisamente assaggi di tutto il giorno di Natale, se nella quotidianità mangia solo determinati cibi.

      Conosci tuo figlio, tua figlia meglio di chiunque altro, quindi cerca di assecondare le sue preferenze alimentari il più possibile durante queste feste. Non vale la pena stressarsi proprio sotto Natale!

      Se vuoi approfondire il tema dell’alimentazione, ti suggerisco di leggere questo mio articolohttps://maccom-danielascandurra.rrulb.com/se-non-finisci-di-mangiare-non-potrai-vedere-i-cartoni-cosa-non-fare-e-non-dire-quando-tuo-figlio-non-vuole-mangiare/

      Predisponi uno spazio calmo e tranquillo, dove tuo figlio, tua figlia possa prendersi una “pausa” dal bombardamento di stimoli tipici di queste festività

      Quando un bambino altamente sensibile si sente sopraffatto dagli stimoli dell’ambiente in cui trascorre le sue giornate è molto probabile che perda con più facilità il controllo e faccia i “capricci”.

      Uno spazio tranquillo e rilassante è proprio ciò di cui il suo sensibile sistema nervoso ha bisogno per “resettarsi” e calmarsi.

      Allestisci un angolino, lontano da tutti, da luci e rumori, dove tuo figlio, tua figlia possa ritirarsi quando ne ha bisogno e dove può trovare o portarsi oggetti che lo/la aiutino a riposare e recuperare energie fisiche e mentali:

      • la sua musica preferita
      • l’occorrente per fare un disegno
      • un paio di cuffie per non essere sopraffatto/a dall’intensità dei rumori.

      Insegnagli/le ad avvertirti quando comincia a sentirsi particolarmente stanco/a o nervoso/a e assicurati di spiegare ai tuoi ospiti che se tuo figlio, tua figlia si sposta da un’altra parte è perché ha bisogno di riposare, pertanto, è preferibile non disturbarlo/a.

      Gestisci lo stress tenendo conto della “tazza” interiore di tuo figlio, tua figlia

      Prova a immaginare il sistema nervoso di tuo figlio, tua figlia come fosse una tazza.

      È una metafora che uso spesso con i genitori che decidono di intraprendere un percorso di consulenza con me. Si tratta di un’immagine che li aiuta a comprendere meglio come “funzionano” i loro figli.

      Alcuni bambini hanno una tazza molto piccola che si riempie rapidamente (in questo caso vengono sopraffatti emotivamente e allora cominciano a comportarsi in modo irragionevole).

      Altri hanno una tazza enorme e riescono a gestire tanto stress prima di sovraccaricarsi.

      Ecco ciò su cui ti invito a riflettere in modo particolare durante queste festività:

      • che capienza ha la tazza interiore di tuo figlio, tua figlia?
      • Quali sono i segnali che indicano che sta raggiungendo la sua capacità massima?
      • Cosa, in modo particolare, la fa arrivare al limite fino a traboccare?
      • Cosa puoi fare per “svuotare” la sua tazza in modo che abbia un po’ più di capacità per gestire il sovraccarico emotivo? (Ti suggerisco alcuni esempi: fare una pausa, offrirgli/le un abbraccio, permettergli/le di muoversi per scaricare stress e stanchezza, dedicare del tempo a un momento di connessione speciale con lui/lei – leggendo un libro, guardando un film, facendo una passeggiata insieme…)

      Pensieri finali

      Crescere un figlio non è un processo semplice.

      Ancora di più se si tratta di un bambino, una bambina altamente sensibile.

      Il suo cervello è cablato in modo diverso rispetto a coloro che non hanno questa caratteristica temperamentale. Un cervello che deve destreggiarsi con tanti stimoli e imput contemporaneamente e che lo rende facilmente irritabile e nervoso, soprattutto nei periodi che prevedono cambiamenti, come la fine della scuola e l’inizio delle vacanze Natalizie.

      Non giudicarti severamente se in un periodo dell’anno che dovrebbe portare felicità e gioia tu ti ritrovi a gestire faticosamente l’emotività intensa di tuo figlio, tua figlia.

      L’alta sensibilità è un tratto temperamentale molto impegnativo, ed è normale sentirsi sopraffatti a volte.

      La cosa importante che ti invito a ricordare è che tuo figlio, tua figlia, va bene così com’è.

      Non è capriccioso/a, ostinato/a, non deve cambiare carattere. A volte è in difficoltà a gestire le sue emozioni perché ha un sistema nervoso più sensibile.

      È tuo compito, però, sforzarti di comprendere come funziona l’alta sensibilità per essere il genitore di cui lui/lei ha bisogno, diventando sereno/a e sicuro/a di sé. Non solo a dicembre, ma durante tutto l’anno.

      Se ogni giorno ti sembra una lotta.
      Se tuo figlio o tua figlia esplode per un nonnulla, si chiude, ti respinge… e tu non sai più cosa dire, cosa fare, come reagire… allora basta tentativi alla cieca.

      È per questo che ho creato Crescere un Figlio Altamente Sensibile™.
      Un percorso di consulenza pratico, immediato, personalizzato. Progettato solo per genitori che vivono ciò che stai vivendo tu.

      Non è un corso da guardare nei ritagli di tempo.
      È un lavoro concreto — uno a uno — dove ti accompagno passo dopo passo per:

      ? capire perché tuo figlio, tua figlia reagisce così
      ? evitare quegli errori che, senza volerlo, peggiorano tutto
      ? e soprattutto: ritrovare calma, lucidità, connessione

      Ogni giorno che aspetti, è un giorno in cui lui/lei si sente “troppo”. Troppo emotivo/a. Troppo fragile. Troppo difficile. E tu… sempre meno all’altezza.


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      Mi racconterai cosa sta succedendo, e io ti dirò esattamente se e come possiamo cambiare le cose — per davvero.

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      Quando l’agenda è piena, chiudo.
      Non aspettare di nuovo il momento giusto. Perché è adesso.

    2. COME EVITARE CHE TUO FIGLIO FACCIA I CAPRICCI CON IL METODO MONTESSORI

      COME EVITARE CHE TUO FIGLIO FACCIA I CAPRICCI CON IL METODO MONTESSORI

      In tutti i miei anni di consulenze alle famiglie (più di 20!) non ho ancora incontrato genitori che non si siano trovati ad affrontare i capricci dei propri figli.

      Bambini che

      • urlano
      • si buttano per terra
      • sbattono la testa intenzionalmente
      • assumono atteggiamenti oppositivi, di sfida
      • rispondono in malo modo.


      Insomma, situazioni in cui tutto viene portato all’esasperazione e nelle quali, molto spesso, i genitori si chiedono in cosa abbiano sbagliato.

      E’ così anche per te? Se si, allora c’è una cosa che devi sapere: il comportamento di tuo figlio, tua figlia non riflette la tua capacità genitoriale, ma la sua natura.

      Montessori lo aveva capito ancora più di 100 anni fa!

      Il suo metodo può insegnarti molto sulla gestione di questi momenti faticosi, ma soprattutto può aiutarti a prevenirli.

      In questo articolo scoprirai che i capricci, spesso considerati come una forma di manipolazione degli adulti da parte dei bambini, possono invece rappresentare occasioni di crescita e di connessione tra te e tuo figlio, tua figlia.

      Cosa sono i capricci?

      Per Maria Montessori, i capricci derivano dall’”incapacità” dei bambini di comunicare i propri bisogni o di gestire emozioni forti da cui si sentono sopraffatti.

      Lei ne nega addirittura l’esistenza!

      Per la Dottoressa i capricci non esistono.

      O perlomeno, nel modo in cui li intendiamo noi adulti, ovvero come provocazioni e sfide nei nostri confronti.

      Si tratta, piuttosto, di bisogni insoddisfatti che determinano inevitabilmente una grande frustrazione, “mal gestita” da un bambino ancora fortemente immaturo.

      A conferma delle intuizioni montessoriane oggi le Neuroscienze sostengono che «il capriccio», è una risposta del cervello del bambino a situazioni troppo complesse che fatica a gestire.

      Proprio per questo a volte, basta solo un po’ di stanchezza, di fame o di noia perché vada in escandescenze. Altre volte succede che perda il controllo perché non può avere qualcosa che desidera: un gioco che possiede un altro bambino, un biscotto prima di cena, l’attenzione immediata di un genitore che è impegnato a fare altro.

      Di qualsiasi cosa si tratti, voglio che tu sappia che c’è sempre una ragione dietro ai comportamenti infantili, anche i più irragionevoli e incomprensibili.

      E nessuna di esse include il fatto che tu sia un cattivo genitore, ma ha a che fare con l’immaturità neurofisiologica di tuo figlio, tua figlia.

      Gran parte di quel comportamento che consideri intenzionalmente “capriccioso” o manipolativo è molto meno volontario di quanto tu creda.

      I capricci non sono in alcun modo motivati dal desiderio di tuo figlio, tua figlia di causarti stress, mostrarti mancanza di rispetto o sminuire il tuo ruolo di genitore.

      “Semplicemente”, la parte del suo cervello in grado di controllare gli impulsi non entra in funzione prima dei 5/6 anni, e una volta attiva rimane per molto tempo ancora immatura.

      Ti dirò di più!

      A un certo punto ti sembrerà che tuo figlio, tua figlia, abbia imparato a gestire la sua emotività. E in effetti sarà così. Poi intorno alla pubertà il suo cervello attraverserà un altro importante cambiamento, perciò, durante l’adolescenza la sua capacità di controllare gli impulsi sarà nuovamente barcollante!

      Insomma, ti ritroverai più volte durante la sua crescita alle prese con i capricci.

      In ogni caso, che tuo figlio, tua figlia sia piccolo/a, in età prescolare, preadolescente o un adolescente, quando ti troverai ad affrontare questi momenti faticosi, il modo in cui reagirai giocherà un ruolo decisivo nell’aiutarlo/a a calmarsi e ad imparare a gestire ed esprimere adeguatamente le proprie emozioni.

      Ecco il motivo per cui ho scritto questo articolo. Voglio metterti a disposizione la mia competenza e fornirti alcune conoscenze di base che ti permetteranno di ridurre al minimo la frequenza, l’intensità e la durata dei suoi capricci.

      Cominciamo!

      Metti in conto che tuo figlio, tua figlia si comporterà male

      Dai per scontato che tuo figlio, tua figlia

      • piangerà per un nonnulla
      • alzerà le mani al fratellino
      • si metterà nei guai
      • riderà quando gli/le dirai che non può fare quello che vuole
      • ti risponderà male anche se gli/le avrai insegnato le buone maniere
      • farà la lagna e ogni tanto non ne potrai più di lui/lei.

      I bambini sono fatti così.

      Gli studi sullo sviluppo del cervello infantile ci confermano che quando un bambino va in escandescenze, qualunque sia il motivo, lo fa perché la parte superiore del suo cervello, quella che lo dovrebbe aiutare a riflettere e prendere decisioni sensate e che dovremmo immaginare come una casa in costruzione, si “scoperchia”. Per molto tempo si tratterà di “lavori in corso” – almeno fino all’adolescenza! – pertanto ogni volta che sopraggiungerà il “vento” forte della frustrazione, della stanchezza, della fame, della rabbia, il tetto della casa volerà via!

      E il tuo bambino farà i capricci!

      Lo aveva già intuito Maria Montessori che, parlando di uno sviluppo naturale dell’ubbidienza, sosteneva che il bambino riesce a comportarsi adeguatamente nella misura in cui è sviluppata la sua personalità, la sua volontà, la sua capacità di essere padrone delle proprie azioni e dei propri impulsi.

      “Certi progressi sono il risultato di una formazione interiore che passa attraverso vari stadi” Maria Montessori.

      Quando tuo figlio va fuori dai gangheri, non devi prendertela sul personale, né tantomeno sentirti un cattivo genitore.

      È tuo compito, invece, sforzarti di andare oltre il suo comportamento sbagliato. Ricorda che dietro quel capriccio c’è una mente ancora in formazione. Fagli capire piuttosto che sei lì per aiutarlo a calmarsi e a comportarsi in modo accettabile.

      Osserva

      I capricci assomigliano un po’ alla febbre: possono essere scatenati da così tanti motivi, diversi tra loro, che non possiamo farli passare finché non comprenderemo cosa li provochi.

      Perciò, il primo passo da fare è cercare di capire cosa si “nasconde” dietro a un comportamento irragionevole. Osserva tuo figlio, tua figlia con maggiore attenzione per scoprire cosa succede realmente nel momento in cui non si comporta bene.

      “Come fanno gli scienziati, si deve acquisire la pazienza nell’osservare per vedere le cose accadere. Si tratta di fare uno sforzo per guardare le cose che non si vedono facilmente. La pazienza va di pari passo con l’abilità ad osservare”. Maria Montessori

      Prendi nota.

      • Quando perde il controllo e va in escandescenze?
      • Prima di cena?
      • All’uscita dal nido o dalla scuola?
      • Quando gioca con suo fratello, sua sorella?
      • Al momento del distacco?
      • C’è qualcosa nell’ambiente che potrebbe scatenare i capricci?
      • Una temperatura troppo alta, eccessivi rumori?

      Ovviamente valuta sempre se tuo figlio, tua figlia potrebbe essere affamato/a, stanco/a, annoiato/a.

      Il cosa, il dove e il quando possono aiutarti a trovare le giuste strategie per gestire i suoi comportamenti faticosi e anche prevenirli.

      Se per esempio il tuo bambino, la tua bambina va spesso in crisi quando è ora di fare il bagno, uno sguardo attento potrebbe farti capire che il capriccio sopraggiunge perché deve lasciare un’attività che lo interessa particolarmente.
      S è così, per le volte dopo potresti avvisarlo/a qualche minuto prima e utilizzare una piccola campanella per “formalizzare” la transizione da un’attività piacevole a una di minor interesse.

      In questo modo sarà più facile per lui/lei gestire il cambiamento, perchè non gli/le è stato imposto all’improvviso.

      È fondamentale facilitare al massimo i passaggi da un momento all’altro della giornata, perché la quotidianità non diventi stressante per i nostri figli e per noi adulti.

      Sai, quando un bambino, una bambina piccolo/a viene interrotto/a mentre è concentrato/a in un’attività, è facile che vada in frustrazione. Ha bisogno di tempo per sviluppare la capacità di passare da una situazione a un’altra, da una routine a un’altra.
      Ciò non significa che devi fare di tutto per evitare le transizioni. Sarebbe impossibile! La quotidianità è un susseguirsi di momenti di passaggio di ambienti, persone, situazioni.

      Il tuo compito consiste, invece, nell’aiutare tuo figlio, tua figlia a imparare a gestire questi cambiamenti, per renderglieli/le più tollerabili.
      Ho scritto di più su questo argomento in un altro articolo che ti segnalo qui https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/cosa-fare-se-il-tuo-bambino-non-vuole-lavarsi-i-denti/

      Aiutalo/a a calmarsi, ma non aspettarti che il capriccio passi in fretta

      Quando tuo figlio, tua figlia, si trova nel bel mezzo di una crisi, tentare di farlo/a ragionare o fare lunghi spiegoni non serve a niente, se non ad amplificare il suo malessere.

      Ciò di cui invece ha bisogno è sentirsi legittimato/a nell’esprimere i suoi sentimenti e vedere che rimani in ascolto del suo stato d’animo, cercando di comprendere ciò che lo/la fa soffrire così tanto.

      Puoi offrirgli/le una carezza, un abbraccio o un massaggio sulla schiena. Senza aspettarti che lo accetti. Alcuni bambini cercano conforto per calmarsi, altri allontanano chiunque provi ad avvicinarsi. Se questo è il tuo caso, assicurati prima che non faccia male a se stesso/a o ad altri. Rimani comunque nelle vicinanze. Puoi offrirgli/le le tue coccole quando si sarà calmato/a. L’importante è che senta di avere tutto il tempo che gli/le serve per tranquillizzarsi.

      Non devi accelerare il processo.

      Il tuo obiettivo non è quello di fare in modo che il capriccio passi in fretta, ma far sapere a tuo figlio, tua figlia che anche se si sente frustrato/a, arrabbiato/a, deluso/a il tuo amore nei suoi confronti rimane immutato.

      Col tempo imparerà a esprimere i suoi stati d’animo in modi più adeguati e soprattutto non avrà timore nel condividere con te le sue emozioni, anche quelle più intense, perché saprà di poter contare sulla tua comprensione.

      Lascialo/a decidere, non diventerà un/una tiranno/a

      “Il primo istinto del bambino è di agire da solo, senza l’aiuto altrui, ed il suo primo atto cosciente di indipendenza è di difendersi da coloro che cercano dei aiutarlo”. Maria Montessori

      Tanti capricci e atteggiamenti oppositivi da parte dei nostri figli nascono nel momento in cui non riconosciamo le loro autonomie ovvero non li mettiamo nelle condizioni di poter fare da soli.

      Certo, quando si tratta di dare loro capacità decisionale, non è semplice trovare il giusto equilibrio. Tanti genitori alle prese con questo dilemma mi chiedono: “Se lascio scegliere a mio figlio, non perderò autorevolezza?”.

      Sai, l’istinto all’indipendenza e al regolarsi da sé è insito nella natura di ogni bambino/a. Se lo/a soffochiamo sistematicamente con i nostri ritornelli: “Stai fermo/a!”, “Non toccare!”, “Non puoi farlo!”, “Non sei capace!”, “Sei ancora piccolo/a!”, la relazione diventerà inevitabilmente conflittuale.

      E’ davvero un grosso problema se invece di indossare gli stivali da pioggia quando fuori piove, tuo figlio, tua figlia, vuole mettere le scarpe da ginnastica? Se si bagnerà i piedi, la volta dopo sceglierà sicuramente gli stivali. Piuttosto lascia che sperimenti le conseguenze di decisioni sbagliate e impari dagli errori. È così che aiuterai tuo figlio, tua figlia a diventare adulto.

      Non voglio essere fraintesa, non sto affermando che devi concedergli/le carta bianca su tutto.

      Definisci il perimetro entro cui lasciare che si muova liberamente e dagli/lle la possibilità di decidere entro quel limite. Ad esempio, può scegliere che tipo di frutta vorrebbe come spuntino, ma non può decidere di mangiare caramelle tutto il giorno.

      E poi, fai attenzione a come formuli le tue richieste.

      Molti “comandi” possono essere trasformati in frasi affermative che offriranno al/lla tuo/a bambino/a l’opportunità di esercitare le proprie capacità decisionali. Inoltre, penserà che se gli/le viene data la possibilità di scelta, significa che è capace di fare quella determinata cosa e soprattutto sentirà che hai fiducia in lui/lei e questo contribuirà ad aumentare la sua autostima.

      Ecco alcuni esempi:

      invece di “Fai colazione!” prova con “Preferisci il latte o lo yogurt oggi?”


      al posto di “Sbrigati e vestiti!” prova a dire “Vuoi vestirti prima o dopo colazione?”

      “Metti in ordine la tua stanza!” sostituiscilo con “Riordinerai la tua stanza prima di fare la doccia o dopo?“.

      Aiutalo a farsi perdonare

      Chiedere scusa per un bambino, una bambina, significa sentirsi responsabile per le proprie azioni, di come ci si è comportati. Un passo molto importante nel suo processo di crescita, che non va, però, forzato. Potremmo ottenere l’effetto contrario!
      I nostri figli, costretti a scusarsi, potrebbero farlo in modo superficiale, senza comprendere di aver commesso degli errori e provare empatia per l’altro. O essere spinti a scusarsi solo dalla paura di essere puniti.
      Cosa fare, allora, per assicurarsi che le loro scuse siano vere e sincere?

      Ti faccio un esempio.
      Se tuo figlio, tua figlia ha dato uno spintone a un compagno di giochi, aiutalo innanzitutto a calmarsi. Prenditi del tempo per sentire e capire quali emozioni l’hanno spinto/a a comportarsi in quel determinato modo. Forse era arrabbiato/a per qualcosa che è accaduto prima. O forse era solo affamato/a.

      Ciò che è importante è fargli/le sapere che sei sinceramente interessata/o ai suoi sentimenti, anche quelli più sgradevoli.

      Una volta che si è calmato/a sarà più ricettivo e allora potrai aiutarlo ad ascoltarti e riflettere sul suo comportamento. Il passo successivo sarà quello di fare un brainstorming su come fare ammenda per quel comportamento. Potrebbe essere utile invitarlo/a a vedere se il suo compagno sta bene. E successivamente cercare di aiutarlo a ripristinare la relazione.

      Fermarsi e aiutare i nostri figli a imparare e mettere in pratica la capacità di chiedere scusa è una parte importante del nostro compito educativo. Aiutarli ad assumersi le responsabilità dei loro errori gli permette di fare un grande balzo in avanti nel regolare la propria emotività e diventare più premurosi, compassionevoli e responsabili.

      Se il tuo bambino, la tua bambina è ancora molto piccolo/a potrai fargli/le vedere come si fa a scusarsi.

      D’altronde, come possono i nostri figli apprendere questa grande abilità se non siamo noi a dare loro l’esempio?

      Mostragli/le come chiedere scusa ogni qualvolta ti rendi conto di aver sbagliato, non solo nei suoi confronti.
      Se sente che sei sinceramente dispiaciuta/o, è molto più probabile che segua il tuo esempio la prossima volta che commetterà un errore. I bambini modellano il loro comportamento su ciò che vedono.

      Se non siamo pronti a scusarci quando feriamo qualcuno, perché dovrebbero esserlo loro?

      Un altro modo di interpretare il comportamento capriccioso è possibile

      La prossima volta che tuo figlio, tua figlia farà i capricci prova a mettere in pratica questi miei suggerimenti.

      E ricorda che è irrealistico aspettarti che in ogni occasione riesca a comportarsi bene, a controllare le proprie emozioni, a riflettere prima di agire…

      Si, a volte ci riuscirà, ma tante altre volte no, semplicemente perché non possiede la maturità neurofisiologica per farlo sempre.


      Pensaci, cosa succerebbe se invece di leggere il suo comportamento come una mancanza di rispetto nei tuoi confronti, ci vedessi una sua difficoltà nel gestire forti emozioni? Se invece di pensare che ti stia sfidando, percepissi il suo bisogno di indipendenza?

      Non fraintendermi, non si tratta di negare ciò che accade, ma piuttosto di capire che potrebbe esserci un altro modo di interpretare quel comportamento.

      Riconoscerlo ti consente di regolare le tue aspettative, comprendendo che tuo figlio, tua figlia sta facendo del suo meglio in base al grado di sviluppo del suo cervello. Questa consapevolezza ti aiuterà a rispondere con empatia e comprensione, anziché reagire impulsivamente in base al tuo giudizio iniziale.

      Per esempio, se tuo figlio, tua figlia si rifiuta categoricamente di fare i compiti, invece di pensare che sia uno/a svogliato/a, potresti prendere in considerazione il fatto che si senta in difficoltà nell’approcciarsi a un compito particolarmente impegnativo e difficile o semplicemente che abbia bisogno di una pausa dopo una lunga giornata trascorsa a scuola. Guardare quel comportamento da un’altra angolatura ti permette di offrirgli/le gli strumenti di cui ha bisogno per gestire in modo appropriato le sue fatiche, anziché aggravare la situazione lasciando spazio alla frustrazione e alla rabbia.

      Essere genitori non è una passeggiata, soprattutto quando tuo figlio, tua figlia sembra esprimere un atteggiamento di provocazione costante. Ma ricorda,

      quel comportamento non è un riflesso delle tue capacità genitoriali, quanto del suo scarso controllo emotivo.

      Se ti senti sopraffatta/o dalle sfide del tuo ruolo genitoriale e vuoi padroneggiare con più agilità il modo in cui rispondi ai comportamenti irragionevoli di tuo figlio, tua figlia sappi che non devi farlo da sola/o.
      Sono qui per aiutarti come ho fatto con le centinaia di genitori con cui ho lavorato fino ad oggi.

      In qualità di pedagogista specializzata nel comportamento infantile e nella consulenza genitoriale, offro supporto personalizzato e soluzioni pratiche per aiutare le mamme e i papà a uscire dal circolo vizioso delle lotte quotidiane con i propri figli e trasformare positivamente le dinamiche familiari.

      Contattami per fissare una videocall gratuita di 30 minuti compilando il form qui sotto. Cercheremo insieme di capire se la mia consulenza è ciò che fa per te

    3. I TUOI FIGLI LITIGANO SEMPRE? NON SOLO E’NORMALE, E’ NECESSARIO. L’IMPORTANTE E’ CHE LITIGHINO BENE

      I TUOI FIGLI LITIGANO SEMPRE? NON SOLO E’NORMALE, E’ NECESSARIO. L’IMPORTANTE E’ CHE LITIGHINO BENE

      Se hai più figli, allora sai molto bene che anche se sono fratelli e si vogliono un mondo di bene, a volte, non si sopportano proprio.

      Ogni pretesto è buono per provocarsi e punzecchiarsi a vicenda, e in alcuni casi per darsele di santa ragione! Un minuto prima sono migliori amici e quello dopo acerrimi nemici.

      È assolutamente comprensibile!

      Se ci pensi, non hanno scelto di diventare fratelli. Sono costretti a vivere sotto lo stesso tetto e a trascorrere gran parte del loro tempo libero insieme. È inevitabile che facciano “a gara” a chi riesce ad avere più attenzioni dai genitori, che sbuffino (il minimo!) perché non vogliono condividere il loro giochi, i loro amici, i loro spazi.

      Chi non si irriterebbe in una situazione del genere, almeno una volta ogni tanto?

      Ma soprattutto, come bisogna comportarsi in quei frangenti?

      È meglio intervenire, stroncando immediatamente il litigio o funziona di più ignorare e lasciare che se la cavino da soli?

      Sono alcune delle domande più frequenti che mi rivolgono i genitori con cui lavoro in consulenza o nei miei percorsi di gruppo. Mamme e papà esasperati dai continui litigi dei loro figli, combattuti sul da farsi e proprio per questo con qualche senso di colpa addosso per non riuscire a gestire questi conflitti, senza perdere la pazienza e senza arrabbiarsi.  

      Per cominciare…non è come pensi

      I bambini funzionano diversamente da noi adulti, non “ragionano” allo stesso modo nostro.

      Anche in tema di litigi.

      Quando i tuoi figli litigano, quello che tu percepisci come un’ingiustizia, una prevaricazione, una terribile offesa, per loro potrebbe essere qualcosa di irrilevante. È molto probabile, infatti, che subito dopo aver litigato, tornino a cercarsi come se niente fosse accaduto.

      Per i bambini, in modo particolare fino ai 6/7 anni circa, il litigio è un fatto naturale e fisiologico che riescono a gestire con competenza, senza per questo compromettere in modo definitivo il loro legame.

      Siamo noi adulti a dare al litigio una connotazione negativa, lo consideriamo moralmente sbagliato. Perciò, a ogni minimo diverbio tra i nostri figli ci intromettiamo e facciamo di tutto per mettere fine alla disputa.

      Inconsapevoli del fatto che, se li lasciassimo fare da soli, i loro scontri durerebbero pochissimo e noi non ci sentiremmo snervati e sfiniti.

      Dobbiamo applicare un metro diverso nel valutare questi comportamenti e guardarli in un’ottica evolutiva.

      I bambini in età prescolare, ma ancora per qualche anno dopo, esprimono le loro emozioni in modo immediato, impulsivo, senza filtri, senza la mediazione del linguaggio verbale.

      Ti faccio un esempio:

      se un bambino vuole il gioco che ha in mano un suo coetaneo, non farà altro che andare a prenderselo. Senza se e senza ma. La stessa cosa se vuole salire sullo scivolo e si trova davanti una lunga fila di bambini. Si farà strada spingendoli, fino a salirvi su.

      Non è un bambino violento. Non ha ancora sviluppato l’abilità di controllare i propri impulsi, il proprio corpo. Ci vorranno un po’ di anni prima che questa capacità sia del tutto matura.

      Ecco perchè i nostri interventi spesso non servono, se non a colpevolizzare i nostri figli e farli sentire ciò che non sono: cattivi, aggressivi, maleducati.

      Non fraintendermi. Non sto dicendo che dobbiamo lasciare che si picchino “a sangue”!

      Ma, diversamente da come credi, il litigio rappresenta una vera opportunità di crescita per i tuoi figli perchè “grazie” ad esso imparano a prestare ascolto, a prendere in considerazione il punto di vista dell’altro, a rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni. Più avranno la possibilità di fare questo tipo di esperienza, più svilupperanno una relazione autenticamente calorosa tra di loro e la rivalità diminuirà drasticamente – a questo link trovi un altro mio articolo di approfondimento su questo tema https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/amici-nemici-10-cose-che-un-genitore-deve-sapere-sui-litigi-tra-bambini/

      Perciò, puoi sicuramente aiutare i tuoi figli a fare pratica di “buon litigio”, favorendo la loro naturale capacità di risolvere i conflitti da soli.  

      Come?

      Di seguito trovi alcuni accorgimenti che puoi adottare per contribuire a mantenere la pace in casa.

      Dedica molta attenzione individuale a ciascuno dei tuoi figli

      In cima alla classifica dei motivi che spingono i fratelli a litigare c’è la competizione per avere l’attenzione di mamma e papà.

      I tuoi figli hanno bisogno della tua attenzione, vogliono la tua attenzione e faranno tutto ciò che è in loro potere (nel bene e nel male) per ottenerla.

      Dedica periodicamente – ogni giorno, ogni due/tre giorni, ogni settimana, una volta al mese – un momento per un incontro “speciale” tra te e ciascuno dei tuoi figli in cui fare qualcosa insieme. Possono essere 10 minuti, oppure un’ora, o un intero pomeriggio. Non si tratta di quantità: è il modo in cui scegli di trascorrere quel tempo che conta davvero per i tuoi figli.

      L’importante è che questo momento “magico” torni puntualmente, perché la regolarità ha un grande potere rassicurante.

      Questo momento speciale lo puoi creare mentre svolgi attività quotidiane come apparecchiare la tavola, caricare il bucato in lavatrice, preparare una gustosa merenda. Oppure potete prendervi del tempo per fare una passeggiata, mangiare un gelato, giocare a giochi da tavolo, leggere un bel libro insieme.

      Nel giro di poco tempo ti accorgerai che i tuoi figli litigheranno di meno.

      Mostra come andare d’accordo

      Che ci piaccia o no, i nostri figli ci imitano. Ricalcano esattamente ciò che facciamo o diciamo.  Nel bene e nel male. Il che ci costringe a domandarci: cosa stanno imitando di noi? Che tipo di esempi siamo per loro?

      Caro genitore,

      • come ti comporti in macchina quando qualcuno ti taglia la strada?
      • Come risolvi le divergenze con il tuo partner, con i nonni, con un amico, un’amica?
      • Con calma e rispetto o urlando e utilizzando un linguaggio offensivo, sarcastico, aggressivo?

      Ricorda: tu sei il modello numero uno per i tuoi figli. Loro ti osservano in ogni istante.

      Se desideri che risolvano i disaccordi senza perdere la calma e mantenendo il rispetto, hanno bisogno di vederti fare lo stesso. Vuoi che siano in grado di chiedere scusa agli altri? Sappi che hanno bisogno di vedere che anche tu ti scusi.

       Imposta una buona routine familiare

      Quando in famiglia si è ben organizzati, risulta molto più facile gestire i disaccordi sui vari aspetti di vita quotidiana. Questo vuol dire che tutti in casa dovrebbero sapere

      • a chi tocca scegliere un film per la serata cinema
      • chi si occupa di apparecchiare/sparecchiare e in quali giorni
      • chi è il primo ad usare il bagno la mattina
      • chi sceglie per primo le storie della buonanotte
      • o i posti preferiti in macchina, e così via.

      Favorisci lo sviluppo delle loro abilità sociali

      Una cosa è dire ai bambini di smetterla di litigare, un’altra è insegnare loro come disinnescare e risolvere i loro conflitti. Quindi:

      1. Non intervenire, a meno che non rischino di farsi veramente male. Osserva i tuoi figli per vedere se riescono a risolvere il conflitto in autonomia e intervieni solo se la situazione sta diventando particolarmente “rischiosa”. L’unica cosa da non tollerare è che si facciano veramente male. Invitali piuttosto a prendersi una pausa e a ritrovarsi quando si saranno calmati.
      2. Mantieni la calma quando intervieni. Più sei calma/o e sicura/o di te, più i tuoi figli sentiranno di potersi fidare per essere guidati nella risoluzione dei loro conflitti.
      3. Non cercare di capire chi ha torto o chi ha ragione.  Se ti schieri, i tuoi figli tenderanno a mettersi sulla difensiva e cercheranno di darsi reciprocamente la colpa. Prova, invece, a chiedere loro cosa è successo. In questo modo saranno più propensi ad assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo, perché non devono preoccuparsi che tu li accusi o li colpevolizzi. Ascolta ognuno di loro mentre ti racconta cosa è successo dal suo punto di vista.
      4. Incoraggiali a esprimere le emozioni provate in quel momento e i motivi del loro comportamento. In un conflitto, dai ai tuoi figli la possibilità di esprimere i loro sentimenti l’uno verso l’altro. Non cercare di dissuaderli da quello che provano in quel momento. Aiutali, piuttosto, a trovare le parole per comunicare le loro emozioni. “Prova a spiegare a tuo fratello, tua sorella, cosa ti fa arrabbiare così tanto!”. Se sono molto piccoli e ancora non parlano, puoi andargli incontro mettendo parole sulle loro azioni: “Ti piace il gioco di Caterina e volevi giocare con lei, vero?”.
      5. Invitali a pensare alle soluzioni. Aiuta i tuoi figli a risolvere il problema da soli. Certo, puoi offrire suggerimenti, ma lascia che siano loro a decidere quali sono le opzioni migliori. Incoraggiali a fare lo sforzo di trovare soluzioni alternative.

      Non solo è normale che fratelli e sorelle litighino tra loro. E’ addirittura necessario

      Detto tutto questo, è innegabile sentirsi infastiditi, irritati e snervati quando i figli litigano.

      Eppure, anche se lo fanno dal momento in cui si svegliano fino a quando vanno a letto, sappi che è una situazione fin troppo comune.

      Se immaginavi che i tuoi figli sarebbero andati sempre d’amore e d’accordo, rispettandosi e comprendendosi reciprocamente, ma poi la realtà ti ha messo di fronte un altro scenario e ti ritrovi spesso a fare da arbitro, a mediare le loro infinite controversie e a cercare di gestire i loro implacabili litigi…voglio rincuorarti.

      Non solo è normale che fratelli e sorelle litighino tra loro. E’ addirittura necessario.

      Nel tempo svilupperanno competenze di vita fondamentali che si tradurranno in:

      • una maggiore capacità comunicativa
      • una migliore gestione della rabbia
      • una grande capacità di risoluzione dei problemi.

      Certo, è importante che tu offra loro gli strumenti corretti per risolvere i conflitti in modo costruttivo, facendo al contempo attenzione a non incorrere nel rischio di giudicare le loro litigate attraverso il filtro dei sentimenti e delle emozioni che provi tu adulto, quando litighi con qualcuno.

      Ricorda: per almeno 6/7 anni rientra in una cornice di normalità che un bambino non voglia condividere i suoi oggetti con altri, che voglia salire per primo sull’altalena e allora si faccia avanti spingendo i compagni o che non sia gentile con la sorellina perché le “ruba” le attenzioni di mamma e papà. Senza che tutto questo abbia a che fare con la violenza, l’ingiustizia, la cattiveria, la vendetta, il rancore, la furbizia.

      Se stai facendo fatica nel trovare il modo giusto per affrontare i litigi dei tuoi figli e non sai da cominciare a riorganizzare le tue idee, sei nel posto giusto.

      È per dare risposta a questo bisogno che ho creato un percorso di consulenza “sartoriale” per le mamme e i papà che si rivolgono a me.

      A differenza di altre proposte standardizzate e generaliste che propongono a tutti la stessa soluzione, il mio percorso è cucito “su misura” per ogni genitore e la sua situazione specifica, con strumenti utili e concreti da applicare subito per innescare un vero cambiamento che trasformi in positivo la relazione con i propri figli.

      Questo è il lavoro che faccio e che posso fare anche per te.

      Non devi fare altro che compilare il modulo qui sotto per prenotare una videocall gratuita senza impegno, durante la quale potrai raccontarmi di te e dei tuoi figli e insieme capiremo se il mio percorso consulenziale è ciò che stai cercando.

    4. Il ritorno a scuola di tua figlia si sta rivelando molto più faticoso di quanto ti aspettavi? E’ molto probabile che sia una bambina (o una ragazza) altamente sensibile  

      Il ritorno a scuola di tua figlia si sta rivelando molto più faticoso di quanto ti aspettavi? E’ molto probabile che sia una bambina (o una ragazza) altamente sensibile  

      Da quando è ricominciato l’anno scolastico tua figlia piange ogni volta che deve separarsi da te?

      E’ un dramma quotidiano. Eppure, una volta che è a scuola si diverte tantissimo.

      Hai provato con i bei discorsi per ricordarle che a scuola ha tanti amici con cui le piace stare, le hai letto gli albi più belli che ci sono in commercio su questo argomento, ma niente da fare!

      La mattina si rifiuta di alzarsi, piagnucola fino al momento di uscire di casa perché non vuole andarci (anzi, te lo ricorda già la sera prima!) e scoppia in un pianto disperato davanti all’entrata della scuola. E al rientro a casa è un continuo battibeccare con il fratello e lamentarsi per ogni cosa, fino a esplodere urlandoti “perché tu mi lasci da sola!”.

      In preda allo sconforto e alla confusione che si fa spazio sempre più nella tua mente, ti chiedi: “Meglio assecondarla e tenerla qualche giorno a casa o imporsi e non mollare fino a quando le passerà?”.

      Voglio rassicurarti.

      È molto probabile che lasciarsi alle spalle i tempi rilassati e dilatati dell’estate per tornare ai ritmi sostenuti della scuola, sia un passaggio molto impegnativo per tua figlia, soprattutto se ha un temperamento altamente sensibile.

      Come ti ho già spiegato nell’articolo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/bambini-difficili-o-altamente-sensibili-breve-manuale-di-istruzioni-per-riconoscere-comprendere-e-gestire-lalta-sensibilita-di-tuo-figlio/ i bambini altamente sensibili, diversamente da coloro che non sono caratterizzati da questo tratto temperamentale

      • elaborano e processano in modo più profondo le informazioni che provengono dal contesto in cui si trovano – proprio per questo hanno bisogno, più di altri, di tempo per pensare e adattarsi a qualsiasi cambiamento e a nuove routine. Ecco perchè l’inizio della scuola (sia essa una nuova esperienza o un percorso già avviato negli anni precedenti) spesso rappresenta per loro motivo di ansia e preoccupazione, causa di pianti inconsolabili, rifiuto di lasciarti andare, reazioni emotive così forti da sembrare capricci. Se sono più grandi potrebbero manifestare mal di pancia, scarso appetito, sonno agitato, nervosismo accentuato
      • percepiscono i minimi dettagli, ragione per cui si sovraccaricano facilmente a causa dell’intensità degli stimoli ambientali da cui si sentono sopraffatti: le luci, le voci incessanti (in aula, in sala da pranzo o in mensa), i toni di voce con cui ci si rivolge loro, gli odori, i colori accesi, le variazioni di temperatura, i ritmi sostenuti con cui si passa da un’attività a un’altra, da un luogo all’altro
      • vivono con più intensità le emozioni ed entrano velocemente in empatia con gli stati d’animo altrui. Infatti, si lasciano “contagiare” con più facilità dal pianto, dai sentimenti di rabbia e tristezza, dal disagio dei loro compagni, fino a reagire con forza se qualcuno di loro viene offeso o preso in giro.

      Se qualcuna di queste situazioni ti suona familiare, sappi che occorre tanta pazienza per gestire la sovrastimolazione sensoriale ed emotiva che accompagna il rientro a scuola di un bambino o un ragazzo altamente sensibile.

      Ma, soprattutto, hai bisogno di comprendere come funziona il tratto dell’alta sensibilità perché questo ti permetterà di conoscere i limiti di sovraccarico di tuo figlio, tua figlia per offrirgli/le protezione quando ne avrà bisogno e incoraggiamento per affrontare con serenità i cambiamenti quando sarà in grado di sostenerli.

      Seguimi nella lettura di questo articolo, vi troverai alcune strategie utili per aiutare il tuo bambino nella transizione del ritorno a scuola.

      Parola d’ordine: preparazione

      Come ho già scritto nell’articolo di cui ti ho segnalato il link appena sopra, le fatiche principali per un bambino o un ragazzo altamente sensibile hanno origine nella sovrastimolazione. Il motivo principale che li porta rapidamente e facilmente a sentirsi sovraeccitati ha a che fare con i cambiamenti. Che si tratti di

      • modifiche nella routine quotidiana
      • provare nuovi cibi
      • la nascita di un fratellino
      • la transizione dal nido alla scuola dell’infanzia
      • il rientro a scuola dopo un lungo periodo di vacanza

      il risultato finale è sempre lo stesso: resistenza e sconforto.

      In tutte queste situazioni e in altre che hanno a che vedere con i cambiamenti, tuo figlio, tua figlia potrebbe mostrare chiari segni di stanchezza e sovraccarico emotivo.

      Nel caso in cui si tratti di tornare a scuola (così come al nido o alla scuola dell’infanzia) dopo un lungo periodo – vacanze, festività, malattia, viaggio, weekend – è fondamentale preparare il suo rientro con anticipo.

      1. Aiutalo/a, per esempio, a riprendere la routine della buonanotte qualche giorno prima (al rientro dalle vacanze estive addirittura una o due settimane prima dell’inizio della scuola). Anticipare gradualmente l’orario per andare a dormire offre al corpo il tempo di adattarsi meglio ai nuovi ritmi.
      2. Preparate lo zaino e tutto l’occorrente che serve per la scuola, anche l’abbigliamento da indossare per andare a scuola. Dopo un lungo periodo di assenza è meglio farlo in anticipo di alcuni giorni.
      3. Inoltre, sarebbe opportuno parlare e pianificare nei dettagli il primo giorno di rientro (anche se si tratta semplicemente del rientro dal weekend), per aiutare tuo figlio, tua figlia a prefigurarsi ciò che accadrà: definire l’orario in cui si partirà da casa, quello di uscita dalla scuola, le attività extrascolastiche programmate dopo la scuola…

      Che siano bambini o adolescenti, gli altamente sensibili amano sapere cosa aspettarsi. Li aiuta ad avere la percezione del controllo su quello che accade, evitando di andare in ansia.

      A volte possono avere paure infondate, che neanche un genitore riesce a immaginarsi.

      Aiutare tuo figlio, tua figlia, a prefigurarsi cosa la giornata gli/le può riservare sarà molto utile al suo e al tuo benessere. 

      Sebbene probabilmente non potrai eliminare completamente il sovraccarico a cui andrà incontro durante la sua giornata a scuola, cercare di rimuovere quante più incognite possibili l’aiuterà a sentirsi più preparato/a ad affrontare con più serenità questa esperienza.

      Organizza dei momenti di gioco a casa con i compagni di classe

      Sai, ai bambini e i ragazzi altamente sensibili basta poco perché qualcosa sia “troppo”.

      Anche se si tratta di emozioni belle e piacevoli, come la gioia di rivedere i propri compagni di scuola, tanto da diventare “nervosi” nel ritrovarsi con loro la prima volta, dopo mesi.

      Prova a fare una lista di amici da invitare, in momenti diversi, con cui tuo figlio, tua figlia potrà giocare o studiare se si tratta di un adolescente. E’ uno dei modi più semplici per incoraggiare la socialità in un ambiente, quello della casa, dove i bambini e i ragazzi altamente sensibili si sentono più a loro agio e che renderà il ritorno a scuola meno impattante e più piacevole.

      Lascia spazio alle pause durante il giorno

      Rispetto ai loro coetanei, i bambini e i ragazzi altamente sensibili hanno bisogno di più tempo libero per ricaricarsi ed elaborare le loro esperienze.

      La scuola per loro molto spesso è troppo rumorosa, i toni di voce sono troppo alti, in aula ci sono odori strani, le pareti della sezione o dell’aula sono troppo piene, inoltre, si preoccupano se i compagni litigano, se qualcuno viene ripreso. Tutto questo scatena intense emozioni in loro.

      Non devi stupirti, perciò, se al rientro da scuola tuo figlio, tua figlia, sarà piuttosto stanco/a e irritabile. È molto probabile che si senta sopraffatto/a da tutti questi dettagli.

      Quello che puoi fare è preservare, durante il resto della giornata, dei momenti di riposo, di pausa durante i quali potrà scegliersi l’attività da svolgere, in uno spazio tranquillo, sia dentro casa che fuori all’aria aperta (se hai la fortuna di avere un giardino!).

      • Un bagno caldo
      • una musica rilassante
      • massaggi
      • esercizi in stile yoga
      • un tempo in cui stare da soli semplicemente rannicchiati sotto un caldo plaid (i bambini e i ragazzi altamente sensibili non sempre hanno bisogno di chiacchierare)
      • poter stare sdraiato/a sull’erba a guardare le nuvole
      • giocare con la terra e con l’acqua
      • osservare gli elementi della natura con una lente di ingrandimento o con un binocolo…

      E a meno che non sia lui/lei a chiederlo, non riempire i suoi pomeriggi di attività extrascolastiche.

      Assicurati che gli insegnanti conoscano l’alta sensibilità di tuo figlio, tua figlia

      Chiedi agli insegnanti di poterli incontrare per parlare loro dell’alta sensibilità e di come questo tratto temperamentale caratterizzi tuo figlio, tua figlia. Se ancora non ne sono a conoscenza, le informazioni che fornirai saranno loro di grande aiuto per interagire con lui/lei in modo più efficace. È ciò che raccomando di fare ai genitori che intraprendono con me un percorso consulenziale, per essere aiutati a gestire al meglio l’alta sensibilità dei loro figli.

      Assicurati che gli insegnanti comprendano bene il temperamento di tuo figlio, tua figlia e soprattutto che riescano a individuare i suoi punti di forza. Un bambino, un ragazzo altamente sensibile ha qualità preziose:

      • Sa ascoltatore con molta attenzione
      • È un grande osservatore
      • Ha pensieri profondi
      • È molto coscienzioso
      • È curioso e creativo
      • È gentile, collaborativo ed altruista per “natura”

      Ricorda: un bambino (o un ragazzo) altamente sensibile ha bisogno di un ambiente a misura dei suoi bisogni in cui gli adulti abbiano un approccio empatico e comprensivo nei confronti di questa sua caratteristica temperamentale.

      Stai dalla parte di tuo figlio, tua figlia

      Se tuo figlio, tua figlia dopo che siete rientrati a casa (anche prima, lungo il tragitto!) è particolarmente lamentoso, oppositivo, piange, va in crisi per “sciocchezze” e senza sosta fino all’ora di cena…oppure se è più grande ti racconta che a scuola c’è troppo rumore e non riesce a concentrarsi, che vorrebbe riposare quando è stanco/a ma non può, che non ha amici, che il cortile della scuola è troppo grande per i suoi gusti, che non gli/le piace lavorare in gruppo, che la maestra non lo/la prende in considerazione, non esitare ad ascoltarlo/a e soprattutto evita di dirgli/le che è capriccioso o troppo esagerato ed emotivo/a.

      Sappi che se la sua fine percezione di ciò che succede intorno a lui/lei verrà negata o sminuita, giungerà alla conclusione che ciò che sente e percepisce è sbagliato e ti disturba.

      E per paura di perdere il tuo amore potrebbe arrivare a lottare contro la propria natura, spianando nel tempo la strada a una falsa e distorta percezione di sé e del proprio corpo.

      Piuttosto aiutalo/a a esprimere i suoi sentimenti e i suoi stati d’animo e convalidali.

      La convalida è uno degli strumenti genitoriali più potenti.

      Se è piccolo/a puoi dirgli/le semplicemente: “Mi sembri molto stanco/a…è stata una giornata veramente lunghissima!”. Accettando e accogliendo con un abbraccio (se lo desidera) il suo pianto.

      Se invece è più grande puoi esprimerti dicendogli/le: “Capisco come ti senti, sono qui per ascoltarti”, “Ha perfettamente senso che tu ti senta turbato.”, “Cosa posso fare per aiutarti in questo momento? E cosa potresti fare tu la prossima volta che succede?”.

      Ti serve un Kit completo di conoscenze e strategie

      A questo punto dovrebbe esserti più chiaro il motivo per cui è ancora così complicato per tuo figlio, tua figlia andare a scuola, nonostante l’anno scolastico sia cominciato già da un po’.

      Hai anche qualche strategia da mettere nella tua “cassetta degli attrezzi”, che potrà aiutarti nel gestire al meglio il suo adattamento.

      Certo, si tratta solo di qualche strumento.

      Quello che ti occorre è avere a disposizione un Kit completo di conoscenze e strategie chiare e precise per aiutarlo/a a gestire la sovrastimolazione e ridurre lo stress.

      Crescere un figlio o una figlia altamente sensibile può essere una delle esperienze più intense che tu possa vivere.
      Gratificante, certo. Ma anche logorante, se non hai gli strumenti giusti.

      Perché richiede un cambio radicale di sguardo: non puoi più pensare in termini di “capricci” o “dramma”, ma devi imparare a leggere la sua sensibilità come ciò che è davvero: una neuro-diversità sottile, ma potente.

      Oggi le ricerche sono chiare:


      l’atteggiamento dei genitori ha un impatto enorme sul benessere di un bambino altamente sensibile.


      E non bastano l’amore o la pazienza. Servono consapevolezza, conoscenza e strumenti pratici.

      È per questo che ho scelto di specializzarmi in Alta Sensibilità.
      E da questa specializzazione nasce Crescere un Figlio Altamente Sensibile™, il primo percorso di consulenza personalizzato in Italia dedicato esclusivamente a mamme e papà che stanno crescendo bambini con questo tratto.

      Un percorso in cui ti accompagno passo dopo passo a:

      ✔️ decifrare le reazioni “esagerate” di tuo figlio, tua figlia per quello che sono davvero
      ✔️ offrire un ambiente che lo contenga, non che lo/la confonda
      ✔️ costruire una comunicazione che regge anche nelle tempeste
      ✔️ educarlo/a senza fargli/le sentire che c’è qualcosa in lui/lei che va aggiustato


      Compila ora il form qui sotto per richiedere una chiamata conoscitiva gratuita, senza impegno. Parleremo della tua situazione, dei tuoi dubbi, delle tue difficoltà quotidiane.
      E capiremo insieme se il mio percorso è quello giusto per voi.

      I posti per Crescere un Figlio Altamente Sensibile™ sono molto limitati: seguo ogni famiglia personalmente e il mio tempo è volutamente ristretto per garantire la massima qualità.

      Se senti che è il momento di fare sul serio,
      questa è la tua occasione.

      Perché tuo figlio, tua figlia non ha bisogno di cambiare.
      Ha bisogno di un genitore che lo veda davvero.
      E questo è il primo passo per diventarlo.

    5. “Se non la smetti di fare i capricci arriva il lupo cattivo!”. Come farti ascoltare dai tuoi figli senza ricorrere a ricatti e minacce

      “Se non la smetti di fare i capricci arriva il lupo cattivo!”. Come farti ascoltare dai tuoi figli senza ricorrere a ricatti e minacce

      Chi non si è mai sentito dire, almeno una volta, durante la propria infanzia: “Se non fai il bravo viene il lupo cattivo e ti porta via!”, “Se continui a lagnarti chiamo la polizia!”, o ancora “Se non mi ubbidisci, arriva l’uomo nero!”.

      E tante altre frasi di questo genere.

      Molti genitori, nel passato, usavano spesso la paura per ottenere ubbidienza. Si tratta di uno “stratagemma” vecchio come il mondo e se anche tu, quando eri bambina/o, qualche volta ne hai fatto esperienza, è molto probabile che nel momento in cui hai avuto dei figli hai giurato a te stessa/o che con loro non avresti mai utilizzato questo metodo per farti ascoltare.

      Poi, un giorno tuo figlio, tua figlia, ha dato in escandescenze, improvvisamente, senza nessun preavviso.

      Eravate al supermercato e mentre stavi per pagare, ti ha chiesto di comprargli/le gli ovetti di cioccolato esposti alla cassa. Al tuo no deciso ha cominciato a piangere e a urlare e come se non bastasse si è buttato/a per terra, urlando a squarciagola frasi inconsulte: “Sei una mamma brutta e cattiva!”, “Vai via! Non lo voglio un papà come te!” . Nel più totale imbarazzo e soprattutto per la paura che gli altri potessero pensare che non sai educare tuo figlio, tua figlia, senza nessuna esitazione gli/le hai detto in tono minaccioso: “Se non la smetti di fare i capricci arriva il lupo cattivo!”

      Sentendoti, subito dopo, un genitore davvero brutta/o e cattiva/o.

      Cara mamma, caro papà, sappi che hai tutta la mia comprensione (sono anch’io una mamma e so per esperienza che solo i figli sanno tirare fuori il peggio di noi stessi! In modo particolare quando abbiamo fretta, siamo stanchi, in debito di sonno…).

      Il problema è che ricorrere alla paura e alle minacce ti permette, con molta probabilità di raggiungere il risultato che desideri, ma solo per breve tempo.

      E non senza conseguenze!

      Ti faccio subito 3 esempi di cosa può generare, nel tempo, un’educazione basata sulla paura:

      Il legame affettivo verrà compromesso

      Se il tuo obiettivo nell’educare tuo figlio, tua figlia è costruire un rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto, minacciarlo che arriverà qualcuno a “punirlo/a” è poco efficace, anzi controproducente, soprattutto per gli esiti negativi che questo comportamento può avere sulla vostra relazione.

      È ovvio che il lupo cattivo, il poliziotto o l’uomo nero non arriveranno.

      A quel punto, che ne sarà della tua credibilità, della tua autorevolezza come genitore?

      Queste bugie mineranno il vostro legame di attaccamento e la sua convinzione che tu sia la sua base sicura per orientarsi nel mondo.

      Nel tempo tuo figlio, tua figlia imparerà a diffidare di te, finirà per credere che non farai mai sul serio.

      Inoltre, sapendo che ogni volta che non si comporterà bene la tua reazione sarà particolarmente severa e punitiva, man mano che crescerà eviterà di raccontarti di aver commesso degli errori, arrivando addirittura a mentirti. Perdendo, in questo modo, l’opportunità di riflettere sulle sue azioni e su come migliorarsi, perché avrà imparato a spostare l’attenzione dal proprio comportamento alla tua reazione.

      Tuo figlio, tua figlia imparerà che fare leva sulla paura permette di ottenere ciò che si vuole

      Se vuoi che tuo figlio, tua figlia si comporti in modo accettabile non è incutendogli/le paura che lo/a motiverai a comportarsi bene.

      Anzi, in questo modo imparerà che l’esercizio del potere è il mezzo più efficace per costringere qualcuno a fare ciò che vogliamo.

      Con la paura renderai sicuramente tuo figlio, tua figlia sottomesso/a, ma non ubbidiente.

      La vera ubbidienza non ha niente a che fare con la paura e il conformismo. È invece un atto di fiducia e di amore! Tuo figlio, tua figlia deve sentire di volerti ubbidire perché ti ama, e non perché prova paura nei tuoi confronti.

      La paura prenderà il sopravvento su tutto il resto

      Non c’è nulla di educativo nell’instillare paure immotivate nei bambini.

      Devi sapere che durante la loro crescita e fin dai primi mesi di vita, si ritrovano spesso ad essere impauriti. Temono di essere separati dai loro genitori, che il fratellino o la sorellina “rubi” loro l’amore di mamma e papà, hanno paura del buio, dei temporali, dei mostri…

       Come genitori abbiamo il compito di aiutare i nostri figli a sentirsi al sicuro dai pericoli e questo significa proteggerli non solo fisicamente, ma anche sul piano emotivo e relazionale. Dobbiamo, perciò, evitare a tutti i costi di diventare noi stessi fonte di paura e minaccia per loro.

       E poi…alludere all’essere portato via da fantomatici personaggi che hanno cattive intenzioni non insegna a tuo figlio, tua figlia a essere disponibile ad ascoltarti e a collaborare, piuttosto che il tuo amore è condizionato dal suo comportamento. In futuro farà ciò che gli/le chiederai solo per paura di perderti, di perdere il tuo affetto, non perché avrà fiducia in te e avrà compreso l’importanza di ascoltarti.

      Tuo figlio, tua figlia ha bisogno di sentirsi protetto/a

      Detto tutto ciò, se questo è il metodo che hai utilizzato finora con tuo figlio, tua figlia per farti ubbidire, non voglio che tu ti senta in colpa.

      Genitori si diventa, non si nasce.

      Quando i nostri figli vengono al mondo nessuno ci dice che si tratterà di un “lavoro” impegnativo e a tratti snervante e che le bizze e i “capricci” rappresenteranno, per tanto tempo, delle tappe normali della crescita.

      Ecco perché, quando non si comportano come vorremmo, andiamo letteralmente fuori di testa. Ci mancano gli strumenti per gestire in modo efficace i loro comportamenti. Ci sentiamo sfidati, a volte presi in giro e non ci resta che minacciarli e ricattarli per fargli fare ciò che gli chiediamo.

      Reagiamo nel modo peggiore!

      Ma c’è una cosa che devo dirti, per aiutarti a riflettere più a fondo su cosa significhi proteggere i figli.

      Durante l’infanzia e l’adolescenza il fatto che un bambino abbia potuto sperimentare un senso generale di protezione dagli adulti di riferimento, è di fondamentale importanza.

      Se ciò non avviene, in quanto si trova ad affrontare esperienze che scatenano la paura (come per esempio quando i genitori si rivolgono a lui con il volume o il tono della voce sempre alto, duro o con espressioni del viso che incutono paura, o minacciando che qualcuno lo porterà via da mamma e papà se non si comporta bene), rimarrà in uno stato di ansia e ipervigilanza, costantemente preoccupato di dover contare solo sulle proprie forze, per proteggersi da eventuali minacce e pericoli.

      Sai che implicazioni ha tutto questo?

      Un bambino che vive questo stato perenne di paura, sarà un bambino che non riuscirà

      • a dedicare tempo ed energie psichiche a fare ciò che gli piace
      • a sviluppare i suoi talenti
      • a imparare a gestire le sue emozioni
      • a impegnarsi nell’apprendimento.

      Cercherà in tutti i modi di evitare nuove esperienze, invece di dedicarsi a esplorare il mondo con curiosità.

      Cosa puoi fare allora per evitarlo?

      Ecco 3 suggerimenti!

      Cambia il modo in cui interpreti il comportamento scorretto

      Il modo migliore per affrontare il comportamento sbagliato di tuo figlio, tua figlia non consiste nel cercare di estinguerlo, ma nell’osservarlo con occhi diversi.

      Cosa succederebbe se invece di considerare il tuo bambino un abile manipolatore che cerca solo di farti perdere la pazienza e farti arrabbiare, lo guardassi come una persona illogica e inesperta da poco arrivata su questa terra, che cerca di fare di tutto per capire qual è il modo corretto per stare al mondo, ma non sa come fare?

      Tornando all’esempio iniziale, devi sapere che un bambino, specialmente in età prescolare, non riesce a gestire con equilibrio la noia, la frustrazione, il caldo, la confusione, il rumore che trova all’interno di un supermercato.

      Non c’è da stupirsi che a un certo punto vada in crisi!

      Eppure, quante volte noi adulti “trasciniamo” i nostri figli in luoghi non adatti a loro (grandi negozi, centri commerciali, ristoranti, concerti…) con l’aspettativa che si comportino da piccoli adulti, per spazientirci quando per ovvi motivi danno in escandescenza, gridando, inveendo verbalmente e fisicamente contro di noi, piangendo a dirotto…

      Quando tuo figlio, tua figlia non si comporta bene, in realtà ti sta comunicando che non possiede le abilità per gestire quella determinata situazione.

      No, non sto affermando che devi accondiscendere ad ogni sua richiesta, ma se comincia a urlare, scalciare e buttarsi per terra, potresti sollevarlo con risolutezza, tenendolo in braccio in modo fermo (perché è del contatto fisico che lo contiene ciò di cui ha bisogno) e quando si sarà tranquillizzato potrai parlare con lui di quanto è accaduto e spiegargli il motivo del tuo NO.

      Ricorda, tra il minacciare e l’accondiscendere a ogni “capriccio” esiste la via dell’educare con amorevole fermezza.

      Metti in conto che tuo figlio, tua figlia si comporterà male

      Dai per scontato che tuo figlio, tua figlia

      • combinerà dei guai
      • urlerà perché non vuole andare via dal parco
      • non vorrà uscire di casa la mattina e si butterà per terra
      • ti dirà che “sei una mamma cattiva!” o che non vuole un papà come te, quando gli dirai di no comincerà a piangere ininterrottamente
      • ti dirà le bugie…

      insomma a volte sarà davvero insopportabile!

      In tutti questi casi (e in tanti altri ancora!) cerca di non lasciarti dominare dalla rabbia e soprattutto non prendertela sul personale.

      Tuo figlio, tua figlia non è un/una cattivo/a bambino/a e tu non sei un genitore sbagliato.

      È solo che i bambini sono fatti così e il nostro compito principale come genitori è offrire loro gli strumenti di cui hanno bisogno, per comportarsi in modo accettabile e imparare a regolare le proprie emozioni.

      Mantieni la calma

      Se vuoi che tuo figlio, tua figlia sia calmo/a, lo devi essere prima tu.

      Riuscire a rimanere calmo/a nel mezzo della sua tempesta emotiva, ha un’influenza enorme sul suo stato d’animo. Non solo nel preciso momento di crisi, ma anche a lungo termine. Nel tempo, tuo figlio, tua figlia imparerà a calmarsi da solo/a, senza il tuo aiuto. Gli/le avrai fornito l’abilità che gli/le serve per traghettare da uno stato di sovraccarico emotivo a uno di calma.

      È impegnativo. Non lo nego. Ma sappi che ne varrà la pena.

      Ricorda:

      il capriccio è una richiesta di aiuto. Tuo figlio, tua figlia non riesce letteralmente a farcela in quel momento e tu sei lì per guidarlo/a in sicurezza dall’altra parte del caos emotivo.

      Concludendo

      Alla fine di questo articolo ti sarà sicuramente più chiaro quanto sia rischioso educare sulla base della paura. Minacciando i nostri figli, offriamo loro un pessimo esempio: quello di persone che non sanno controllare la propria rabbia, perciò, ricorrono alle minacce.

      Al contrario, se riusciamo a gestire i nostri stati d’animo e a controllare l’impulso di fare e dire solo ciò che abbiamo visto fare e sentito dire quando eravamo bambini, aiutiamo i nostri figli a fare lo stesso.

      È da noi genitori che imparano a non lasciarsi dominare dalle loro emozioni.

      Certo, per quanto ce la metteremo tutta, non saremo sempre comprensivi e pazienti come “dovremmo” essere.

      Si tratta di un lavoro lento “come una creta che viene modellata un po’ alla volta” dice Marta, una mamma che ha partecipato alla mia Scuola Genitori. “Non è che fai subito il capolavoro, a volte va bene, altre volte meno. Piano piano ci si trasforma, si cambia” https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/testimonianze/

      Se per capire come motivare i tuoi figli ad ascoltarti e collaborare senza dover ricorrere a minacce, ricatti e punizioni, vuoi affidarti a chi da anni si dedica ad aiutare le mamme e i papà a diventare genitori migliori, allora sei nel posto giusto.

      Come Marta, sono centinaia coloro che, frequentando la mia Scuola, sono riusciti a passare dall’essere mamme e papà che perdevano sempre la pazienza a genitori autorevoli, capaci di gestire i momenti di tensione con i figli con amorevole lucidità e determinazione.

      A breve ripartiranno le nuove classi di Scuola Genitori, un percorso di gruppo durante il quale potrai confrontarti con altre mamme e altri papà che vivono esperienze simili alle tue e imparare da me un approccio educativo pratico ed efficace, che ti aiuti a gestire i comportamenti sfidanti dei tuoi figli senza farti trascinare dall’impulsività e dalla reattività.

      Non esitare a contattarmi.

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    6. Bambini difficili o altamente sensibili? Breve manuale di istruzioni per riconoscere, comprendere e gestire l’alta sensibilità di tuo figlio

      Bambini difficili o altamente sensibili? Breve manuale di istruzioni per riconoscere, comprendere e gestire l’alta sensibilità di tuo figlio

      Alessio è un bambino di 8 anni e, nonostante mamma e papà facciano di tutto per incoraggiarlo e cercare di “smorzare” i suoi timori, non vuole mai andare alle feste di compleanno dei suoi compagni.

      Giada invece ha pochi mesi e non c’è situazione in cui non pianga: è impossibile farla stare nel passeggino per qualche minuto appena, perché comincia a urlare. Le uscite di casa, per mamma e papà, sono diventate un incubo. Anche in fascia non c’è verso. Giada vuole stare SOLO in braccio. Quando dorme, se sente un minimo rumore, sussulta e poi si sveglia piangendo. La mamma racconta che in casa non riesce a lasciarla nella sdraietta o sul materassino per terra, anche solo per il tempo di una doccia veloce. Lei e il suo compagno si chiedono se non sia rimasta traumatizzata per qualcosa, dopo il parto.

      Eleonora di 4 anni ha spesso delle crisi di rabbia inspiegabili, anche nelle giornate in cui sembra divertirsi tanto. Persino in vacanza! Il papà racconta che quest’estate era al settimo cielo al pensiero di partire, ma durante le due settimane al mare non ha fatto altro che piangere e lamentarsi. La sabbia era fastidiosa perché si infilava dappertutto, l’acqua del mare troppo fredda, in piscina c’era troppa gente, la sera era una tragedia riuscire a farla addormentare. Insomma una vacanza da dimenticare!

      Tommaso è un ragazzo che va facilmente in ansia, in quanto tende a pensare sempre al peggio. Se i suoi amici non rispondono in tempi brevi ai suoi messaggi, invece di immaginare che possano essersene semplicemente dimenticati o che abbiano il cellulare spento, l’unico pensiero che lo tormenta è che non gli rispondono perché sicuramente ce l’hanno con lui per qualcosa. Tommaso ha 13 anni.

      Ti sembra di aver ritrovato, in questi brevi racconti, qualche caratteristica del temperamento di tuo figlio?

      Allora continua a leggere l’articolo.

      Potresti scoprire che tuo figlio non è un bambino o un ragazzo con un carattere difficile, come hai creduto fino a questo momento. È molto probabile, invece, che sia altamente sensibile.

      No, non si tratta di una malattia, né di un disturbo. E neanche di un problema comportamentale.

      L’alta sensibilità è un tratto temperamentale innato, a base genetica, scoperto negli anni Novanta da Elaine Aron, psicoterapeuta e ricercatrice.

      E’ un tratto che si eredita e che caratterizza la personalità di base con cui si affronta la vita.

      È il modo con cui tuo figlio, tua figlia vede il mondo.

      Pensa che circa il 20-30% degli individui possiede questa caratteristica.

      Una percentuale molto alta per considerare questo tratto come un disturbo o una patologia, ma non abbastanza per essere ancora compreso pienamente.

      Proprio perché ancora poco conosciuta (anche tra gli “addetti ai lavori”!) l’alta sensibilità mette in difficolta tantissimi genitori che, preoccupati di fronte alle intense risposte emotive dei loro bambini o vedendoli sopraffatti in situazioni da cui i loro coetanei non sembrano per niente infastiditi, si chiedono se non ci sia qualcosa di strano o di sbagliato nei loro figli o se non siano loro stessi ad essere dei pessimi genitori.

      Un po’ come è successo ai genitori di Alessio, Giada, Eleonora e Tommaso e alle tante mamme e ai tanti papà che si rivolgono a me per gli stessi motivi.

      Se questo è anche il tuo stato d’animo, voglio rassicurarti.

      Né tu né tuo figlio, tua figlia siete sbagliati.

      E’ importante, però, che tu sappia una cosa.

      L’ambiente ha un ruolo fondamentale nel caratterizzare questo tratto come vantaggio o svantaggio. Mi riferisco al contesto socioculturale, così come quello scolastico, ma soprattutto quello familiare!

      Questo è quello che scrive al riguardo E. Aron: “Sia la mia ricerca che quella di altri indicano che sono soprattutto le cure genitoriali a decidere se l’espressione della sensibilità diventerà un vantaggio o una fonte d’ansia”.

      Ecco perché ho deciso di specializzarmi nell’alta sensibilità, per aiutare i genitori a comprendere e a gestire al meglio questo aspetto che contraddistingue il temperamento dei loro figli, affinchè si trasformi in una grande risorsa.

      Come funziona il cervello di un bambino altamente sensibile?

      I bambini altamente sensibili nascono con un sistema nervoso altamente reattivo, cioè, che tende a percepire molte più informazioni dall’ambiente, con un’intensità superiore alla norma. Un cervello che elabora e processa gli stimoli interni ed esterni in modo più profondo di altri.

      Questo modo di funzionare li porta rapidamente a sovraccaricarsi e a sentirsi sopraffatti dalle situazioni.

      In generale,

      • i bambini altamente sensibili si stancano con facilità, perciò, hanno bisogno più degli altri di fare pause e di riposare
      • si sentono disturbati dal rumore di determinati luoghi, dal troppo caldo, da cerniere ed etichette che urtano sulla pelle. Un odore in cucina potrebbe risultare troppo intenso e insopportabile per l’olfatto di un bambino con questa marcata sensibilità, tanto da non riuscire a mangiare e rimanere seduto a tavolo. Anche un indumento bagnato può diventare un dramma.
      • I bambini altamente sensibili sono in grado di percepire dettagli minuscoli e sottili che ad altri sfuggono, sia nell’ambiente che nelle persone (uno sguardo, un tono di voce) e proprio per questo tendono facilmente a distrarsi.
      • Si accorgono con rapidità se gli altri stanno male, siano essi genitori o compagni di scuola o amici. Sono molto attenti ai loro stati d’animo, da cui risultano particolarmente influenzati.
      • Sono bambini che provano rapidamente frustrazione (soprattutto quando devono fare molte cose contemporaneamente) e tendono a piangere per ogni minima contrarietà. Le loro reazioni ai cambiamenti (anche minimi) sono molto spiccate.
      • Sono particolarmente riflessivi e hanno necessità di osservare a lungo prima di agire. Inoltre, per evitare la sovrastimolazione potrebbero non voler andare alle feste o partecipare agli sport di squadra.
      • Sono anche perfezionisti. Quando sono sottoposti ad esame, per esempio durante una partita di calcio o un saggio di danza, possono andare in ansia e non ottenere risultati soddisfacenti. E le loro reazioni di fronte a un piccolo errore, potrebbero risultare esagerate.
      • I bambini altamente sensibili possiedono, inoltre, un senso della giustizia molto forte. Per esempio, stanno veramente male se qualcuno viene preso in giro.

      Sono, insomma, bambini che percepiscono tutto più intensamente, per questo motivo, hanno reazioni emotive e comportamentali più accentuate rispetto ad altri loro coetanei (ad es. crisi pianto angoscianti, urla, crisi di collera inspiegabili anche in situazioni di divertimento, difficoltà ad addormentarsi…).

      A volte, perciò, potrebbero essere scambiati per bambini iperattivi, con disturbo da deficit di attenzione, dell’elaborazione sensoriale o addirittura dello spettro autistico. O etichettati come bambini difficili.

      La realtà, invece, è che l’alta sensibilità è un amplificatore.

      Di fronte a uno stimolo i bambini altamente sensibili elaborano quell’informazione in modo diverso da altri.

      È come se avessero un amplificatore mentale che fa sentire loro i suoni, i rumori, ma anche le emozioni in modo amplificato, più forte. Oppure, per farti un esempio più comprensibile, è come se vedessero le cose in alta definizione, mentre altri le vedono sfocate.

      Ecco perché, a un occhio inesperto potrebbero sembrare bambini estremamente irritabili e capricciosi, ma la verità è che vivono in modo più profondo, empatico ed emotivo ciò che gli accade e li circonda.

      Vanno, pertanto, approcciati tempestivamente con le giuste modalità per evitare di considerarli ciò che non sono e aiutarli, invece, a diventare adulti felici e consapevoli del dono speciale che rappresenta la loro sensibilità.

      Come trattare un bambino altamente sensibile. Quattro (4) strategie efficaci per gestire al meglio l’alta sensibilità di tuo figlio

      Hai mai provato a montare un mobile Ikea senza seguire passo passo le istruzioni?

      Un’impresa davvero difficile, se non impossibile. Un rompicapo da cui non se ne viene fuori.

      Al contrario, se segui le indicazioni nei minimi dettagli, seppur impegnativo e a volte complesso, ci riuscirai con molta più facilità di quanto tu creda. E soprattutto ne sarai particolarmente soddisfatta/o.

      Ovvio, non sto paragonando tuo figlio a un mobile. Se mi leggi da tempo, sai che utilizzo molto gli esempi che attingono dalla quotidianità, per aiutarti a sintonizzarti meglio con quello che cerco di spiegarti.

      In questo caso, quello che desidero che tu sappia è che il funzionamento altamente sensibile è diverso da quello che non lo è. Proprio per questo diventa necessario aver chiaro cosa fare quando tuo figlio, tua figlia va in sovraccarico. Altrimenti la situazione rischia di diventare ingestibile, in certi casi un vero e proprio inferno.

      Ecco 4 strategie che ti aiuteranno, nel tempo, a tenere il suo livello di stimolazione più basso, in modo che si sovraccarichi molto meno.

      Incoraggia tuo figlio, tua figlia a fare pause frequenti e a riposare

      Le pause, in generale, rappresentano un aspetto fondamentale per la serenità di un bambino o ragazzo altamente sensibile. Purtroppo, a causa dei ritmi frenetici a cui siamo sottoposti quotidianamente, spesso, l’importanza del riposo viene sottovalutata.

      Ma proprio perché un bambino altamente sensibile sente ed elabora le cose in modo più profondo, le soste per lui sono necessarie.

      Se ne sente il bisogno, nel corso della giornata deve potersi “allontanare” da ambienti rumorosi e sovrastimolanti, perché questo gli consente di ricaricarsi, evitando di stressarsi e lasciarsi andare a reazioni esplosive.

      A questo proposito, se ancora non l’hai fatto ti suggerisco di creare un angolo “zen”, un posto della vostra casa che tenga lontano tuo figlio, tua figlia, da qualsiasi tipo di stimolo o distrazione e gli/le permetta di appartarsi per riprendersi, quando l’intensità delle sue emozioni sta prendendo il sopravvento. Potrebbe essere un angolo della sua stanza o un posticino accogliente nel vostro soggiorno. A seconda delle sue esigenze e preferenze “sensoriali” potrà essere “arredato” con oggetti morbidi e soffici (un cuscino, un plaid), con i suoi libri preferiti o una piccola cassa con cui ascoltare della musica rilassante.

      Infine, se tuo figlio, tua figlia è in età scolare ti suggerisco di limitare la quantità di attività giornaliere in cui coinvolgerlo/a dopo la scuola.

      Sii consapevole dei suoi limiti.

      In particolare i bambini e i ragazzi altamente sensibili possono sentirsi esausti dopo una giornata di scuola. Piuttosto, lascia che se ne stia un po’ di tempo tranquillo nella sua stanza, per dedicarsi a un’attività che gli piace (che non sia un videogioco!).

      Stabilisci e mantieni delle routine

      Avere una routine prevedibile e familiare aiuta i bambini a sentirsi al sicuro e sapere cosa aspettarsi.

      Questo aspetto assume maggiore rilevanza per i bambini altamente sensibili che si sentono facilmente spiazzati dalle sorprese e dal non sapere cosa potrà accadere da un momento all’altro.

      In particolare, se tuo figlio, tua figlia è ancora piccolo/a, gli/le sarà di grande aiuto riuscire a immaginare come si svolgerà la sua giornata, persino la sua settimana!

      Perciò,

      • cercate di mangiare sempre alla stessa ora
      • mantenete la stessa routine per l’addormentamento
      • preparate la sera prima i vestiti da indossare l’indomani
      • lascia che usi gli stessi giochi, racconta a tuo figlio, tua figlia cosa succederà durante la giornata, soprattutto dopo che andrai a prenderlo/a al nido o alla scuola dell’infanzia.
      • Aiutalo/a a visualizzare cosa accadrà e cosa dovrà fare.

      Man mano che crescerà l’aiuterai ad acquisire la capacità di far fronte ai cambiamenti e a diventare più resiliente di fronte a ciò che inevitabilmente potrà cambiare nella sua quotidianità e nella vita in generale.

      Crea il suo “Kit della calma”

      Oltre ad avere un angolo che aiuti tuo figlio, tua figlia a ritrovare la calma, potrai creare per lui/lei un vero e proprio Kit da portare con sé (a scuola, in viaggio, a lezione di musica, a casa di un amico…), contenente oggetti “calmanti” e pronti per l’uso in situazioni di emergenza: palline antistress, bottigliette sensoriali, un piccolo set di tessuti piacevoli al tatto come seta, pile o velluto morbido, immagini che lo/la rendono felice, un profumo che gli/le piace e lo/la rilassa…

      A seconda dell’età, il Kit potrebbe avere a che fare anche con una serie di strategie calmanti, come tecniche di respirazione o di rilassamento muscolare.

      È importante che insegni a tuo figlio, a tua figlia, alcune abilità di coping, adatte alla sua età, che possano aiutarlo/a a sentirsi più sicuro/a quando viene sopraffatto/a da emozioni intense.

      Mantieni la calma e cerca di non reagire in modo eccessivo

      Si, lo so. E’ più facile a dirsi che a farsi.

      Ma sappi che più tu reagisci al comportamento di tuo figlio, tua figlia, più lo rinforzi. Se, invece, rimani calma/o è probabile che lui/lei riesca a calmarsi più in fretta.

      Quando i nostri figli, che siano bambini o ragazzi, non si comportano in modo adeguato in realtà ci stanno comunicando che sono sopraffatti dalle loro emozioni e non sono ancora in grado di gestire quella determinata situazione.

      Essere genitore di un bambino altamente sensibile può mettere a dura prova la tua pazienza, ma ricorda che il modo in cui affronti e gestisci il caos emotivo di tuo figlio, di tua figlia, l’aiuterà a sentirsi al sicuro e a comprendere come ci si comporta in circostanze impegnative.

      Quello di cui ha particolarmente bisogno un bambino altamente sensibile è avere dei genitori da cui sentirsi ascoltato, rassicurato, che lo aiutino ad accettare e regolare le proprie emozioni, senza negarle o minimizzarle:

      “Ma dai, non è successo niente di grave! Adesso smettila di piangere!”

      “Sei troppo emotiva/o!”

      L’importanza di un ambiente calibrato per i bambini altamente sensibili

      Come ci ricorda Elena Lupo, Consulente internazionale Alta Sensibilità (ICHS), con cui ho avuto il privilegio di formarmi,

      “I bambini sensibili per funzionare al meglio
      hanno bisogno di un’ambiente particolarmente «calibrato», in senso materiale ed
      emotivo, di ripetute rassicurazioni rispetto alle loro paure, anche se
      apparentemente «infondate» o non comprese dall’adulto, di ambienti non
      competitivi e di aspettative ragionevoli rispetto ai loro risultati. Hanno
      bisogno di soglie adeguate di stimolazione, che tengano conto della loro
      curiosità e nel contempo dei loro limiti di sovraccarico, necessitano di grande
      attenzione anche agli aspetti non verbali e al rispetto dei loro ritmi
      naturali”.

      Solo in questo modo il tratto dell’alta sensibilità potrà trasformarsi in vantaggio per tuo figlio, tua figlia.

      Diversamente, esiste una maggiore probabilità, rispetto alla media, che questa caratteristica diventi eccessiva timidezza o ansia.

      Ad oggi, i numerosi studi scientifici condotti in diversi paesi come l’Italia, l’Olanda, l’Inghilterra, gli Stati Uniti hanno confermato che l’alta sensibilità contribuisce ad aumentare la vulnerabilità di bambini e ragazzi, se cresciuti in ambienti sfavorevoli, non supportivi, non ottimali per il loro temperamento sensibile. Addirittura è stata dimostrata l’insorgenza di disturbi di vario tipo come aggressività, ansia, preoccupazioni, problemi di attenzione e così via.

      Solo in ambienti dove si sentono compresi, valorizzati, sostenuti e accolti nella loro unicità i bambini e i ragazzi altamente sensibili fioriscono. Le ricerche spiegano che in questi contesti la loro alta sensibilità permette loro di crescere bene e acquisire competenze migliori dei loro coetanei.

      Se qualcosa, leggendo fin qui, ti ha fatto dire “accidenti, sembra mio figlio!”… non far finta di niente.

      Forse è solo un’intuizione, un dubbio, una sensazione di fondo che ti accompagna da un po’.
      Forse è il pensiero che tuo figlio, tua figlia, abbia una sensibilità “diversa”, più intensa, più difficile da decifrare.

      E se fosse proprio così?
      Se questo fosse il momento per iniziare a comprenderlo/a davvero?

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    7. Il vero motivo (che nessuno ti ha detto) per cui il tuo bambino di 9 anni ti risponde male

      Il vero motivo (che nessuno ti ha detto) per cui il tuo bambino di 9 anni ti risponde male

      “Mio figlio ha 9 anni e da qualche mese manifesta dei cambiamenti che non mi spiego, ma soprattutto che non so gestire. È sempre stato un bambino sereno ed educato, ma adesso ha cominciato ad essere oppositivo e a mettere a dura prova la nostra pazienza. L’altro giorno, solo perché gli abbiamo ricordato di prepararsi per andare a dormire, ci ha risposto male e si è allontanato sbattendo la porta…”

      “Ma le sembra normale, dottoressa, che se non capisco qualcosa quando si rivolge a me, mia figlia mi risponda “Ma sei proprio una genia!”? Ha appena 9 anni! Cosa devo fare?”

      “Da un po’ di tempo Giacomo passa da momenti di totale calma a momenti in cui sembra isterico… Come dobbiamo reagire a questo suo nervosismo? Siamo un po’ confusi. È sempre stato tranquillo, ma improvvisamente si è trasformato in un altro bambino. A nove anni ci aspetteremmo un comportamento un po’ più maturo!”.

      Tra i motivi che portano tanti genitori a chiedermi consulenza, la preoccupazione verso gli improvvisi cambiamenti che si verificano nei loro figli, intorno al nono anno di età, è in considerevole aumento.

      I racconti parlano, spesso, di bambini che a questa età (qualcuno prima, altri dopo) cominciano a manifestare una serie di comportamenti di fronte ai quali i genitori si trovano impreparati.

      Spesso rispondono in malo modo,

      sono facilmente irritati e irritabili,

      svogliati,

      presuntuosi,

      cominciano a dire bugie molto elaborate (a volte vere e proprie invenzioni!),

      diventano particolarmente paurosi.

      Se stai leggendo questo articolo è molto probabile che anche tu, riscontri in tuo figlio, tua figlia questi atteggiamenti e magari stai cercando di capire che fine abbia fatto il bambino, la bambina che hai cresciuto fino a questo momento.

      Allora, sei nel posto giusto. Qui, troverai le risposte ai tuoi quesiti.

      La metamorfosi dei bambini da 7 ai 12 anni

      Secondo Maria Montessori, lo sviluppo infantile è un processo che, pur nella continuità della sua evoluzione, è caratterizzato da profonde trasformazioni, brusche e improvvise.  

      Nel periodo che va dai 7 ai 12 anni, si verificano vere e proprie metamorfosi.

      In modo particolare, il bambino “psicologicamente è meno docile, meno gentile”.

      E’ quanto ci confermano oggi gli studi sullo sviluppo infantile: in questa fase della loro crescita i bambini sono spesso più pensierosi, più riflessivi, tendono a rimuginare tra e sé e sé.

      Aumenta la loro sensibilità, ma soprattutto la suscettibilità, tanto da prendersela per un “niente”. Maria Montessori definisce questa seconda infanzia l’età della rudezza, proprio perché i bambini hanno comportamenti tendenzialmente scontrosi, soprattutto quando non ottengono le gratificazioni che si aspettano.

      Diventano, inoltre, più critici nei confronti dei genitori, mettendo in discussione la loro autorevolezza. E’ come se improvvisamente cominciassero a notare aspetti mai considerati prima: mamma e papà non sono così perfetti come si credeva fino “all’altro ieri”. Per esempio, a volte non mantengono le promesse, non dicono la verità (su Babbo Natale, sulla Fatina dei denti…), sgridano ingiustamente.

      Per reazione, allora, sbattono le porte, danno rispostacce, si irritano con più facilità.

      Se anche tu stai notando questi importanti cambiamenti in tuo figlio, tua figlia, mi sento di rassicurarti.

      Si tratta di aspetti tipici di questo periodo della crescita, che si accentuano particolarmente verso i 9 – 10 anni, età in cui i bambini sono molto consapevoli che a poco a poco stanno diventando più grandi.

      E nell’avvicinarsi al mondo degli adulti è inevitabile che siano un po’ tesi, irrequieti, polemici, provocatori.

      Ne sono attratti, ma allo stesso tempo provano paura perchè si rendono conto che ogni passo in avanti non fa altro che allontanarli dal loro mondo infantile, nel quale si sono sempre sentiti protetti e al sicuro.

      No, non è ancora l’adolescenza, ma un periodo di transizione che traghetterà tuo figlio, tua figlia, dall’infanzia all’adolescenza e che si caratterizza come un vero e proprio momento di “crisi interiore”. Il tuo bambino improvvisamente entra in uno stato di maggiore consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda, che lo fa sentire più vulnerabile che mai.

      E questo mette a dura prova la vostra relazione.

      Non preoccuparti, è una fase necessaria del suo sviluppo e non durerà per sempre.

      È importante, però, che tu abbia una conoscenza adeguata delle caratteristiche che rendono così delicato questo periodo della vita, altrimenti farai fatica ad adattarti meglio alle trasformazioni di tuo figlio, rischierai di prenderla sul personale e non lo aiuterai a fare emergere il meglio di sé.

      Il cambiamento dei 9 anni è considerevole e purtroppo di rado riceve l’attenzione e il supporto che merita.

      Questo è il motivo per cui ho scritto questo articolo.

      Voglio aiutarti ad essere la guida autorevole di cui tuo figlio, tua figlia ha bisogno, per superare con successo questa particolare fase di passaggio.

      3 errori da evitare quando il tuo bambino di nove anni ti risponde male

      Non essere critica/o nei suoi confronti

      Proprio perché tuo figlio è maggiormente suscettibile sono da evitare le critiche, le svalutazioni, le lamentele:

      “Ma perché ti comporti così?”, “Dovresti vergognarti!” ,”Ormai sei grande!”.

      Si tratta di atteggiamenti da evitare, in quanto non sono di alcun aiuto per tuo figlio, anzi, rischiano di ferirlo e mortificarlo.

      Attenzione!

      Non ti sto dicendo che devi legittimare i suoi comportamenti scorretti.

      Ma voglio incoraggiarti a “sfruttare” questa occasione per insegnargli che si può esprimere il proprio disappunto, senza essere necessariamente offensivi.

      Puoi dirgli, con tono pacato e rassicurante (per quanto ti è possibile!): “Non mi piace questo modo sgarbato, prova a esprimere con un po’ di gentilezza quanto hai appena detto!”.

      Ricorda: ciò che non deve mai mancargli, è la certezza che anche di fronte ai suoi sbagli, il tuo amore e la tua stima nei suoi confronti non verranno mai meno.

      A questa età la paura più grande di un bambino è quella di perdere l’affetto dei suoi genitori, quando non si comporta nel modo che loro ritengono accettabile. Spesso, purtroppo, questa paura viene confermata proprio dalle reazioni di mamma e papà di fronte ai suoi errori, inducendolo paradossalmente a comportarsi peggio.

      In fondo, più si ha paura di sbagliare, più si sbaglia.

      Non prenderla sul personale

      Rispondere male, urlare, opporsi sono manifestazioni che, il più delle volte, contraddistinguono momenti cruciali della crescita di tuo figlio. Rappresentano, infatti, il suo bisogno di affermarsi, di rivendicare la sua individualità rispetto a te.

      E’ stato così a 2 anni, lo è adesso a 9 e lo sarà in adolescenza.

      È del tutto normale e in linea con il suo sviluppo.

      Sia da bambini che in età adulta il “no” è il modo più immediato per alzare muri fra sé e gli altri e mantenere le distanze. Perciò, è come se tuo figlio ti dicesse: “Io sono io e tu sei tu!”.

      Ecco perché non devi offenderti, valutando il suo comportamento e il suo linguaggio alla lettera, anche se poco amorevoli nei tuoi confronti: “Non ti sopporto più, ti odio!”.

      In realtà, dietro quelle parole così forti non c’è nulla di personale contro di te (lo dice ma non lo pensa!). Si cela, piuttosto, il suo bisogno di affermarsi e differenziarsi.

      Non metterti in contrapposizione

      Cerca in tutti i modi di evitare inutili battaglie.

      Impara, invece, a “disinnescare”, a evitare di trasformare ogni momento di tensione con tuo figlio in una lotta a chi è il più forte, a chi ha più ragione.

      La contrapposizione è un gioco molto pericoloso che ti porta inesorabilmente fuori pista.

      È come versare benzina sul fuoco.

      Perché “costringe” tuo figlio a mettersi sulla difensiva e a contrattaccare. Diventando ancora più oppositivo.

      In realtà, queste sue “prove di forza” non sono altro che un modo per rassicurarsi, per rafforzarsi e dimostrare a se stesso e agli altri di avere le proprie idee.

      Invece di contrapporti prova a negoziare, a stabilire limiti “fluidi” che gli diano la sensazione di avere qualche “via di fuga” (puoi anche accettare che invece di indossare quella maglia che gli hai appena regalato, preferisca mettere sempre la stessa e magari abbinarla con altri capi a suo piacimento!).

      La base da cui partire se tuo figlio di 9 anni ti risponde male

      I cambiamenti che contraddistinguono il periodo che va dai 7 ai 12 anni circa, richiedono all’adulto un capovolgimento nel modo di entrare in relazione con il bambino.

      Perciò, se hai un figlio che sta attraversando questa nuova fase della sua vita sappi che è indispensabile che tu acquisisca nuove chiavi di lettura che ti aiutino a interpretare in modo corretto il suo comportamento.

      Altrimenti la relazione con tuo figlio, tua figlia, rischierà di inasprirsi.

      La conoscenza delle caratteristiche e delle esigenze tipiche di questo periodo dello sviluppo ti servirà ad adattarti meglio alle trasformazioni del suo temperamento e a favorire le sue potenzialità.

      “Dobbiamo simpatizzare con questo ragazzino che è cambiato nel modo di vestire, ma anche nell’intimo della sua persona”. Maria Montessori

      Questi cambiamenti non sono da temere, ma da valorizzare.

      Le mamme e i papà che intraprendono i miei percorsi di Scuola Genitori affrontano questo nuovo capitolo della crescita dei loro figli con maggiore consapevolezza e sicurezza, perché si impadroniscono degli strumenti giusti per gestire in modo efficace le sfide di questo periodo.

      Passano dall’essere genitori che perdono spesso la pazienza e si arrabbiano facilmente (col risultato di aumentare la ribellione dei propri figli) a diventare mamme e papà più sereni e accoglienti che riescono a fare breccia nella dura scorza dei loro figli oppositivi, riuscendo a farsi ascoltare, senza rinunciare a porre limiti e regole.

      Se sei interessata/o a capire meglio come funziona tuo figlio, tua figlia in questa fase delicata della sua crescita e diventare il genitore calmo e autorevole di cui ha bisogno contattami compilando il form qui sotto.

      Ascolterò le tue esigenze e insieme capiremo se il mio percorso di Scuola Genitori può rappresentare la risposta ai tuoi bisogni

    8. Tuo figlio ha 4 anni e si fa la pipì addosso? Ecco cosa devi sapere

      Tuo figlio ha 4 anni e si fa la pipì addosso? Ecco cosa devi sapere

      Pensavi che tuo figlio avesse imparato a usare il vasino. Da un bel po’ di tempo aveva abbandonato il pannolino e tu ti sentivi davvero sollevata/o!

      Ti avvisava e poi andava in bagno da solo.

      Finché all’improvviso, ecco che comincia a farsi la pipì addosso.

      Soprattutto quando sta giocando. E non una volta ogni tanto.

      Ti ritrovi a cambiarlo anche tre volte in un giorno. Insomma, un vero delirio!

      È inevitabile essere presa/o dallo sconforto e avere voglia di mollare tutto: “Basta! Adesso ti rimetto il pannolino!”

      Voglio rassicurarti, la regressione legata allo spannolinamento è molto più comune di quanto tu creda, allo stesso modi di quelle legate al sonno, al linguaggio e al comportamento.

      In realtà, come ho scritto in un altro articolo dedicato interamente al tema delle regressioni – https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/due-passi-avanti-un-passo-indietro-le-regressioni-dei-bambini-spiegate-da-una-pedagogista-montessoriana/ –  la crescita non è un processo lineare, ma ricorsivo, che si svolge nella forma di due passi avanti, un passo indietro.

      Perciò, è meglio armarsi di una buona dose di pazienza e anche di un po’ di umorismo per affrontare il più serenamente possibile questa fase, che ti assicuro passerà molto più velocemente di quanto immagini.

      I motivi per cui tuo figlio si fa la pipì addosso

      In questo articolo ti spiego le possibili cause degli “incidenti” con la pipì e soprattutto cosa puoi fare per affrontare e superare con successo gli inconvenienti legati allo spannolinamento.

      Esistono un’infinità di ragioni per cui tuo figlio, improvvisamente, comincia a farsi la pipì addosso e addirittura ti chiede di rimettergli il pannolino. Anche se il passaggio al vasino è avvenuto con successo.

      Eccone alcune:

      • è arrivato un fratellino, è arrivata una sorellina

      Per i bambini piccoli, l’arrivo di un fratellino o una sorellina rappresenta un cambiamento radicale e relativo fattore di stress, che può causare una regressione nell’uso del vasino.

      Si tratta di un modo immaturo e maldestro che i bambini mettono in atto per attirare su di sè l’attenzione della mamma e del papà “distratti” dal/lla nuovo/a arrivato/a.

      • mamma o papà sono rientrati al lavoro

      Un altro grande cambiamento di vita per i bambini piccoli è il rientro al lavoro dei genitori, un evento che va inevitabilmente a scombussolare la normale routine quotidiana di un bambino.

      • un trasloco

      Per un bambino in età prescolare i rumori, gli odori, i colori della nuova casa possono essere destabilizzanti e causa di incertezze, timori e regressioni. Le emozioni legate a un trasloco sono tante e molto intense per un bambino piccolo che deve separarsi da un ambiente in cui ha vissuto e consolidato le sue abitudini quotidiane.

      Anche l’ambientamento al nido, l’inserimento alla scuola dell’infanzia, una vacanza lontano da casa possono essere la causa dei continui “incidenti” con la pipì.

      Inoltre, a queste possono aggiungersi altre motivazioni legate a:

      • situazioni impegnative sul piano emotivo (conflitti in famiglia, la separazione dei genitori, la pressione di mamma e papà perché il proprio bambino faccia la pipì nel vasino)
      • cambiamenti fisici (denti che spuntano, scatti di crescita, una banale influenza, una malattia del bambino o di uno dei genitori…)
      • balzi evolutivi, per esempio, nel linguaggio o nel movimento…

      Sai, a volte, tutta questa crescita ha la precedenza sulla capacità del tuo bambino di sintonizzarsi sul suo corpo, ecco perché fa fatica a tenere sotto controllo l’impulso di correre in bagno. 

      Ricorda, però, che le regressioni non durano per sempre.

      Certo, possono essere frustranti, esasperanti o farti provare emozioni faticose da gestire, come la sensazione che sia tutta colpa tua, ma sappi che passeranno abbastanza in fretta!

      E presto diventeranno solo un piccolo contrattempo nel percorso di tuo figlio verso l’autonomia, che probabilmente tra uno o due anni non ricorderai più.

      Quattro strategie che ti aiuteranno a gestire questa regressione

      1. Evita di sgridare il tuo bambino.

        I rimproveri peggiorano sempre le cose. Piuttosto cerca di ricordargli con delicatezza, ma fermezza, che la pipì va fatta nel vasino o nel water, non nei pantaloncini o sul pavimento.

        Fai il possibile per evitare di arrabbiarti.

        Non è colpa sua. Non l’ha fatto apposta e non vuole bagnarsi.

        L’addio al pannolino è un percorso caratterizzato da fasi altalenanti. A volte, un bambino è talmente concentrato nel gioco che non riesce a percepire il bisogno fisiologico di urinare. In altri momenti, farsi la pipì addosso, è una richiesta maldestra per ricevere quelle cure “materne” che sperimentava durante il cambio del pannolino e di cui ha tanta nostalgia.

        Gestisci con calma e serenità questi “inevitabili” incidenti e vedrai che nel giro di poco tempo tuo figlio recupererà il tempo “perso”.

        2. Parlane apertamente

        Anche l’educazione al vasino, così come tanti altri aspetti della crescita, dipendono molto dalla comunicazione tra genitore e figlio. Se hai intuito cosa potrebbe nascondersi dietro questi “incidenti” prova a dirlo al tuo bambino: “Vuoi che sia ancora la mamma a cambiarti?”. E soprattutto prova a spiegargli che non capita solo a lui.

        3. Ritorna al punto di partenza…se necessario

        Se è tuo figlio a richiedere nuovamente il pannolino, non preoccuparti di rimetterglielo. Può essere tolto e rimesso senza che si confonda.

        I bambini sono molto più competenti di quello che crediamo.

        La cosa necessaria da fare in queste situazioni è cercare di essere pazienti e consapevoli che la crescita dei nostri figli non segue un percorso lineare. A volte occorre che tornino indietro e ricomincino daccapo per perfezionare la competenza acquisita.

        4. Fai un respiro profondo

        Poi accogli e accetta serenamente questo momento di incertezza nella vita di tuo figlio. Di certo non significa che hai fallito nel tuo compito genitoriale, se manifesta questa regressione. Sta solo superando un momento di crescita importante.

        E’ una fase di apprendimento. Non è colpa del tuo bambino e neanche tua

        Il controllo sfinterico rappresenta un passaggio molto delicato dello sviluppo infantile, in quanto può essere caratterizzato da “incidenti” e regressioni. Eventi stressanti di cui i bambini non sono responsabili (il controllo volontario della minzione è acquisito intorno ai 5 anni circa) e che rischiano di mettere a dura prova la pazienza dei genitori.

        D’altronde, come riuscire a rimanere calmi quando, per esempio, cerchi di portare in bagno tuo figlio a intervalli regolari, ma lui puntualmente se la fa addosso, due minuti dopo?

        Non è assolutamente piacevole passare le giornate a pulire casa dalle continue pipì e a fare lavatrici! 

        È davvero impossibile non sentirsi sfiniti e soprattutto rimanere estranei alla sensazione di non aver saputo gestire efficacemente questo passaggio di crescita.

        Devi sapere, però, che l’abitudine all’uso del vasino è un processo fisiologico di apprendimento che non va affrettato.

        Ogni bambino ha i suoi tempi, non deve esserci forzatura da parte tua.

        Altrimenti tuo figlio vivrà uno stress emotivo tale che influirà negativamente sull’attività dei neurotrasmettitori che regolano le funzioni degli sfinteri.

        Mi spiego.

        La sua capacità fisica di controllare i movimenti della vescica è strettamente correlata al sapersi trattenere o lasciare andare con le emozioni. Per crescere in modo armonioso, tuo figlio ha bisogno di sviluppare e consolidare un equilibrio fisico ed emotivo tra queste due polarità.

        Quando gli chiedi insistentemente se gli scappa la pipì o di sedersi sul vasino, il tuo bambino potrebbe sentirsi eccessivamente sotto pressione e fare, perciò, molta fatica a capire se trattenere, rimandando la pipì al momento giusto o, invece, lasciarsi andare e svuotare la vescica.

        Non solo.

        Questo approccio assillante lo indurrà, nel tempo, a credere che il suo corpo non è capace di regolarsi da solo, con la conseguenza che “Il problema del danno provocato all’immagine di sé per il futuro del bambino sarà maggiore del problema dell’enuresi”. T. Berry Brazelton

        Certo, sentirsi frustrati e affaticati è normale, ma conoscere meglio come “funzionano” i nostri figli e saper padroneggiare l’impulso che spesso ci spinge a essere troppo preoccupati è l’unico modo per accogliere più serenamente le loro battute d’arresto e le loro regressioni.

        Solo in questo modo eviteremo di essere ossessionati dal dover “correggere” i loro comportamenti, perchè consapevoli che sono fisiologici e funzionali per la costruzione della loro personalità.

        Proprio per questo ho creato il progetto Scuola Genitori, un percorso che ti aiuterà a

        • comprendere meglio le fasi di crescita dei tuoi figli per sapere cosa fare nei momenti di difficoltà
        • costruire uno stile educativo personalizzato, grazie al quale potrai aiutarli a essere più collaborativi, più sereni e sicuri di sé.

        A breve ripartiranno le nuove classi di Scuola Genitori e di prassi accolgo solo un piccolo numero di iscrizioni, per dedicare la massima attenzione a ciascun partecipante.

        Contattami compilando il form qui sotto per concordare una videocall senza impegno durante la quale cercheremo di capire se Scuola Genitori è la proposta giusta per te

        1. Tuo figlio continua a interromperti mentre parli al telefono? Scopri come insegnargli a non farlo

          Tuo figlio continua a interromperti mentre parli al telefono? Scopri come insegnargli a non farlo

          “Mia figlia continua a interrompermi quando sono al telefono. Non ne posso più. Le ho detto centinaia di volte che non deve farlo, ma continua imperterrita.

          Anche la sera, quando cerco di parlare con il mio compagno lei comincia a farci domande, parla ad alta voce, urla… fino allo sfinimento. Non ne parliamo quando incontro per strada un’amica… è un delirio. Magari è da un po’ che non la vedo e avrei piacere di chiacchierare con lei, ma ovviamente mia figlia comincia a lamentarsi, a tirarmi la maglia…insomma, non so più come fare. Mi sembra di trovarmi di fronte ad un vicolo cieco”.

          Se leggendo queste parole hai sentito risuonare qualcosa dentro di te, perché è quello che vivi quotidianamente anche tu, allora ho buone notizie.

          In questo articolo troverai indicazioni pratiche che fanno al caso tuo e ti aiuteranno a gestire efficacemente le interruzioni di tuo figlio.

          Prima, però, voglio che tu comprenda il motivo per cui tuo figlio continua a interromperti.

          Sai, è importante che tu capisca come “funziona” il tuo bambino, altrimenti sarà davvero complicato comprendere perché si comporta in questo modo.

          Non solo.

          Se non parti da questa comprensione, correrai il rischio di fare danni, anche se sei mossa/o dalle migliori intenzioni.

          Un pò come se ti tuffassi in mare senza aver imparato prima a nuotare. Metteresti in pericolo la tua vita.

          Ecco perché ho scritto questo articolo.

          Voglio aiutarti a capire cosa c’è dietro a questo comportamento apparentemente illogico e irragionevole, che mette in atto tuo figlio quando cerchi di conversare con qualcuno. E fornirti gli strumenti giusti per gestire in modo più efficace questa situazione.

          Intanto desidero cominciare rassicurandoti:

          tuo figlio non è maleducato e tu non sei un cattivo genitore.

          Si tratta di un problema molto comune nelle famiglie e non esagero se ti dico che, quasi ogni giorno, i genitori con cui lavoro me lo riportano come un aspetto spinoso della relazione con i loro figli.

          Perché tuo figlio continua a interromperti

          I bambini, fino a circa 6/7 anni, raramente sanno attendere il loro turno per parlare, soprattutto quando ad essere impegnati in questa attività sono i genitori.

          Perciò, se tuo figlio è ancora in età prescolare e non ti lascia parlare quando, per esempio, sei al telefono, devi sapere che non lo fa per provocarti o con l’intenzione di interromperti. Questo suo comportamento non è guidato da un pensiero cosciente e razionale, ma a fare da padrona è la sua fatica nel gestire gli impulsi.

          Come ho scritto in un precedente articolo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/le-2-cose-che-devi-assolutamente-sapere-se-hai-a-che-fare-con-un-figlio-oppositivo/ i bambini, per molto tempo, si esprimono in modo irrazionale perché non hanno imparato del tutto a regolare le emozioni.

          La loro corteccia prefrontale – responsabile di abilità importanti come la capacità di saper aspettare – impiega molto tempo prima di raggiungere il suo livello ottimale, ed è perciò immatura per contenere i loro impulsi.

          Ma c’è un altro elemento importante da non sottovalutare, che entra in gioco nel momento in cui tuo figlio ti vede occupata/o a conversare con qualcuno.

          Aspettare, – anche solo 2, 3, 5 minuti – significa sapersi proiettare nel futuro. Una capacità mentale complessa, legata alla maturazione del cervello e di cui i bambini al di sotto dei 7 anni sono sprovvisti. Il senso del tempo si sta ancora sviluppando e bisognerà attendere l’adolescenza perché questa abilità sia decisamente più matura.

          Ecco perché a tuo figlio risulta difficile ascoltarti quando gli dici “Solo un minuto e poi sono da te”.

          Se poi a questi aspetti si aggiungono la fame, la stanchezza, il sonno e la noia è inevitabile che tenda più facilmente a comportarsi male.

          Tuttavia, puoi sicuramente fare qualcosa per gettare le basi perché questa capacità cominci a svilupparsi e serviranno alcune strategie molto pratiche di cui ti parlerò tra un po’.

          Sai, a volte, i bambini interrompono mamma e papà per condividere qualcosa che ritengono interessante o rilevante. Ma non potendo fare affidamento su una memoria a breve termine che funzioni a pieno regime hanno “fretta” di raccontare le loro cose, prima di non essere più in grado di ricordare.

          Quindi la prossima volta che ti troverai ad essere interrotta/o da tuo figlio ricorda che lui non è in grado di ragionare in termini “La mamma, il papà, deve riagganciare il telefono prima di potermi ascoltare”

          ma il suo pensiero dominante, in linea con le sue risorse mentali di quel momento, sarà “Mamma, papà, guardami! Ascolta cosa ho di bello da dirti prima che me ne dimentichi!”

          Interrompere è anche il modo immaturo in cui un bambino chiede di essere notato. 

          Spesso dietro a questo comportamento c’è la ricerca di una ri-connessione.

          Ti faccio un esempio.

          Quando i nostri figli sono “costretti” a raggiungerci nel nostro mondo di adulti, ovvero devono adeguarsi alle nostre esigenze e ai nostri ritmi, perdono la connessione con noi, si dis-organizzano più facilmente e si comportano in modi che ai nostri occhi sembrano “maleducati”.

          Non lo fanno deliberatamente.

          Ci stanno solo comunicando che senza la nostra amorevole attenzione si sentono persi.

          Certo, avere a che fare con un bambino, soprattutto in età prescolare, che ti interrompe mentre stai chiacchierando con qualcuno può essere davvero esasperante. Non dimenticare, però, che tuo figlio non sta cercando di irritarti.

          E man mano che crescerà, potrai insegnarli modi più “educati” per allenarlo a esercitare la pazienza e saper attendere.

          Come posso gestire le interruzioni di mio figlio?

          Mostra a tuo figlio il comportamento appropriato

          Uno dei modi migliori per insegnare a tuo figlio a non interrompere è dare l’esempio.

          Quando stai conversando con qualcuno, soprattutto con il tuo partner, e ti accorgi che tendi a “parlare sopra”, fai uno sforzo per fermarti. Mostrati paziente e disponibile ad aspettare il tuo turno per parlare.

          I bambini sono estremamente attenti.

          E come ci ricorda Maria Montessori le loro menti “assorbono” in maniera indelebile tutto ciò che trovano nel loro ambiente, in particolare i nostri comportamenti.

          Tuo figlio osserva come tratti le persone per capire come deve gestire le relazioni.

          In altre parole, se interrompi spesso il tuo partner mentre parla, tuo figlio penserà che questo sia un modo accettabile di comunicare.

          Per lo stesso motivo, non interrompere tuo figlio mentre ti parla. Se dovesse accadere, fermati e non esitare a dirgli “Scusa, ti ho interrotto. Vai avanti”.

          E se dovesse essere necessario interromperlo?Per esempio, quando ti accorgi che sta parlando “troppo” perché non vuole andare a dormire.

          In questo caso, digli chiaramente che ci tieni ad ascoltare cosa ha da dirti, ma non puoi continuare a farlo in quel momento. “Mi piacerebbe davvero sentire il resto della tua storia, ma adesso è ora di andare a letto. Potrai finire di raccontarmela domani.”

          Concorda un segnale speciale

          Chiedi a tuo figlio di mettere la sua mano sul tuo braccio quando tu stai conversando con qualcuno e lui “deve” dirti qualcosa. Subito dopo puoi appoggiare la tua mano sulla sua per fargli sapere che lo vedi, hai capito che vuole parlarti, ma in quel momento non puoi ascoltarlo.

          Questa è una strategia potente.

          Maria Montessori ci ricorda che i bambini al di sotto dei 6/7 anni sono mente concreta. Diventa necessario, perciò, “materializzare” per loro i concetti astratti, tradurli in qualcosa di comprensibile per la loro mente.

          Proprio per questo di solito i bambini rispondono bene alla strategia che ti ho appena suggerito.

          Grazie a un semplice gesto capiscono che gli adulti non li stanno ignorando, non si sono dimenticati di loro, anche se in “tutt’altre faccende affaccendati”.

          E questo li rassicura.

          Oltre al fatto che si allenano a sviluppare la capacità di aspettare e ritardare la gratificazione.

          Si tratta di una modalità che puoi utilizzare anche se tuo figlio ha più di 7 anni (si, anche i bambini più grandi a volte tendono a interrompere!) e con cui puoi concordare due “segnali”.

          Uno per le attese brevi e uno per far sapere che ci vorrà un po’ più di tempo per poter parlare con te. In questo caso potrebbe organizzarsi per fare altro.

          Parola d’ordine: prevenire

          La regola d’oro, quando si hanno bambini piccoli, è quella di cercare di prevenire, il più possibile, le situazioni critiche in cui i nostri figli potrebbero faticare a gestire la loro emotività, lasciandosi andare a reazioni spropositate.

          E che costringerebbero noi adulti ad agire con durezza.

          Perciò, prima di telefonare a qualcuno, chiedi a tuo figlio di scegliere un’attività da svolgere mentre sarai impegnata/o al telefono. “Ti andrebbe di prenderti un libro e sederti vicino a me mentre sono al telefono? O preferisci stare sul tappeto e giocare con i lego?”.

          In questo modo sentirà di avere un certo controllo sulla situazione, il che gli renderà più facile tollerare il tempo che trascorrerà mentre tu dedichi attenzione a qualcun altro.

          Se ha più di 7 anni puoi spiegargli chiaramente che hai bisogno di stare al telefono con la tua amica, il tuo collega…e chiedergli: “Hai un paio di idee su cosa potresti fare mentre io sono al telefono senza aver bisogno di interrompermi?”.

          Usa il gioco

          Se vuoi aiutare tuo figlio ad acquisire, nel tempo, la capacità di aspettare può essere molto efficace utilizzare tutti quei giochi che prevedono la turnazione, per esempio, i giochi da tavolo e i giochi con le carte, durante i quali è necessario attendere il proprio turno per muovere le pedine, lanciare il dado, prendere o mettere sul tavolo una carta.

          Il gioco è il modo più semplice con cui puoi facilitare in tuo figlio l’apprendimento di importanti regole di convivenza, come il saper attendere.

          Non esiste occasione migliore per aiutarlo ad esercitare la pazienza e sopportare la frustrazione che deriva dal non poter avere o fare subito quello che desidera.

          Rimanda le tue conversazioni

          Se tuo figlio ti interrompe ripetutamente

          • quando la sera provi a conversare con il tuo partner
          • quando sei al telefono
          • quando ti fermi a salutare qualcuno per strada

          è evidente che non possiede ancora gli strumenti per comportarsi in modo adeguato in queste situazioni.

          Rimproverarlo non servirebbe a nulla, se non ad amplificare il suo malessere e a incrinare la vostra relazione.

          Ciò che è più opportuno fare è rimandare le tue conversazioni ad altri momenti, quando lui non è nei paraggi perchè impegnato a giocare o meglio ancora quando sta dormendo.

          Man mano che crescerà non si sentirà più così “minacciato” dal non avere tutte le tue attenzioni su di sé.

          Sappi che se tuo figlio sapesse comportarsi diversamente, lo farebbe!

          Non ti sta sfidando.

          È semplicemente un essere immaturo e irrazionale che non ha ancora imparato quale sia il comportamento corretto.

          E tu non sei un cattivo genitore se lui non si comporta bene.

          Tuo figlio non ti interrompe perchè ti sta manipolando

          Cosa succederebbe se invece di raffigurarti tuo figlio come un abile manipolatore che cerca di farti perdere la pazienza, pensassi a lui come a una persona illogica e inesperta, da poco atterrata in questo mondo, che cerca di capire come si fa a comportarsi in modo appropriato?

          E se dessi per scontato che il suo comportamento “scorretto” non è altro che la punta di un iceberg? Ovvero che “sotto” quel comportamento, apparentemente provocatorio e ostinato, ci siano emozioni intense che tuo figlio non è ancora in grado di gestire?

          Quello che voglio dirti è che se vuoi arrabbiarti di meno con tuo figlio, devi sforzarti di interpretare diversamente i suoi comportamenti “sbagliati”. E comprendere che fa del suo meglio con le risorse che ha in “quel” particolare momento.

          Per molto anni, durante l’infanzia, i bambini usano un “metro” diverso dal nostro per valutare cosa sia giusto o sbagliato.

          Il guaio è che spesso sovrastimiamo le loro capacità emotive.

          Provo a farti un esempio.

          È come se tuo figlio avesse tre anni e tu ti arrabbiassi perché non conosce le tabelline. Non ti verrebbe mai in mente di reagire in questo modo!

          È ancora troppo piccolo per afferrare un concetto così complesso. Sai che prima o poi, al momento giusto, le imparerà.

          E allora perché aspettarti che sappia controllare la sua emotività o essere rispettoso o che sia in grado di comportarsi “educatamente”, come quando ti interrompe mentre parli con qualcuno?

          Se non si comporta come “dovrebbe” il motivo è molto semplice: non ha ancora la maturità per farlo. Di conseguenza non ha senso sentirti frustrata/o e perdere la pazienza.

          “Facile a dirsi!”, penserai.

          E hai ragione.

          Essere genitori è un compito ricco di sfide.

          La più grande di queste consiste nel trasformare la nostra mentalità di adulti per guardare il mondo dalla prospettiva dei nostri figli, oltre che dalla nostra.

          Uno grande sforzo, ma necessario per non fraintendere i loro comportamenti e comportarci come i loro peggiori nemici: “E un maleducato! Me lo fa apposta! Mi provoca! Che brutte figure che mi fa fare. Penseranno che non so educarlo!”

          Per evitare che ciò accada, dal 2016 grazie al mio progetto di Scuola Genitori aiuto le mamme e i papà a diventare i genitori di cui hanno bisogno i loro figli.

          • Se vuoi comprendere come funziona tuo figlio nelle varie fasi della sua crescita e sapere cosa fare nel momento in cui manifesta un comportamento “difficile”
          • se desideri passare dall’essere un genitore che perde la pazienza a uno che sa gestire con pacata fermezza i momenti di tensione con tuo figlio
          • se stai cercando il modo giusto per sviluppare la tua autorevolezza e diventare il genitore che ha sempre desiderato essere

          allora contattami e ti aiuterò a capire se la mia Scuola Genitori è la soluzione più adatta a te.

          Compila il form qui sotto e prenota 30 minuti di videocall gratuita con me

        2. Tuo figlio è molto competitivo e non accetta la sconfitta? Ecco cosa fare per aiutarlo a competere in modo sano

          Tuo figlio è molto competitivo e non accetta la sconfitta? Ecco cosa fare per aiutarlo a competere in modo sano

          Matteo e Carla si rivolgono a me per una consulenza.

          Giulia, la loro bambina di 10 anni, da un po’ di tempo a questa parte va in crisi il giorno prima di affrontare una gara di nuoto.

          Sta davvero male.

          Diventa molto tesa, scontrosa, mangia poco e se i genitori provano a incoraggiarla lei comincia a urlare, dicendo che a loro interessa solo che lei vinca.

          Eppure, mi raccontano Matteo e Carla, a Giulia piace molto il nuoto. Va sempre volentieri agli allenamenti. Segue con grande interesse i campionati e non perde neanche una competizione di quelle trasmesse in TV.

          Puntualmente, però, il giorno prima di una gara Giulia si trasforma, si incupisce e Matteo e Carla non sanno cosa fare. Hanno timore che nel dire qualcosa le facciano più male che bene. Così, il più delle volte fanno finta di niente.

          Ma stanno male anche loro, perché non sanno come aiutarla.

          Sono convinti che Giulia sia poco “combattiva” e che dovrebbe tirare fuori tutta la sua grinta. Reagire in questo modo significa tirarsi indietro. 

          “In fondo questo sport è una palestra di vita. È un’esperienza che le servirà anche dopo, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni. Non ti puoi tirare indietro nei momenti difficili, devi cercare di affrontare le situazioni in un altro modo, non con la paura, ma con determinazione!”.

          Forti di questa convinzione e nell’intento di spronarla, dopo l’ultima gara in cui Giulia non ce l’ha fatta a vincere, il papà le ha detto:

          “Peccato Giulia, mancava davvero poco e la vittoria sarebbe stata tua! La prossima volta farai sicuramente meglio”.

          In consulenza Matteo e Carla mi chiedono se hanno fatto bene a dirle queste parole. Erano molto dispiaciuti, ma anche un po’ nervosi, nel vederla delusa per l’esito della gara.

          Vogliono capire se sono loro a mettere troppa pressione su Giulia.

          Forse sarebbe meglio dirle che va bene anche quando commette degli errori?

          Incontro spesso nel mio lavoro con le famiglie genitori in difficoltà di fronte all’eccessiva competitività dei loro figli, o alla loro sproporzionata sofferenza nel momento in cui perdono una partita sportiva, una gara o “banalmente” non riescono a portare a termine un’attività (un disegno, i compiti, il passaggio dalla bicicletta con le rotelle a quella senza…).

          Succede anche a te?

          Sappi che è un’esperienza molto più comune di quello che credi.

          D’altronde, viviamo in una società che attribuisce eccessiva importanza al risultato e al successo a tutti i costi, non c’è spazio per l’errore.

          Sbagliare e perdere sono esperienze connotate negativamente e accompagnate da emozioni molto dolorose di rabbia, vergogna e tristezza, perciò, da evitare in quanto fanno sentire poco apprezzati e mai all’altezza delle situazioni.

          In un clima così competitivo

          non è facile come genitori mantenere il giusto atteggiamento

          per evitare di pressare, o peggio ancora, giudicare i nostri figli di fronte alla sconfitta, magari sminuendo ciò che provano invece di esprimere fiducia nel loro potenziale e insegnargli che gli errori sono un’occasione preziosa per crescere e diventare persone migliori.

          I bambini nascono competitivi o lo diventano?

          Sembra che fin da piccolissimi, alcuni bambini siano particolarmente competitivi, molto più di altri. Quasi fosse un aspetto naturale, innato. 

          “Ci sono riuscito io per primo! Ho vinto io! Sono la più brava della classe!”.

          Forse anche tu hai un figlio che vuole vincere a tutti i costi, nello sport, nel gioco, a scuola (apriti cielo se un compagno prende un voto più bello!), sempre in prima linea quando si tratta di primeggiare, anche nelle cose di minore importanza:

          • deve essere il primo ad arrivare alla macchina
          • il primo a sedersi a tavola
          • il primo a finire la cena
          • il più bravo a giocare ai videogames. 

          Un atteggiamento che spesso rasenta l’arroganza!

          E anche se a volte pensi che questo spirito competitivo lo aiuterà sicuramente a non farsi mettere i piedi in testa quando sarà più grande, in altri momenti quando lo vedi sopraffatto dalla sua ansia da prestazione pensi che la pressione che vive sia inutile e dannosa per la sua autostima e ti chiedi se non sia tu la causa di questo suo malessere.

          “Forse lo sto sopravvalutando? Sono io che lo induco a credere di essere migliore di altri?” “Eppure” mi ha detto un papà recentemente “continuo a ripetergli che l’importante è giocare e divertirsi e non vincere”.

          Se queste sono anche le tue domande troverai in questo articolo le risposte che fanno per te.

          Ma anche dei suggerimenti per aiutare tuo figlio ad accettare che anche se le cose non vanno come ci si aspetta non è la fine del mondo. Si può sempre imparare e migliorare. 

          Contrariamente a quanto abbiamo sempre creduto, i più recenti studi nel campo della neurobiologia e della psicologia ci dicono che nasciamo con una tendenza naturalmente prosociale, cioè, predisposti a entrare in empatia con l’altro.

          Questa naturale predisposizione empatica, però, durante l’infanzia può essere danneggiata e ti spiego subito il perché.

          E’ vero che nasciamo empatici,

          ma veniamo al mondo altrettanto muniti di un potente meccanismo di apprendimento che ci rende capaci di imitare, molto velocemente, i comportamenti degli altri.

          Buoni o cattivi che siano!

          Si tratta proprio di quello che Maria Montessori, con grande lungimiranza, aveva identificato come mente assorbente. Uno straordinario potere di captare e incorporare nella nostra psiche tutti gli elementi dell’ambiente in cui cresciamo e viviamo.

          Il bello come il brutto, l’ordine come il disordine, la lentezza come la fretta, la gentilezza come l’arroganza, la dolcezza come la violenza, lo spirito collaborativo come quello competitivo, l’amore come l’odio.

          Adesso, pensa alla società contemporanea e a quanto la competizione giochi un ruolo sostanziale in quasi tutti gli ambiti della nostra vita, alimentando comportamenti individualistici, aggressivi e competitivi e spingendoci costantemente ad allontanarci dalla nostra natura.

          Oggi, tutto è una gara.

          Lo sport, la scuola, il lavoro (basti pensare a quanto ci si mette in competizione con i colleghi per ottenere una promozione!), l’aspetto fisico (sapevi che è in notevole aumento il fenomeno delle bambine/ragazzine tra gli 8 e i 12 anni in cerca di prodotti per la cura del corpo?), persino con il carattere si fa a gara (dobbiamo essere i più simpatici, i più popolari, i più performanti!)…

          Risultato?

          Un recente report mondiale condotto dal GWI – Global Wellness Institute – su oltre 900.000 ragazzi, ha rivelato che oggi i nostri figli sono stremati dalle pressioni del loro contesto ambientale che tende a promuovere sempre di più l’individualismo e la competitività e non accetta le inevitabili battute d’arresto e gli inciampi legati alla crescita.

          Bambini e ragazzi vivono ossessionati dalla paura di sbagliare e dal desiderio di essere i primi e i migliori.

          A riprova del fatto che un ambiente inadeguato ai loro bisogni di crescita interferisce in modo significativo e negativo sul loro benessere generale.

          Prima di arrivare a un punto di non ritorno è urgente correre ai ripari.

          • Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli a vivere semplicemente la loro vita senza rimanere intrappolati in un perfezionismo irrealistico o nella paura di fallire?
          • È possibile incoraggiare una sana competizione?
          • Quali strategie efficaci possiamo mettere in atto per aiutarli a lottare per il successo in modo positivo ed equilibrato?

          Le risposte a queste domande le troverai proprio in questo articolo. 

          Quando la competizione è sana?

          Che tu sia tra coloro che pensano alla competizione in termini positivi perché potrà fare solo del bene a tuo figlio in quanto lo aiuterà a diventare una persona tenace, oppure faccia parte della schiera dei genitori contrari a qualsiasi forma di competizione perché distruttiva e tossica per lo stress e l’ansia che genera,

          è necessario che tu sappia cosa significa veramente competere.

          Competere deriva dal latino cum – con (insieme) e petere (andare verso). Vuol dire andare insieme, collaborare per raggiungere un obiettivo comune.

          Un significato profondamente diverso da quello più diffuso che ci porta a credere che competere significhi fare di tutto per eliminare l’avversario e poter primeggiare.

          Una credenza, questa, che ha generato molti equivoci, spingendoci a esercitare pressioni ingiustificate sui nostri figli.

          Gli chiediamo di essere i migliori, i più bravi, i più brillanti, in tutti gli ambiti della loro giovane vita. Li sproniamo a inseguire ambizioni esagerate (ma staranno davvero rincorrendo i loro sogni?) e molto spesso ad accelerare le loro tappe di sviluppo, per esempio, quando già a 3-4 anni li avviamo a sport veri e propri, scanditi periodicamente da gare e competizioni.

          Riducendo tutto al risultato.

          Un bisogno tipico del mondo dei grandi e non dei bambini che cominciano a essere interessati alla performance solo verso i 10/11 anni.  

          In ogni caso, che siano piccoli o più grandi, devi sapere che tutta questa pressione a essere sempre perfetti, al top, un gradino sopra gli altri, non favorisce né la prestazione né la relazione.

          Nel primo caso i nostri figli si sentiranno sopraffatti dall’ansia di non riuscire a soddisfare le nostre aspettative, arrivando persino a tirarsi indietro già in partenza e perdendo la voglia di divertirsi in ciò che fanno.

           Nel secondo caso, vivranno con facilità tensione e conflitti nelle relazioni. L’altro, in fondo, è il nemico che deve soccombere ed essere sconfitto. Secondo l’impietosa logica del mors tua vita mea.

          Ma davvero, sono questi i valori a cui vogliamo educare i nostri figli?

          Non mi fraintendere.

          Qualora ti ritrovassi in quanto letto fino a questo momento, sappi che il mio obiettivo non è quello di farti sentire in colpa, ma offrirti un nuovo punto di vista sulla competizione che sia in linea con i veri bisogni di tuo figlio.

          Perciò, tornando a noi…

          In quanto genitori possiamo svolgere un ruolo importante nell’aiutare i nostri figli a competere in modo sano.

          Come?

          Aiutandoli a capire che il loro valore non è legato alla vittoria a tutti i costi.

          Ciò che conta è provare, impegnarsi, divertirsi e soprattutto considerare l’errore, il fallimento, l’ostacolo come opportunità per correggere e migliorare la propria prestazione, acquisire più fiducia in se stessi e diventare resilienti.

          Se vuoi che tuo figlio cresca forte e sereno la cosa migliore che puoi fare è insegnarli ad amare le sfide, a farsi incuriosire dagli sbagli, a essere soddisfatto per lo sforzo fatto e avere voglia di continuare a imparare.

          In merito all’importanza di incoraggiare i nostri figli a familiarizzare con l’errore ne ho parlato in un altro articolo e se vuoi approfondire questo argomento ti invito a leggerlo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/mio-figlio-non-accetta-di-sbagliare-in-che-modo-lapproccio-montessori-puo-aiutare-i-bambini-a-tollerare-lerrore-e-a-crescere-sicuri-di-se/

          3 indicazioni efficaci per promuovere una sana competizione in tuo figlio

          1. Riconosci i segnali di un’eccessiva pressione

          Se ti accorgi che tuo figlio

          • piange spesso
          • non dorme più bene
          • è più nervoso,
          • si lamenta spesso di avere mal di pancia, mal di testa
          • non riesce a toccare cibo prima di un allenamento, una gara, di andare a scuola
          • ha attacchi di panico
          • è più litigioso
          • vive il momento della gara con un livello d’ansia maggiore rispetto alla normale agitazione da “pre-gara”
          • ha reazioni esagerate rispetto alla vittoria e/o alla sconfitta
          • è troppo focalizzato sull’essere il migliore
          • invece di godersi qualsiasi attività è sopraffatto dall’ansia del risultato
          • tende a tirarsi indietro e a rinunciare di fronte a qualsiasi sfida
          allora è molto probabile che la pressione e le aspettative proiettate su di lui siano eccessive e queste sue manifestazioni rappresentino i sintomi di una fatica molto più profonda.

          2. Concentrati sul processo e non sul risultato

          Numerose ricerche dimostrano che i bambini sono in grado di continuare a impegnarsi, nonostante gli insuccessi e i fallimenti, quando ad essere elogiati sono i loro sforzi e non i risultati.

          “Avevi un compito per niente semplice. Sono molto fiero per come ti sei concentrato e lo hai comunque portato a termine”.

          Questo approccio manterrà tuo figlio motivato a migliorare e favorirà in lui una mentalità di crescita, cioè, una mentalità che si focalizza sull’idea che è sempre possibile migliorare e imparare dai propri insuccessi.

          Matteo e Carla, i genitori di cui ti ho raccontato all’inizio di questo articolo, nel percorso che hanno deciso di fare con me, hanno compreso che dire alla loro bambina “Peccato Giulia, mancava davvero poco e la vittoria sarebbe stata tua!” significava inviarle il messaggio che loro erano interessati solo al risultato finale.

          Facendo così un bambino percepisce che deve avere sempre successo. Inoltre, diventerà più incline al panico quando fallirà e si convincerà che farà meglio a non cominciare neanche ciò che richiede sforzo e impegno.

          Grazie al mio aiuto, Matteo e Carla sono riusciti a cambiare il loro sguardo e a comunicare a Giulia che non era tanto importante il risultato, quanto che lei si divertisse, che imparasse cose nuove dello sport che amava così tanto e che avesse degli amici con cui condividere questa esperienza.

          3. Poniti le giuste domande

          Nella relazione con i nostri figli, il rischio di proiettare su di loro ambizioni e aspettative mai realizzate, è molto alto. Proprio per questo risulta spesso difficile comprendere se li stiamo spingendo su una strada che probabilmente non è la loro.

          Certo, è naturale desiderare il meglio per tuo figlio, l’importante è volerlo nel modo giusto.

          Perciò chiediti costantemente:

          •  Cosa mi aspetto da mio figlio?
          • Quanto è importante per me che vinca? Perché?
          • Sto incoraggiando i suoi o i miei interessi?
          • Ciò che gli chiedo è in linea con le sue capacità e le sue reali inclinazioni? O lo sto forzando ad essere ciò che non vuole essere?
          Tuo figlio ha bisogno di sentirsi amato in modo incondizionato, in qualunque situazione e indipendentemente dai risultati che ottiene.
          Senza se e senza ma.

          Altrimenti crederà di non “meritare” il tuo amore, percepirà di non essere all’altezza dei “tuoi” sogni. E per paura di perdere la tua “considerazione”, tenderà a compiacerti, anche a costo di provare forte ansia e stress.

          Educa tuo figlio a una sana competizione

          La vita è costellata da delusioni e battute d’arresto.

          Non solo per noi grandi.

          Anche i nostri figli ne fanno esperienza.

          E’ importante che li educhiamo a saper correre dei rischi, a non voler vincere a tutti i costi, a rialzarsi dopo un fallimento, a imparare dagli errori, a riprovarci. A dare la priorità allo star bene con se stessi e con le persone che amano.

          Solo in questo modo si sentiranno incoraggiati a dare il meglio di sé e a competere con fiducia. Fiducia non nel fatto che riusciranno ad essere i primi, ma che qualunque sia il risultato, avranno imparato qualcosa, si saranno divertiti (senza la necessità di battere qualcuno!) e non avranno “perso” il nostro amore.

          “Chi sa di essere amato a prescindere dai propri risultati spesso ne ottiene di sorprendenti: essere accettati senza se e senza ma contribuisce a sviluppare una sana sicurezza di sé, la sensazione che non c’è nulla di minaccioso nel correre qualche rischio per intraprendere qualcosa di nuovo. È dal profondo appagamento che scaturisce il coraggio di osare”. A. Kohn

          • Cosa stai insegnando a tuo figlio riguardo l’importanza di riuscire bene nelle attività che svolge?
          • Come reagisci di fronte a un suo successo o a un insuccesso?
          • E come risponde tuo figlio alle tue reazioni?

          Misura i tuoi gesti, le tue motivazioni. Chiediti se è possibile che tu stia forzando la mano.

          Ricorda che tuo figlio non ha bisogno di pressioni, ma di trovare in te una guida amorevole e premurosa, incoraggiamento, fiducia nelle sue capacità, aiuto quando necessario (è proprio nel momento in cui fallisce e si sente sbagliato che ha più bisogno del tuo amore e non della tua delusione!).

          Se ti trovi in difficoltà di fronte al bisogno smodato di tuo figlio di vincere ad ogni costo, non esitare a contattarmi.

          Prima che la situazione posso sfuggirti di mano o trasformarsi in una fatica più profonda e difficile da gestire, posso guidarti a trovare la chiave di volta per consentire a tuo figlio di competere in modo sano.  

          Da più di 20 anni aiuto le mamme e i papà a svolgere in modo efficace il loro compito educativo, ad andare nella direzione giusta, nonostante gli inevitabili errori e le fatiche che l’essere genitori comporta.

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        3. Che danni provocano cellulare, tablet e televisione ai bambini? Più di quelli che pensi! Come, quando e quanto usarli: guida pratica di una pedagogista montessoriana

          Che danni provocano cellulare, tablet e televisione ai bambini? Più di quelli che pensi! Come, quando e quanto usarli: guida pratica di una pedagogista montessoriana

          Isabella è la mamma di Francesco, un bambino di 3 anni. Si dichiara contraria a far vedere a suo figlio troppa TV e soprattutto a fargli usare il cellulare per giocare. 

          Francesco può guardare “solo” un’oretta di cartoni al mattino e una la sera. Ma nel momento in cui si esaurisce il tempo stabilito, il bambino inizia a piagnucolare, fino ad arrivare a vere e proprie crisi di rabbia come se, spegnendo la TV, il cervello gli andasse in tilt!

          A questo si aggiunge il fatto che il papà di Francesco, nel poco tempo che ha per stare con suo figlio, gli concede altra TV e gli lascia guardare, insieme a lui, Fb e Instagram. 

          Le preoccupazioni di Isabella, che forse hai provato anche tu, sono diverse: 

          • Che contenuti arriva a vedere mio figlio?
          • Tutto quel tempo davanti agli schermi gli danneggia il cervello?
          • Peggiora il nostro rapporto e la sua capacità di interagire con gli altri?
          • In più, da qualche tempo, mi sembra più nervoso, prepotente e ha molti incubi… è forse colpa del maledetto schermo? 
          Non preoccuparti, siete tutti genitori normali. 

          Ascolto quotidianamente i racconti di mamme e papà che mi portano in consulenza o nei percorsi di Scuola Genitori tutta una serie di preoccupazioni relative ai comportamenti faticosi dei loro figli, emersi in concomitanza con l’utilizzo (poco o tanto che sia!) dei device.

          È un argomento che mi sta molto a cuore perché sono a conoscenza di quanto sia concreto il pericolo in cui incorrono bambini e ragazzi a causa di un uso smodato e inappropriato dei dispositivi digitali e di quanto sia urgente che i genitori ne diventino consapevoli. 

          Ecco perché ho scritto questo articolo. 

          Come ti ripeto spesso, essere genitori è un compito complesso e ricco di sfide e nei tempi moderni sembra sempre più difficile. 

          Per avere una risposta alla domanda: 

          “I tablet fanno male ai bambini?” 

          dovresti leggere libri, vedere documentari, partecipare a seminari.

          Sei un genitore, non hai tutto questo tempo, ma il mio lavoro di pedagogista e divulgatrice è proprio questo: studiare per te. 

          Non troverai opinioni nelle prossime righe, troverai la risposta scientifica a questa domanda e a molte altre sul tema, e una guida pratica su come comportarti. 

          Tablet, Pc e smartphone fanno parte della nostra vita è inutile negarlo, ma come impattano quella dei bambini?

          Per la SIP – Società Italiana di Pediatria – il 30% delle mamme e dei papà utilizza gli schermi per gestire i momenti critici con i propri figli già nel primo anno di vita e nel secondo anno lo fa il 70% dei genitori. In un periodo della vita dei bambini in cui il tempo trascorso davanti agli schermi dovrebbe essere pari a zero.

          Inoltre, recenti ricerche svolte in ambito internazionale riportano che l’80% dei bambini dai 3 ai 5 anni è capace di usare lo smartphone dei genitori e l’84% dei bambini sotto gli 8 anni utilizza uno schermo fin dalla prima infanzia.

          Dati decisamente inquietanti.

          Soprattutto considerando che la gran parte degli adulti non è consapevole delle correlazioni tra l’utilizzo degli schermi e le conseguenze sulle capacità cognitive, emotive e relazionali di bambini e ragazzi.

          Forse sarà capitato anche a te. 

          Siete al ristorante e tuo figlio continua ad alzarsi dal tavolo e a scorrazzare per il locale, la sera fa sempre storie perché non vuole andare a dormire, siete in fila al supermercato e comincia a piangere per la stanchezza… 

          Alla disperata ricerca di una soluzione gli passi lo smartphone. Improvvisamente sei riuscita/o ad ottenere almeno 20 minuti di tranquillità.

          È normale, nessuno ti giudica o pensa che tu sia un cattivo genitore, anche se magari sei proprio tu ad accusarti di questa cosa, ma sei stanco, sei stressato, è più che lecito volere 20 minuti di pace. 

          Il problema è che non sai che a fronte della tranquillità raggiunta c’è un prezzo molto alto da pagare. 

          Innanzitutto dopo la prima volta che ti sarai reso conto dell’effetto calmante immediato che hanno un cellulare, un tablet, la TV, su tuo figlio, sarà molto più facile le volte dopo cedere alla tentazione di utilizzare i device come pacificatori. 

          Vuoi mettere? 

          Niente è nessuno ha questo potere magico di tranquillizzare il tuo bambino in così breve tempo! 

          Purtroppo, come recenti studi confermano, questa abitudine nel tempo rischia seriamente di ritorcersi contro il suo sviluppo, compromettendo seriamente la sua capacità di regolare le emozioni.

          Mi spiego meglio. 

          I danni concreti dei device

          L’infanzia è un periodo della vita i cui i bambini sperimentano un’ampia gamma di emozioni intense come rabbia, tristezza, frustrazione. Basta poco per innervosirsi:

          • dover andare via da casa di un amico
          • non poter mangiar un altro biscotto
          • un gioco che si rompe
          • un brutto voto a scuola
          • sentirsi annoiati…

          I bambini a cui viene consegnato un cellulare quando stanno per esplodere in una crisi di pianto o di rabbia, lasciandosi andare a reazioni spropositate, tenderanno in futuro ad avere più difficoltà nel gestire le emozioni intense. Non saranno “attrezzati” per controllarle.

          Ma è nell’infanzia che si pongono le basi per la costruzione di una mente forte.  

          Dopo è troppo tardi!

          Sviluppare l’abilità di regolare e governare i propri stati d’animo è un insegnamento prezioso per tuo figlio. Se saprai aiutarlo ad acquisire questa competenza, si troverà preparato a tollerare le delusioni e gli insuccessi che inevitabilmente incontrerà nella vita e crescerà fiducioso nelle sue capacità.

          In poche parole: la frustrazione non va evitata, anche se costa fatica affrontarla, altrimenti tuo figlio non imparerà mai a farci fronte. (se vuoi approfondire il tema della frustrazione vai a questo articolo https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/provi-frustrazione-e-ti-senti-un-pessimo-genitore-quando-tuo-figlio-si-arrabbia-perche-gli-dici-di-no-e-assolutamente-normale/

          Quando, invece, lo distrai mettendolo davanti a un qualsiasi device perché si calmi e non “faccia i capricci”, gli togli l’opportunità di “allenarsi” emotivamente, rischiando ben presto che soffra di disturbi d’ansia e manifesti comportamenti aggressivi.  

          Per non parlare degli effetti negativi che l’esposizione precoce e l’uso eccessivo di smartphone, tablet e simili hanno: 

          • sulla fisiologia del sonno 
          • sulla concentrazione che si riduce drasticamente
          • nella sfera del linguaggio 
          • sulla capacità di lettura 
          • sulla socialità
          • persino sulla memoria procedurale, quella che ci permette di compiere azioni in automatico come allacciarsi le scarpe o usare gli oggetti.  
          Inoltre, dato che i dispositivi digitali generano una gratificazione immediata in quanto stimolano il rilascio di dopamina, tuo figlio ne diventerà dipendente. (Ecco spiegato il motivo per cui, tolto il device, va in crisi!).
          Questo è il terribile circolo vizioso a cui andrete incontro:
          • lo schermo agirà da “anestetizzante”, impedirà cioè a tuo figlio di “sentire” le sue emozioni che verranno bypassate dall’effetto calmante del cellulare, del tablet, della TV 
          • di volta in volta richiederà di passare sempre più tempo sui dispostivi perché, oltre a esserne diventato dipendente, avrà imparato a fare riferimento a questi oggetti per tenere sotto controllo le sue crisi emotive 
          • per tenere a bada le sue reazioni sarai costretto a proporgli sempre di più il suo “ciuccio” digitale, sottraendoti al tuo ruolo genitoriale di “allenatore emotivo” e di ancora in mezzo alle sue tempeste emotive. 
          Cosa ne sarà di lui quando si troverà ad affrontare l’età incerta, turbolenta e a tratti rischiosa dell’adolescenza?

          È probabile che quello che hai letto fin qui possa averti sollevato qualche ricordo di situazioni vissute a casa. Non ho scritto questo articolo per innescare in te il senso di colpa o farti sentire un cattivo genitore.

          Non lo sei, è un lavoro difficile e nessuno si preoccupa di noi genitori. 

          Non preoccuparti, perciò, se qualche volta ti capita di lasciare tuo figlio davanti alla TV o di fargli vedere un video su Youtube mentre prepari da mangiare, e non hai altre alternative.

          Non sei un pessimo genitore! Sei umano!

          Il mio intento è farti comprendere quali rischi corre tuo figlio nel momento in cui entra molto presto in contatto con i dispositivi digitali, fruendo dei loro contenuti passivamente, in modo continuativo e senza la tua mediazione.

          Eccoci arrivati alla nostra guida “pratica

          1. Niente schermi prima dei due anni e successivamente regole chiare di utilizzo

          Secondo la SIP – Società Italiana di Pediatria – prima dei 2 anni di età l’esposizione agli schermi è assolutamente da evitare. Tra i 2 e i 5 anni è consigliabile solo un’ora al giorno e fino agli 8 anni non bisogna superare le due ore.

          Forse ti hanno fatto credere che i bambini di oggi, essendo immersi fin dalla nascita in un ambiente caratterizzato dalla presenza delle tecnologie, diventino automaticamente “competenti” nel maneggiare i dispositivi digitali, tanto da arrivare a considerarli “nativi digitali”. 

          Si tratta di una grossa bugia. 

          Il fatto che tuo figlio (piccolo o grande che sia) abbia una confidenza con gli schermi che sembra innata non significa che li sappia usare veramente, che sia capace, per esempio, di non diventarne dipendente.

          Quella che spesso viene spacciata per “competenza” è appunto solo una “confidenza” nell’utilizzare strumenti molto intuitivi.

          Perché questa confidenza si trasformi in competenza è necessario che all’intuito un bambino unisca il ragionamento, per esempio, comprendendo le conseguenze delle sue azioni. Si tratta di un’abilità che è immatura alla nascita e inizia a svilupparsi nella prima infanzia e negli anni successivi.

          I bambini appena nati di oggi sono in realtà antichi, frutto di un’evoluzione lunghissima. Noi siamo nativi animali e i bambini di oggi hanno un cervello identico a quello dei loro progenitori di centomila anni fa”. Raniero Regni

          2. Monitora i contenuti

          Come genitori abbiamo la responsabilità di proteggere la vita dei nostri bambini, mettendoli al riparo dai pericoli. Non solo fisici.

          Nel caso dell’esposizione agli schermi spesso non abbiamo idea di quanto questi oggetti tecnologici espongano i nostri figli al rischio continuo di considerare vere le varie finzioni della pubblicità (inventate ovviamente per vendere!), di assorbire senza filtri volgarità di ogni tipo, di sviluppare fobie e paure irrazionali o addirittura assuefarsi e desensibilizzarsi rispetto a contenuti spaventosi, estremamente violenti che non fanno altro che impadronirsi della mente infantile. 

          Come ho già scritto in un altro articolo – https://maccom-danielascandurra.rrulb.com/7-suggerimenti-per-affrontare-le-paure-dei-tuoi-figli/-, in modo particolare per i primi 5/6 anni circa la mente di un bambino è ancora immatura per poter distinguere la finzione dalla realtà. Far vedere sugli schermi (ma anche raccontare!) storie eccessivamente fantastiche o spaventose, non è cosa buona, può addirittura risultare dannoso, in quanto si fa leva sulla “credulità”, caratteristica delle menti immature. 

          Perciò, quello che tu come adulto riesci a guardare con occhio distaccato, tuo figlio lo assorbirà senza filtri, in modo acritico.

          Potrai accorgertene nell’immediato perché farà fatica ad addormentarsi, avrà un sonno agitato, diventerà particolarmente pauroso, irritabile, non vorrà rimanere da solo a casa, temerà che qualcuno gli faccia del male. Ne rimarrà traumatizzato. 

          Purtroppo le conseguenze connesse alla visione di contenuti inappropriati li constaterai anche a lungo termine.

          Nel tempo, avendo nutrito la sua mente di una realtà virtuale e quindi inesistente, tuo figlio rischierà di costruirsi un senso alterato della realtà che indebolirà, inevitabilmente, la sua personalità.

          Maria Montessori più di cento anni fa e le Neuroscienze oggi, ci confermano che il cervello del bambino viene plasmato in maniera significativa dalle esperienze che vive, si modella addirittura in base a queste. Che grande responsabilità per noi adulti!

          Ricorda: il tuo compito come genitore è quello di proteggere tuo figlio, valutando e selezionando con grande cura e attenzione ciò che è appropriato a lui per la sua età e per la sua sensibilità. 

          Ecco perché non dovresti mai lasciare che tuo figlio utilizzi i dispositivi in autonomia o in modo isolato. 

          Almeno, ci raccomandano gli esperti, fino alla preadolescenza! 

          Si hai letto bene! Anche un preadolescente spesso non è ancora in grado di definire da solo cosa sia meglio per lui. 

          3. Poni dei limiti di tempo

          Non esitare a limitare il più possibile i tempi di utilizzo dei vari device

          Le indicazioni degli esperti sono molto chiare come ti ho già spiegato nel primo punto.

          Per facilitarti questo compito puoi fare ricorso a una clessidra o utilizzare il preavviso quando, per esempio, tuo figlio guarda un cartone o gioca con un videogame: cinque, dieci minuti prima di spegnere ricordagli che il tempo sta per scadere. 

          In ogni caso è indispensabile stabilire a priori regole chiare e precise.

          E soprattutto metti in conto la sua “protesta” (anche se non è più piccolo!) nel momento in cui dovrà “staccare la spina”. O la sua richiesta insistente di prolungare il tempo: “Dai mamma, dai papà, ancora 5 minuti!”.

          Non cedere alla tentazione di contrattare proponendo, per esempio, un premio o al contrario una punizione se tuo figlio non farà come dici tu. 

          Ricorda che sei tu l’adulto della situazione. Sei la sua mamma, sei il suo papà, non ti serve la sua approvazione per sentirti un buon genitore. Rimani fermo e coerente nella regola data.

          Col tempo tuo figlio interiorizzerà e farà sua quella regola, comprendendola e rispettandola.

          4. Alterna le esperienze

          Non lasciare che il tablet, il cellulare, la TV sostituiscano interamente altre esperienze che tuo figlio ha necessità di fare.

          Almeno nei primi 6 anni della loro vita, i bambini non avrebbero bisogno di video schermi, di essere catapultati in realtà virtuali. In questo periodo è solo incrementando la loro attività concreta, che hanno l’opportunità di sviluppare le proprie risorse neuronali. 

          Sappi che per molto tempo l’ambiente familiare è estremamente affascinante per i bambini; desiderano partecipare ed essere coinvolti in tutto ciò che si svolge all’interno di esso.

          Puoi farti aiutare ad annaffiare le piante, apparecchiare la tavola, cucinare, caricare il bucato in lavatrice, preparare una buona merenda. 

          Tutte attività che consolidano concentrazione e perseveranza.

          Esperienze attraverso cui i bambini hanno l’opportunità di esprimere e incanalare al meglio la loro forza psichica, di raccogliere attraverso i sensi, dall’ambiente, informazioni su tutto ciò che sta attorno a loro e di maturare, attraverso il piacere racchiuso in questi piccoli gesti quotidiani, quel senso di ammirazione per la vita che nessun programma televisivo, nessun videogioco può sostituire!

          E poi… qualsiasi età abbia tuo figlio, parlate, conversate, leggete e raccontatevi reciprocamente storie, ballate, cantate, trascorrete del tempo all’aperto.

          Non chiudere tutto dentro un contenitore tecnologico.

          Offri il più possibile a tuo figlio occasioni di relazione nella vita reale, perché è questo il vero fattore di protezione del suo percorso di crescita. Al contrario, i dispositivi digitali rappresentano un potenziale fattore di rischio.

          5. Sii di esempio

          Fai molta attenzione a dare il buon esempio, facendo buon uso dei dispositivi.

          Sapevi che nella misura in cui tu li utilizzi è possibile prevedere quali saranno le abitudini mediatiche di tuo figlio?

          Se ti vede continuamente connesso al pc, al tablet, al cellulare, sarà inevitabile che proverà a fare lo stesso.

          • Quando sei a casa, passi da una stanza all’altra portando sempre con te il cellulare?
          • Ti addormenti guardando la TV o il tablet?
          • Hai l’abitudine di lasciare la TV accesa come sottofondo?
          • Guardi il cellulare mentre tuo figlio ti sta parlando?
          • Sei distratto dalle continue notifiche che arrivano sul telefono?  

          Non dimenticare che tuo figlio ti guarda, ti osserva, assorbe dai tuoi comportamenti molto di più che da ciò che gli insegni o gli proibisci.

          Genitori consapevoli

          Cara mamma, caro papà, non voglio essere fraintesa.

          La mia intenzione non è quella di demonizzare le nuove tecnologie. So molto bene quanto usate bene possano rappresentare una preziosa risorsa. Non solo per noi adulti.

          Il problema non sono dispositivi digitali in sé, ma l’uso che ne facciamo nella relazione con i nostri figli.

          È necessario, perciò, assumere un atteggiamento consapevole, porsi le giuste domande su come utilizzarli e per quale scopo e soprattutto non aspettare che i nostri figli abbiano 12, 13 anni per chiedersi quali possano essere i possibili rischi. Potrebbe essere già troppo tardi.

          Tante abitudini si saranno radicate e l’esperienza con i dispositivi e la fruizione dei loro contenuti avranno già lasciato il loro segno.

          Sono profondamente convinta che in un’epoca come la nostra, in cui le nuove tecnologie ci assorbono molto tempo in quanto sono diventate parte integrante della nostra vita, esserci per i nostri figli, non solo fisicamente ma anche con la testa e con il cuore, potrebbe rivelarsi un compito davvero arduo. 

          La distrazione è a portata di mano!

          Ci siamo talmente abituati alla continua presenza dei device nella nostra quotidianità che se la persona con cui stiamo parlando continua a guardare il cellulare non ci facciamo più caso.

          Se però questa pervasività si inserisce nella relazione con i nostri figli la questione si fa molto seria, perché il benessere di bambini e ragazzi dipende in primis dall’attenzione e dal tempo che dedichiamo a loro, da quanto riusciamo a garantire una presenza di qualità con continuità.

          Senza ripetute interruzioni (per esempio per rispondere al telefono, a una mail importante, per rilassarci scrollando fb e instagram mentre siamo vicini a loro “solo” fisicamente).

          L’utilizzo dei telefoni, tablet e via dicendo è uno dei mille argomenti su cui i genitori mi chiedono aiuto, uno di quelli che mi sta più a cuore, molto onestamente, perché tanto trascurato e sottovalutato, ma comunque uno dei tanti. 

          Su questo Blog mi occupo di divulgazione pedagogica ed è una parte del mio lavoro che amo e che trovo super preziosa, ma è solo la punta dell’iceberg.

          Quello che fa la differenza non è leggere un singolo articolo online, ma avere degli strumenti chiari che ci guidino come genitori nella vita di tutti i giorni. 

          Per darli ai genitori in questo periodo così complesso, in cui essere genitore è sempre più difficile, sembra essere sottoposto sempre più a giudizio e avere sempre minore importanza, ho creato dei percorsi specifici. 

          Un programma consulenziale in cui guido i genitori nella scoperta di loro stessi nel loro ruolo e dei propri bambini e una vera e propria scuola dove condivido tutto ciò che ho imparato in più di 25 anni di esperienza come pedagogista, insegnante e mamma. 

          Se ti interessa imparare di più su tuo figlio e avere sempre gli strumenti per gestire al meglio il vostro rapporto, vai al form qui sotto e lascia i tuoi dati

          Ti contatterò per un confronto sulle tue necessità in una chiamata completamente senza impegno. 

          Grazie di aver letto questo articolo, sono i genitori come te che si informano che mi rendono orgogliosa di fare il mio lavoro